Ciambellone Emotivo (o alla downshifting)

Mariarosa Bertolini

Questa mattina mi sono svegliata prestissimo. Fa freddo, è ancora buio e io avrei tanta voglia di fare una cosa d’altri tempi.

Nel silenzio della mia cucinetta, col sole che ferisce gli spazi degli scuri di legno alla finestra, vorrei cucinare per poter nutrire delle persone che amo. Cucinare una cosa semplice, morbida, pronta per il momento in cui la casa si animerà di voci e presenze concrete.

L’ho mangiato per una vita, inzuppato nel latte la mattina prima di andare a scuola. Per me non è solo un dolce, è un ricordo, il sapore di tanti anni. È il vento pungente delle colline da dove vengo, la voce di un’insegnante, la soddisfazione di un’equazione risolta, i pomeriggi liberi passati in piazzetta. La pallavolo, la sala giochi, l’odore di casa.

Prepararlo è come calarmi nella donna che non sarò mai, quella che pensa a far crescere, a scaldare gli altri, qualcuno che con la semplicità e la naturalezza ha sconfitto il tempo e la paura, qualcuno che lo faccia per un’esistenza intera.

Bisogna cucinarlo in vestaglia, assolutamente spettinati, con lentezza (che tanto la ricetta è veloce) e in silenzio, ascoltando i rumori della casa che si sveglia. Avete presente l’aristocraticona Csaba? Ecco, l’esatto negativo, il contrario, l’opposto, l’inverso. Senza palo nel culo, insomma.

Ciambellone Emotivo 

Ingredienti

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Like a Prayer

Madonna, E. Munch

L’ho detto tante volte. LaStancaSylvie non è una super downshifter, una che scala la marcia in modo organico e programmatico. LaStancaSylvie non è sicura di quasi niente, ma una cosa l’ha capita. Il suo downshifting è un moto interiore, è un imparare a distinguere ciò che veramente fa la differenza, è una rieducazione all’essere umano. Ciò che segue, è un passo obbligato verso la libertà.

Ringrazio mia madre

per essere una mamma anticonvenzionale,

per avere tentato di insegnarmi

che non si vive per paura,

ma per amore, e fede umana;

la ringrazio

per non essersi mai vergognata,

degli occhi lucidi,

della solitudine

e della semplicità.

Ringrazio mia madre

per non essere un ventre tenero

da cui tornare,

per non saper cucinare;

la ringrazio

per avere, in ogni momento,

la forza di ridere a bocca aperta

e dimenticare tutto,

per avere sempre capito

che è nell’attimo il potere del tuo governo.

Ringrazio mia madre

per avere lavorato onestamente ogni festivo della sua vita,

per avere fatto le vacanze durante le pause caffè,

ed essersele godute come mari

e oceani al tramonto;

la ringrazio

per avermi ripetuto ogni giorno

al telefono, prima della scuola:

Ciao amore, vai e divertiti!

Ringrazio mia madre

per non avermi mai voluto sistemare,

preconfezionare,

ma per essersi preoccupata solo

che io fossi capace di sentirmi felice,

un giorno;

la ringrazio

per essere stata indulgente

con se stessa e con tutti,

per avere accolto, dato

e quasi mai preso,

sempre perdonato.

Ringrazio mia madre

per essere un’entità fluida

e in divenire

per non essere lineare,

a volte sghemba

e piena di zig zag;

la ringrazio

per non avere imposto regole

e per averne infrante tante,

col suo sguardo acquoso

e la gioia insostenibile delle sue braccia.

Ringrazio mia madre

per avere sbagliato

esattamente ciò che ha sbagliato

e non essersi accecata per questo,

per aver visto sempre

la vita ovunque

e non aver temuto

di sceglierla, ogni volta.

Ringrazio mia madre

per non essere elegante,

ma sfacciata e divertente

per non essere colta,

ma profonda, intelligente.

La ringrazio

per aver fatto sfoggio di difetti,

per avermi sempre spinto

sull’orlo immaginifico

dei miei squisiti sogni;

per essere tenera

e sicura,

per non avere una perfetta dentatura.

Ringrazio, Infine, Mia Madre

– perché potrei andare avanti mille pagine,

ma la carta è finita –

per non avere mai percorso

la strada più facile:

per avermi

– tenuto –

e accompagnato,

per non avere pensato

– da quella notte –

più a sé,

ma solo a Noi.


Ricerche di marketing a NoNothing Inc.: come farci prendere per il culo

Woman emerging from television, Erik Dreyer

Abbiamo proposto a ClienteX una ricerca di mercato a supporto del suo nuovo prodotto che ci ha chiesto di comunicare. Il prodotto è un gioco in rete per preadolescenti (target tween) e quello che il nostro marketing ha in mente è di rassicurare i genitori circa l’utilizzo di internet da parte dei ragazzini, pardon, da parte del target (avete fatto caso che la terminologia di marketing usa termini legati all’ambito semantico della guerra?) tween.

Cosa di meglio di una bella ricerca da migliaia e migliaia di euro sul rapporto fra il web e i ragazzin-, pardon e il target tween?

Abbiamo fatto ieri una riunione con ClienteX e la società che si occuperà della ricerca, vado per punti:

  • i bambin-, pardon, il target tween sarà rappresentato da 10 elementi
  • a tutti è più che chiaro che 10 elementi non sono rappresentativi, ma per nessuno è un problema, quando metteremo nel sito i risultati della ricerca questa informazione verrà… insabbiata o gonfiata

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Il Primo maggio e la piccola Sylvie

Il Quarto Stato, MissArianna, deviantart.com

Il Quarto Stato (ecco quello vero…) di Pellizza da Volpedo era l’unico quadro, senza vetro sul davanti e malamente appeso, presente in casa di mia zia F., dove ho passato metà della mia infanzia. Aveva una cornice di finto legno marrone molto lasca, e fra la cornice e la stampa de Il Quarto Stato i miei cugini avevano messo delle monete (straniere o fuori corso, le vecchissime lire) e due cartoline, anzi, LE cartoline: Riccione by night, quella tutta nera, e Saluti da Rimini, quella col culo di una bella tipa da spiaggia in primissimo piano.

Mio zio L. aveva tre passioni: la politica, la caccia e le bocce. Una mattina d’estate arrivò a casa con un cucciolo da caccia, bellissimo, carissimo. La sera andò, come sempre, a giocare al circolo. Perse e, siccome si era giocato il nome del cane, gli toccò chiamarlo Benito. Era infuriato ma non avrebbe mai, e dico mai, potuto non rispettare la parola data per una scommessa. Non riuscì ad andare d’accordo con quel cane, che peraltro non nominava mai. Al massimo gli fischiava, quasi sempre senza successo. Si stavano reciprocamente antipatici, tanto che un giorno l’Innominabile sparì e nessuno chiese allo zio L. che fine avesse fatto.

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Ho visto PollyCanna piangere

Bimba piangente

Bimba piangente

Ero con NuovaRedattrice, che pare avere capito la lezione anche se mi odia, quando mi chiama PollyCanna al cellulare con la solita aria perentoria e distratta allo stesso tempo:

PollyCanna: Vieni su da me, subito.

LaStancaSylvie: Eccomi. (Un tempo avrei chiesto di poter arrivare qualche minuto più tardi visto che stavo finendo qualcosa con una persona, ma ora non ci provo nemmeno più, mollo tutto senza spiegazioni, abbandono NuovaRedattrice col suo rancore represso al desk e salgo).

PollyCanna è tutto-normale-come-al-solito: piega e colpi di sole fatti, diciamo da una settimana, unghie perfette nelle nuove nuanches Chanel autunno inverno, borsa Prada sulla scrivania, caos di riviste di moda italiane ed estere, nessuna rivista di settore, immancabile BlackBerry Bold 9700 fra le mani. Nulla lasciava presagire quello che di lì a pochi minuti sarebbe successo. Leggi il seguito di questo post »


Donne e lavoro in azienda: se non ora quando?

 

Woman

Oggi LaStancaSylvie va in manifestazione, nel suo cassetto di post non ancora  scritti ne giace uno sulle donne e il lavoro in azienda, è bene tirarlo fuori, se non ora quando?

Vado, come piace tanto a me, per punti, senza filosofeggiare, ma snocciolando fatti che vengono dalla mia esperienza personale nelle tre aziendone dove ho prestato servigio:

  • le donne popolano numerosissime gli organigrammi, ho sempre avuto molte più colleghe che colleghi, ho anche avuto, ed ho, dei capi donna ma… attenzione! il VERO CAPO, il direttore generale, l’amministratore delegato, beh, è sempre maschio
  • a NoNothing Inc., prendiamo ad esempio la business unit più piccola, sono 15 donne  e 7 uomini: il capo e il vice sono uomini, i loro diretti riporti sono invece donne, e sono più che sicura che se al direttore generale venisse un colpo non promuoverebbero la donna che gerarchicamente gli sta immediatamente sotto, eh no! Prenderebbero prima un consulente e un cacciatore di teste, li strapagherebbero e poi, dopo aver speso una marea di soldi, o assumerebbero il consulente oppure un super raccomandato dall’alta dirigenza (sempre uomo) Leggi il seguito di questo post »

Flop

 

Girl with green scarf, dilkabear, flickr

La mia è una finestrina piccolissima in un cortile vecchia Milano. Una lucciolina flebile in questa mattina fumosa, nevosa. Fa freddo, e io sbircio fuori solo per vedere il vapore uscire dalla mia bocca. Come da piccola. Mi sembrava una magia. Adoravo andare a scuola, anche con la neve, avrei aspettato tutto il tempo solo per poi uscire e slittare sulle buste di plastica giù per la discesa.

Stamattina nevica dalla mia finestrina. Gli studenti manifestano, mentre io andrò a lavoro da brava soldatina per continuare ad oliare un sistema che non capisco. Niente slittate, tutto come se la neve non esistesse, come se il mondo esterno non ci fosse. Sono un dente minuscolo di una piccola rotella in un enorme ingranaggio. Leggi il seguito di questo post »