Punk kitchen

Punk eating apple, Michael Jang

Da brava downshifter stamattina mi sono alzata presto (e a fatica…) e sono andata col fidanzato a fare la spesa. Abbiamo anche il carrellino, sì quello che usano le sciure, rosso scozzese con ruote incazzate da king of the road.

Da brava manager s-fashionista sfoggiavo:

occhiali verdi leopardati giganti  (6.99€, H&M), calzamaglie grigie (20€, Calzedonia), maglietta nera oversize (non ricordo ma pochi pochi €, H&M), anfibi vintage con punta in ferro appartenuti ad un ex fidanzato dell’università (tante milalire negli anni novanta, Cult), piumino corto stile impero verde petrolio lucido (60 €, marca tale sconosciuta “Cindy”).

Come alieni ci aggiriamo per le corsie del Simply, comprando addirittura una spianatoia e una teglia per muffin. Abbiamo ancora le cispe da sonno negli occhi. Sulla via del ritorno commentiamo che il sabato mattina il supermercato è un’esperienza da attacco epilettico. E che il carrellino va alla grande anche sul fango del parco finto davanti casa.

In ascensore litighiamo sulla ricetta da seguire: quella di Sonia di Giallozafferano oppure quella delle Sorelle Simili? Quella di mia madre o quella della sua? È solo l’inizio di un lungo attacco di panico culinario. Leggi il seguito di questo post »

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LaStancaSylvie is not dead

Not dead, hyperboleandahalf.blogspot.com

Un po’ come il punk, e altrettanto stropicciata. Beh, non vi racconterò 2 mesi interi in un post, ma qualche highlight ve lo meritate davvero.

Come vi dicevo ho dovuto licenziare la metà dei miei collaboratori. Impossibile evitarlo, l’azienda ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Però ne ho salvato uno, che mi odia comunque perché pensa che tutto ciò che accade là dentro sia frutto del mio libero arbitrio, visto che sono il suo referente.

Ho chiesto più soldi, tanto per parlare l’unica lingua che l’azienda capisce e tanto per avere l’unica gratificazione che l’azienda può essere in grado di darmi. Li ho chiesti perché fare il boia ha il suo peso e perché il progetto a cui dovrò lavorare non è quello per cui avevo lasciato il mio vecchio posto. No, non lo ritengo immorale (chiedere più soldi per licenziare), e mettetemi pure al muro.

Se non mi danno più soldi, inoltrerò alle RU una mail che loro stessi mi avevano scritto e in cui si dicevano molte cose che non si sono mai concretizzate. Pure menzogne. Quindi sì, nel mio piccolo li ricatterò.

Sto cercando, seriamente e attraverso ogni mezzo conosciuto, un nuovo lavoro che abbia a che fare con la scrittura. Non ho intenzione di perdere la speranza, non ho intenzione di mollare. Leggi il seguito di questo post »