Contratto a progetto vs stupidità: 0 a 1

Asso di picche, trovato in rete

Per fortuna che ho questo blog.

Parto sempre dai vostri commenti, soprattutto da uno di Exodus e da uno di Goldie e vado per punti, da brava manager ordinata che mette il caos a sistema (ah ah! figuriamoci…):

  1. forse non si possono fare vere lotte politiche o sociali in questa società, ma borbottare come delle pentole a pressione e lamentarsi, peraltro in modo stupido con me, non sortirà loro nessun effetto, o meglio, nessun effetto positivo
  2. come ho scritto, io sono il loro capo, e sta nel mio ruolo sentire le loro lamentele, e sono sempre disponibile a rispondere e a motivare: ma devi parlarmi in modo adeguato, se mi sfidi facendo nascondino a lavoro o piangi miseria e poi vai alle Maldive, beh, vedi punto sopra…
  3. la società è sì un muro di gomma, ma non digerisco chi fa la rivoluzione nelle pause caffè, o peggio su una sdraio alle Maldive: non si può fare socialmente niente? Bene, fai causa all’azienda, oppure vattene perché se continui così ti licenzio… e a questo ricatto ci sei voluto arrivare tu, non io, che ti ho offerto 1 anno di contratto a 2000 euro netti al mese con flessibilità, e cazzo!!!!!
  4. in ogni caso la società, il sistema, i muri di gomma, sono fatti di persone: non puoi attraversarli, ma puoi trovare delle vie laterali. Io sono diversa da PollyCanna e da GranCamiciaCifrata, io sono una piccola via laterale!! Ho poco margine di manovra, ma nel mio piccolo open space si può creare un ottimo microcosmo, se non apprezzi, se vuoi minare proprio me… beh, allora vedi punto sopra
  5. in sostanza, questi Collaboratori stanno perdendo una partita contro la stupidità, perché si può recriminare in modi diversi, e loro hanno scelto quello sbagliato, il che mi dimostra quello che penso già: 

è vero Exodus, queste sono le regole del gioco, e loro non le conoscono perché col capo non ci si comporta mai così; no, non conviene, perché oggi stesso potrei IO usare come arma il contratto a progetto, smettere di avere comprensione e mandarli a casa IMMEDIATAMENTE.

Amen.


18 commenti on “Contratto a progetto vs stupidità: 0 a 1”

  1. Exodus scrive:

    Beh, sì, in Sicilia lo chiamiamo il “muro basso”. Ovvero: quando non si possono scavalcare quelli alti, se ne sceglie uno che “sembra” alla portata e si continua a cercare di scavalcare quello, nell’impotenza di poter fare altro. Il povero “muro basso” deve sorbirsi questi continui passaggi sopra la sua testa. Si continua a scavalcare quello che sembra basso anche se non serve a niente tranne che ad irritarlo, finchè il muro si stufa e si rialza.

    Cmq, la stupidità umana è la fonte energetica del futuro, è praticamente inesauribile.

    Scegli con cura con chi vuoi essere disponibile e con chi no. Con alcuni chiudi la porta e basta, se non lo meritano (umanamente) non farti intenerire. In questa stupida catena di Sant’Antonio che è la socialità umana, ognuno cerca di trasferire il proprio stress, la propria angoscia su qualcun altro. Per qualche strano motivo funziona: quando si vede uno che sta peggio di se stessi, la propria miseria viene in qualche modo dimenticata. Se tutti stanno meglio di te, psicologicamente, la situazione diventa deprimente. Così ognuno vuole scaricare i propri problemi su altri, sfogarsi, non importa se è inutile.

    Certo, un’ora in palestra sarebbe molto meglio.

    Fai comprendere che non sei disposta ad accettare gli sfoghi di nessuno. Ognuno si tiene i propri e se li risolve. Altrimenti si esce fuori di testa. La socialità umana è predatoria.

    Però continua a premiare chi lo merita. Sono in pochi al mondo a cercare di fare così, ma forse ne vale la pena.

    Ciao!

  2. goldie scrive:

    E’ una tua prerogativa di capo poter scegliere come agire nei confronti anche di chi complotta alle Maldive. Poi sarà la selezione darwiniana del personale a decidere chi andrà avanti in azienda e chi no. La meritocrazia ha sempre un peso relativo quando ci si ricatta a vicenda… Se io avessi detto “non ho un contratto, nessuno mi paga: non vengo a lavoro” adesso sarei ancora senza contratto e non pagata… ho accettato di “compiacere” il capo dicendo “ok, verrò comunque in ufficio 12 ore al giorno, pure a mie spese”, ed ora lavoro sempre qui. Però lamentarmi un po’ mi è venuto naturale! E’ vero che in quel periodo ho evitato il più possibile il capo, proprio per non scazzare con lui…

  3. goldie scrive:

    comunque tutto questo parlare di precarietà e contratti che durano dall’alba al mattino, uniti al mio sfratto (domenica devo riconsegnare le chiavi e poi sarò sotto ad un ponte!) e alla totale mancanza di prospettive per il futuro avendo optato per la ricerca scientifica in Italia mi ha dato la spinta a fare l’atto più folle della mia vita, che probabilmente mi farà indebitare con tutti i parenti (visto che con le banche non posso), dipendere dai miei ancora di più, cedere l’anima del mio primogenito al primo che passa, e vincolarmi per sempre alla famiglia di mia cognata… sto pensando seriamente di fare oggi una proposta di acquisto per 20 mq di monolocale, e sentirmi finalmente un po’ meno precaria!🙂

    • Exodus scrive:

      Goldie sei pazza?

      20 mq di monolocale? Indebitandoti con una persona così invece di precaria diventi una galeotta chiusa in un cubo, in uno stanzino?

      Non farlo.

      Io stavo per acquistare 55 mq, bilocale e mio padre ha fatto il diavolo a quattro, mi ha ripetuto le parole di mio nonno:

      “Devi ubriacarti di vino buono”. Non di schifezze. Se vuoi ubriacarti, idebitarti, devi farlo con lo champagne, non con il vinaccio. altrimenti non farlo. Io l’ho ascoltato e poi ho comprato un 70 e rotti metri quadri, mi sembra di vivere in una prateria mongola, tutto spazio, meno male che sono disordinato così lo riempio. Ho visitato 50 case.

      Ovvero, come dice un investitore:

      “Se proprio devi indebitarti, comprati una villa, non un monolocale”

      Se proprio devi fare sesso, fallo con un bel divo del cinema, non con il primo che passa.

      Se proprio devi essere stressata ed impaurita giorno dopo giorno, fallo nella tua villa, non nel tuo cubicolo.

      altrimenti non farlo, tanto non te ne accorgi neppure della differenza tra un 20 mq in affitto ed uno di proprietà. Anzi, io ti assicuro che la casa di proprietà sono rogne e spese e ne vale la pena solo quando hai comprato la casa che TU hai voluto. altrimenti aspetta. Io l’ho comprata a 41 anni, ed era il momento giusto. Tanto precaria ti sentirai sempre.

      Non ho capito la storia dell’anima del primogenito.

      Per il mutuo, prova da un’agenzia hanno dei filibustieri che ti fanno erogare un mutuo in due giorni, magari anche con un contratto come il tuo. Poi ti stipuli un’assicurazione disoccupazione, paghi forse 30 € al mese ma in caso di necessità ti concede un attimo di tregua, anche se ci sono molti vincoli.

      Non ubriacarti di vinaccio! Vivi alla grande se proprio hai deciso di indebitarti, tanto se non riesci poi a pagare un 20 mq è propbabile che tu non riesca neppure con una villa. e se ci riesci con il 20 mq è facile che tu riesca anche con la villa.

      Adesso una domanda, riconosco che non sono affari miei: ma tu sei una ricercatrice, non provi all’estero?

      Ciao!!!

  4. smilablomma scrive:

    cmq questa cosa delle maldive mi ricorda un po’ la storia dei ristoranti sempre pieni. ma sai, quando sei precario e il massimo che puoi risparmiare in un anno di lavoro sono 500 euro dunque la casa non te la comprerai mai, almeno ogni tanto ti fai una vacanza, una pizza fuori, un cinema.
    cmq i tuoi collaboratori sono fortunati ad avere te come capo, e ad avere uno stipendio che è quasi in grado di compensare le frustrazioni della precarietà. detto questo sì, sei il capo, perciò decidi tu. se non vanno bene puoi mandarli via e sostituirli con altri che vadano meglio. responsabilità da capi.

  5. Fabio scrive:

    Ma ora non ti starai facendo un po’ troppe paranoie? Ti senti minacciata? Non esagerare… sei piu’ grande di loro, per età, ruolo e maturità.
    Parla chiaro piuttosto, forte del tuo ruolo, e digli che non vorresti sbatterli fuori ma piu’ di così non si può. O scelgono di collaborare e accontentarsi, o sono liberi di trovarsi un altra occupazione. La realtà è questa, o no?

  6. Fabio scrive:

    Comunque il nostro è un paese dove l’invidia e la stupidità sono legalizzate. Poi i giovani di oggi sono capricciosi, immaturi e quindi ingiusti. Non hanno capito un cazzo, fondamentalmente. Non accettano che la vita richieda prima di tutto sacrificio. Un po’ è comprensibile: la vita moderna, così vuota spiritualmente e affettivamente, ma piena di cose materiali, che si possono avere subito, basta indebitarsi, ci ha abituato così. Si lavora ma non si sa più perchè lo si fa. Serve a mantenersi, si dice, ma in realtà serve soprattutto a comprarci cazzate. Lavoriamo per il 70% del tempo per pagare cose inutili.
    I giovani di oggi sono capricciosi per questo motivo, ma non riesco a spiegarmi come, nelle loro teste di cavolo, non nascano mai delle riflessioni e queste non vengano da loro prese sul serio.
    E’ veramente dura averci a che fare. O sei come loro, o ti isolano. Se spicchi, se mostri curiosità, energia, voglia di fare e bene, lo senti che sono invidiosi. Ma spocchiosi.
    Questo tra paritari. E tu vorresti che la tua correttezza venisse compresa? Rispettata?
    E’ proprio questo il problema: i principi su cui abbiamo basato le nostre vite, che noi non vogliamo siano banali e insignificanti, sono minati. Io spesso mi sento così!

    • goldie scrive:

      Analisi originale. Credo che i miei nonni la facessero dei giovani degli anni ’70, che i loro genitori la facessero dei propri figli, ma sono abbastanza sicura che quegli scavezzacollo che hanno provato la vita dissoluta e moderna dei poeti maledetti abbiano suscitato le stesse parole… Anche se non credo di poter più rientrare tra i “giovanissimi” faccio fatica capire tanta generalizzazione, e ancor di più non mi spiego come possa essere minati i principi stessi della tua vita, se è in quei principi che credi per darle un significato.

      • Exodus scrive:

        Già, a me le dicevano sempre quelle cose: pigro, inconcludente, irrispettoso, indisciplinato, fannullone, buono a nulla, incapace, che non combinerà mai niente nella vita. Tutta la mia famiglia.

        Il bello è che la profezia che si autoavvera perchè poi uno che trattano da “bamboccione” (com’ebbe a dire la buonanima del Ministro che si alieno con quel colpo di genio i voti della popolazione più giovane) non porta davvero più rispetto ad una generazione che non gli da fiducia, fossero anche i propri parenti. Io sono davvero diventato irrispettoso, disinteressato e… Per le altre caratteristiche, poi mi sono laureato lavorando e studiando di notte e non ho mai chiesto niente, ma un pregiudizio è più duro di un atomo da spaccare, io costruisco, altri dilapidano ma l’inconcludente sarò sempre io.

        Credo sia la forza del pregiudizio negativo, crea davvero quella realtà che viene evocata, in questo caso uno scontro generazionale perpetuo. In Italia i giovani perderanno sempre, sto preparando un post su questo, riguarda l’Economia e la demografia. I giovani perderanno sempre perchè l’Italia è un condominio popolato da tanti vecchi e pochi giovani, quando si deve prendere una decisione di lungo periodo la loro voce viene e sarà sempre soffocata, sono troppo pochi rispetto ad anziani e ormai adulti, che guardano il breve periodo e non amano le rivoluzioni e i grandi progetti di una vita, loro non sanno più progettare i prossimi trent’anni, quando ne avranno ormai settanta e il pannolone.

        Non a caso il Paese con il massimo sviluppo nei prossimi decenni sarà l’India che ha metà della popolazione sotto i diciotto anni. MAgari lì c’è più rispetto, ci saranno (tipo) cinque giovani per ogni anziano, non cinque anziani per ogni giovane!!!!

        Mi sto tanto divertendo a scrivere oggi.

        Ciao!

      • Fabio scrive:

        Goldie, io non ho generalizzato, io mi sono sfogato e penso quel che ho detto. Sono giovane anche io, tra l’altro, e quindi non ho fatto il solito discorso noioso generazionale, di chi ormai ha una certa eta’ e considera i giovani dei fannulloni senza futuro. Io ho detto che i giovani di oggi sono capricciosi, viziati, spesso banali. Poi che non siano tutti cosi’ e’ ovvio, non c’e’ bisogno di dirlo. Ma se molti sono cosi’ il discorso diviene piuttosto generale, questo si’. Basta guardarsi in giro, comunque, averci a che fare un po’ per capire qual e’ la scala dei valori che c’e’ nelle loro teste.

      • goldie scrive:

        Fabio, forse hai ragione, e basta accendere la tv per capirlo (tanto per non dire ovvietà…). Personalmente mi sento fortunata: frequento giovani “solidi”, almeno moralmente. Posso dire che il mio “lavoro” (almeno nel centro in cui sono, che non è un’istituzione universitaria vera e propria) seleziona da solo chi ha la voglia di rimboccarsi le maniche. Per quanto la stragrande maggiornaza degli italiani sia convinta che negli istituti di ricerca ci siano spesso solo “bamboccioni”, posso assicurarti che invece ci sono persone ben diverse, e che i valori esistono, eccome. Di certo non sarà facile trovare ragazzi capricciosi e viziati, con laure “eccellenti”, disposti a farsi il culo 40-50 ore a settimana per 1000 euro al mese. Spesso, invece, è proprio il mondo “adulto” che li bolla come stupidi e non da’ loro alcuna speranza.

      • Exodus scrive:

        Torno a dirti che non c’è tutta questa differenza tra quello che una volta si pensava dei giovani e ciò che se ne pensa oggi. O di quello che ieri i giovani pensavano tra di loro e quello che oggi pensano tra di loro. Questa generazione non è diversa dalle precedenti, solo più legata alla tecnologia della velocità. Ieri c’era l’auto e il telefono, oggi il wireless, ma la mente umana che esprime giudizi, e pregiudizi, è sempre quella. Non cambia nell’arco di una o due generazioni, e forse neanche nell’arco di mille. E che siamo viziati lo dicevano anche a noi, la mia generazione è figlia dell’emigrazione e del dopoguerra, in confronto la nostra infanzia è stata molto più ricca, passando dall’indigenza al latte in polvere.

        Cmq, in ogni caso, se non si sa dare fiducia (e ritirarla se non viene rispettata) tutto si riduce ad un’alzata di spalle e nulla più, si perde la bellezza di tante cose. Poi se i giovani di oggi sono vuoti, posso garantire che quelli di ieri credevano di essere “pieni”, e spesso si ritrovano con un’infinita delusione dentro, vedendo che tipo di mondo hanno creato.

        Se si leggono i grandi classici del passato si vedrà sempre che agli occhi dell’autore c’è sempre accanto a qualcuno che vuole cambiare il mondo, altri, tanti giovani, frivoli, disinteressati, beffardi, cattivi. E’ sempre stato così, è la natura umana.

        Ciao.

      • Fabio scrive:

        Goldie, sono assolutamente d’accordo con quanto dici. Anche dove lavoro io la situazione non è terribile, anche se potrebbe essere molto meglio, se chi prende le decisioni fosse una persona più sensata. Tuttavia, io penso che oggi sia un po’ peggio di ieri, a livello umano. E ho parlato dei giovani perchè li conosco di più e perchè io penso che se un po’ di forza non la mostriamo noi, se non siamo capaci di ribellarci, di fare un qualche tipo di rivoluzione, non la farà nessun altro. Ed è anche giusto che sia così! Dovrebbero farla i nostri genitori al posto nostro? Ovviamente no, eppure i giovani di oggi continuano a pensare alle cavolate. Anche quelli più solidi. Forse.
        Mi viene in mente che l’italiano medio, oggi, è così perchè il nostro popolo non ha mai avuto la sua rivoluzione. Questa, secondo me, rappresenta l’atto più forte con cui ci si assume fino in fondo le proprie responsabilità. Si è disposti a rischiare tutto per uno scopo. Così nasce una vera unione, un senso collettivo di responsabilità, per la quale si è stati disposti a lottare e rischiare. Sto divagando, forse, eppure scopro che tutti questi miei pensieri sono collegati…

  7. sherpa scrive:

    “la società è sì un muro di gomma, ma non digerisco chi fa la rivoluzione nelle pause caffè, o peggio su una sdraio alle Maldive: non si può fare socialmente niente”
    Ti rubo questa frase, per copyright ti darò un 1 € ad ogni utilizzo

  8. Silver Silvan scrive:

    Certo che per intendersi tanto bene di studipità, deve essere una materia nella quale si è molto ferrati. La conversazione lo dimostra benissimo. A cominciare dai commenti dello squilibrato che dà consigli sull’equilibrio nel suo, di blog…

  9. Godot scrive:

    Da non capo devo dire che ti capisco… le lamentele ad esempio non hanno senso… le critiche costruttive… le idee quelle sì… ma le lagne no… e così tante altre cose…
    … e poi diciamolo è già così difficile trovare lavoro che almeno uno sforzo per tenerselo… (senza ovviamente essere servili o che so io… solo più “saggi” e soprattutto maturi…)

    … e come detto… parla una che sta “a progetto” da una vita!

  10. Fabio scrive:

    Exodus, sono d’accordo con te ma il giudizio negativo di cui sei stato vittima tu non ha a che fare con quello espresso da me. Tu sei stato vittima delle paure dei tuoi familiari e del loro modo inutile e dannoso di approcciarsi al problema, che ha creato una realta’ in negativo che ti ha pesato. Io ho raccontato la mia esperienza e non vorrei pensare quello che penso ma prendo atto del problema, dvo prenderne atto. E’ una realta’ che, ai miei occhi, si e’ palesata un po’ alla volta. Io poi parlando dei giovani parlo dei miei coetanei.


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