La Sonar Sylvie

Alva Noto Performing at Sonar, i.max, Flickr.com

Beh. Beh. Diciamo che in fin dei conti le buone impiegate a quest’ora sono in ufficio. Quelle cattive invece stanno per fare il check in per Barcellona. E stanno anche per ballare al Sonar da domani a domenica mattina.

Buoni revised budget a tutti!!

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I sogni e i soldi

Le vecchie 500 lire, trovato in rete

Eh sì, perché poi non c’è mica tanto da filosofeggiare. Sanguemerda, sogni e soldi. Tutto qua. Tutto quaaaa?????? Ok, ok, sì. Mi spiego meglio, o meglio, mi spiego.

Ieri sera sono venuti a cena due cari amici, lui è un mio ex collega che non trova un lavoro più o meno stabile da circa un anno e mezzo. Nella nostra vecchia azienda era uno molto promettente, ma con un carattere difficile, non disposto a molti compromessi, una testa discretamente calda, in tutti i sensi. Alla prima crisi la mia ex azienda si è liberata di tutti i personaggi più scomodi e precari, compreso lui. Da allora le sue collaborazioni lo hanno portato a fatturare (si è dovuto aprire la partita iva) un mese sì e tre no, per circa un 15k l’anno. Non ce l’avrebbe fatta se i suoi genitori non gli avessero pagato l’affitto e svariate altre cose.

Questa è la parte brutta, ecco quella bella: è da quando non ha lavoro che segue dei suoi progetti personali (è un artista, diciamo) con un grande successo (non ancora economico ma…. chissà??), fa mille cose che lo stimolano intellettualmente e fisicamente, ha conosciuto un sacco di gente in sintonia con lui e la qualità della sua vita è ovviamente migliorata. Ho visto i suoi lavori e non potuto non essere invidiosa e felice per lui (sì lo so è un po’ un ossimoro, ma è così). Anche io voglio avere tempo e la possibilità di dedicarmi ai miei sogni.

È già un po’ di tempo che pensavo: e se io mi licenziassi e mi cercassi piccole collaborazioni da 5-8 euro scrivendo post?

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Ho visto PollyCanna piangere

Bimba piangente

Bimba piangente

Ero con NuovaRedattrice, che pare avere capito la lezione anche se mi odia, quando mi chiama PollyCanna al cellulare con la solita aria perentoria e distratta allo stesso tempo:

PollyCanna: Vieni su da me, subito.

LaStancaSylvie: Eccomi. (Un tempo avrei chiesto di poter arrivare qualche minuto più tardi visto che stavo finendo qualcosa con una persona, ma ora non ci provo nemmeno più, mollo tutto senza spiegazioni, abbandono NuovaRedattrice col suo rancore represso al desk e salgo).

PollyCanna è tutto-normale-come-al-solito: piega e colpi di sole fatti, diciamo da una settimana, unghie perfette nelle nuove nuanches Chanel autunno inverno, borsa Prada sulla scrivania, caos di riviste di moda italiane ed estere, nessuna rivista di settore, immancabile BlackBerry Bold 9700 fra le mani. Nulla lasciava presagire quello che di lì a pochi minuti sarebbe successo. Leggi il seguito di questo post »


Workaholism vs Amsterdam

Accadde a Milano il 3 mattina presto

Tornata ieri sera dalla montagna. L’ufficio, PollyCanna, GranCamiciaCifrata mi sembrano non esistere più. Non ho nominato nemmeno mezza volta la parola “lavoro“, non ho pensato mezzo secondo all’atmosfera da galera e di decadenza nella quale vivo e agisco regolarmente, dimenticandomi di me e di tutto quello che concerne il mio essere umana. Ho solo mangiato, fatto sport, dormito, parlato con gli amici, giocato a poker e alzato leggermente il gomito quasi tutte le sere. Niente computer, niente telefono. Beh, non mi si può certo rimproverare di non sapermi disintossicare dalla managerialità e dall’azienda. Quando mi stacco capisco di non essere workaholic perché niente di tutto quello che riguarda il lavoro mi manca. Niente.

E… dato che sono ancora “pura” e non contaminata dalle esigenze pachidermiche ed esose di No Nothing Inc., credo di essere in grado di prendere una decisione importante: Leggi il seguito di questo post »


I shot IlRedAttore

 

Geek in glasses, Peter Dazeley

Mi potevo accontentare di pestare IlRedAttore per la via verso il lavoro come spesso accade con le cacche di cane, ma mi pareva troppo poco divertente. Così marrone-rossiccio e puzzolente sotto le mie scarpe non l’avrebbe riconosciuto nessuno, e io sarei dovuta andare in giro per gli uffici con una gamba in aria a mostrare il trofeo giacente sulla mia favolosa suola. Troppo scomodo e di poco gusto.

Ma una soluzone si trova sempre, se c’è la giusta motivazione

L’invito alla cena di Natale, che sembrava più una partecipazione nuziale in digitale, indicava come data del fatidico evento il 13 dicembre, quindi la prima cosa da fare era verificare quali happening blablablabla, blablabla, blabla, bla… (N.d.r.).

Due giorni più tardi, nell’ufficio di GranCamiciaCifrata:

GranCamiciaCifrata: Mi ha chiamato l’ufficio stampa della X&Y, vogliono che andiamo a documentare la loro prossima cena di beneficienza. Vogliono tre articoli, un redazione e un docu-video da lanciare poi entro il fine settimana sul loro sito.

LaStancaSylvie (con faccia teatralmente disperata e voce impostata): Ma è impossibile! I miei collaboratori sono tutti già in ritardo per le consegne delle campagne natalizie!  (Non era vero. Solo che il  capo de LaStancaSylvie non poteva saperlo. N.d.r.). Leggi il seguito di questo post »


Precisazione ad AmoreIncondizionato

Girl kissing mother on cheek, George Marks

Dopo aver letto alcuni commenti ho capito che NON mi sono fatta capire dalla maggioranza di voi, amici blogger.

Ritengo dunque doverosa una precisazione. Anche perché questo punto per il downshifting è importante, chi ha tempo di pensare ai sentimenti quando hai un ufficio da mandare avanti? Il post precedente nasce da una riflessione intorno a quanto si debbano sopportare  i difetti “storici” delle persone a cui teniamo. Quei difetti, anche gravi, su cui avremo litigato decine di volte.

Non parla di maltrattamenti violenti, non parla di percosse fisiche, non parla per forza di corna, anche se di tradimento sì, eccome. La persona che ha fatto nascere il post non è il mio fidanzato che mi ha tradito o picchiato. Non è qualcuno che mi ha usato violenza. È, fortunatamente, qualcosa di molto meno estremo, è qualcosa di… diciamo quaotidiano, di routinario. Sapete, quelle cose che si accumulano negli anni e che sì, ti possono distruggere, ma per altri moltivi, diversi dalla violenza pura e dura.

Io volevo parlare d’amore, che con la violenza e la malattia mentale non c’entra niente (nel mio discorso, almeno). Leggi il seguito di questo post »


AmoreIncondizionato

Liala, Melodia dell'antico amore

Ed eccoci alla riflessione di cui parlavo un paio di post fa. Mi ponevo una domanda che sta fra la tematica del romanzo d’appendice e la dissertazione filosofica.

Ma come è giusto amare?

Amare gli amici, i nostri cari, i nostri compagni? Ci deve essere un limite a questo? Mi spiego meglio. Finché va tutto bene la risposta è facile e anche un po’ in stile Moccia. L’amore è incondizionato, è la base della vita, ama e fà ciò che vuoi. I cazzi iniziano quando va tutto male, allora questo sentimento diventa un peso inaccettabile. Perché devo amare se mi tratti male? Perché devo amare se mi tradisci? Perché devo amare se mi dici balle? Perché devo amare se parli male di me? Perché devo amare se pensi solo a te?

Non ci crederete, ma ho travato la mia risposta, che è un po’ Moccia e un po’ Sant’Agostino, un po’ romanzo Liala e un po’ Dante. Leggi il seguito di questo post »