LaStancaSylvie e i Contratti a Progetto

Fuck You, Marion Peck

Come dire: il bene si nasconde ovunque. E anche il male. Questo problema mi si ripropone ciclicamente, come la cipolla di un Kebab (che mi divorerei, se non avessi smesso di mangiare carne, anche adesso alle 07.36, come entrée du matin) mandato giù troppo in fretta. Durante la stagione dei Rinnovi dei Contratti, i Collaboratori, da me SEMPRE difesi e protetti (per ciò che posso, non sono mica Wonder Woman, anche se desidererei tanto la tiara…), diventano ciechi e irragionevoli come i Capi. Né più, né meno. Incredibile quante somiglianze fra caste nemiche. Di questo periodo il Contratto a Progetto diventa oggetto di riti satanici nel retro-magazzino, rivoluzioni alla macchina del caffé, comizi social-politici col proprio ombelico in bagno.

La questione è complicata e si articola in diversi livelli, ma provo a schematizzare. Allora, posto che:

  • i miei Collaboratori dovrebbero essere assunti, ma NoNothing Inc. non vuole: la policy aziendale recita che le funzioni di staff si assumono, mentre chi lavora sul prodotto o è un P.I. o è un Contratto a Progetto
  • NoNothing Inc. non ha mai, a onor del vero, promesso o indotto a sperare in nessuna assunzione, purtroppo, ma almeno non c’è l’inganno
  • Io non posso fare nulla, onestamente, se non cercare di usare in modo più equo possibile il maledetto Contratto a Progetto nella gestione dei Collaboratori

Come LaStancaSylvie ha impostato il Lavoro a Progetto dei Collaboratori:

  • non hanno nessun orario di entrata o di uscita, se lo gestiscono autonomamente a seconda dei progetti assegnati e degli impegni fissi
  • se non c’è nessun impegno inderogabile in corso, possono di interrompere il lavoro che stanno svolgendo con me per accettare lavori extra di qualche giorno; questo mi crea dei problemi e mi complica la vita, ma penso sia giusto che io lo faccia
  • ad agosto vengono pagati ma vanno in vacanza 3 settimane
  • a dicembre vengono pagati tutto il mese, ma vanno in vacanza il 21 circa
  • a gennaio verranno pagati tutto il mese ma stanno in vacanza fino al il 10 circa
  • se non c’è bisogno inderogabile di presenza in ufficio, possono lavorare da casa
  • se devono lavorare il sabato o la domenica, poi recuperano in settimana

Cosa ha proposto LaStancaSylvie ai Collaboratori:

  • contratto di 1 anno
  • 200 euro di aumento lordi al mese
  • buoni pasto (grande novità! grande lotta!), a forfait, visto che non vengono tutti i giorni in ufficio e che le Risorse Umane erano assolutamente contro

Come ha reagito la metà dei Collaboratori:

  • 200? mi aspettavo almeno 400!
  • buoni pasto a forfait? e tutti gli altri giorni? (ripeto: non vengono tutti i gg in ufficio…)
  • toni: sufficienza, arroganza, rancore represso, punte di vera e propria maleducazione
  • fra le righe delle loro scarne parole si legge: visto che non mi assumerete mai, niente sarà mai abbastanza, quindi resterò qui finchè non trovo altro e nel frattempo me la prendo con te perché non so cos’altro fare, oltre imboscarmi se non mi marchi stretto come un bambino che non fa i compiti

Quello che LaStancaSylvie pensa:

  • NoNothing Inc. è il regno del male, ma non molte aziende trattano i Contratti a Progetto come la nostra BU fa, e tutto questo grazie a me, va detto, perché è vero, e non è poca cosa
  • per raggiungere questo tipo di gestione molto flessibile (realmente flessibile) ho dovuto lottare, sputare sangue, i Collaboratori lo hanno visto coi loro occhi, ma non gliene frega niente
  • in tutto il resto dell’azienda i Collaboratori hanno procedure lavorative IDENTICHE agli assunti a tempo indeterminato
  • quanto detto sopra non è vero solo per il resto dell’aziendona NoNothing Inc., ma per molte altre aziende, e penso che chi legge queste righe possa confermarlo
  • se per ogni cosa che chiedo tu mi tiri fuori la storia della mancata assunzione non ne usciremo mai, è finita
  • se pensi di essere sfruttato oltre misura piuttosto fai causa all’azienda, non mettere me nella merda professionalmente, che sono l’unica che cerca di tutelarti, per quel che può
  • le loro professionalità nel mercato (e non lo decido io, né NoNothing Inc.) sono richieste, ma per per lavori brevissimi e frammentati, tipici di prestazioni professionali a P.I., e di questo devi essere consapevole
  • non puoi non avere coscienza di ciò che sta succedendo fuori da questa galera: l’Italia sta(va) per andare in default, tagli, disoccupazione e licenziamenti sono fatti massicci e quotidiani, e tu, che recuperi gli straordinari, che hai i buoni pasto, che hai le vacanze pagate due volte l’anno (attenzione: tutte deroghe al Contratto a Progetto, ma ci si ricorda solo quelle in negativo), che vieni e vai quando vuoi, che lavori spesso da casa, che fai altri lavori, che hai il 2012 già coperto da un contratto sicuro mi vieni a dire CON SPOCCHIA e senza modo alcuno che 200 euro lorde in busta paga non sono sufficienti??

Beh, allora vuol dire che devo cambiare metodo e pensare un po’ più a me. Vaffanculo i Capi e vaffanculo i Collaboratori.

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30 commenti on “LaStancaSylvie e i Contratti a Progetto”

  1. lafiammiferaia ha detto:

    Assolutamente sì: io me ne fregherei.
    Ho letto tutto il tuo blog (anche su splinder) e ho notato che è una costante: tu ti fai il culo per gli altri, per essere corretta (cosa che adoro ed ammiro), giusta, equa con tutti i tuoi collaboratori… e questi è come se ti sputassero in faccia perché neanche riconoscono i tuoi sforzi.
    Ma soprattutto, neanche tengono in considerazione che sistematicamente ti ritrovi sempre tra l’incudine e il martello: né dalla parte dei Capi, ma cercando di non fare torto ai collaboratori.
    Ma se il risultato è questo… chi te lo fa fare?!

    Che, poi, io ne so poco del tuo ambiente (vabbè, ne so poco di tutto!;)), ma probabilmente potresti anche fare a meno di farti venire il sangue amaro e combattere in questo modo per i collaboratori, posto che nessun altro nella tua posizione fa.
    Alla fine non sono problemi (solo) tuoi: è brutto da dire, ma se non sono contenti delle condizioni lavorative, che se ne vadano. Mi sa che fuori c’è la fila per prendere il loro posto!

    Torno al mio studio! 😉

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. Exodus ha detto:

    Ciao,

    io ho imparato che il bene e il male, la gratitudine e l’ingratitudine, la misera e la grandezza, sono assolutamente trasversali. Non è una questione di capi o collaboratori. Diciamo che tutta l’Umanità è realmente corrotta, solo che ogni tanto trovi qualcuno che emerge da questo magma ed è davvero bello vederlo.

    Ciao!

  4. smilablomma ha detto:

    Ciao!
    brava, vorrei avere avuto almeno una volta nella mia vita professionale a progetto una come te. Però non te la prendere con i tuoi collaboratori. Ci sta che si sentono comunque una merda, nonostante i tuoi sforzi. Il fatto è, credo, che i tuoi sforzi, pur richiedendoti una fatica immane e lotte per qualcosa che alla fine non è nemmeno per te, hanno comunque come risultato una condizione di lavoro di zero sicurezza, di una labilità che ti entra dentro e di devasta. Nei miei lavori a progetto mi sono sentita uno schifo a dicembre, quando i miei colleghi che facevano il mio stesso lavoro parlavano di come investire la tredicesima e io non sapevo cos’era, quando dovevo farmi il vaccino a 28 anni perché se ero assente da lavoro mi potevano mandare via, e soprattutto tutte le volte che, dopo 10 ore di lavoro sottopagato, dovevo tornare a casa a passare la sera cercando un lavoro che magari mi avrebbe fatto più schifo, ma mi avrebbe permesso, con qualche diritto in più, chessò, di comprarmi a rate un divano.
    Fai bene a batterti per loro. E loro dovrebbero esserti riconoscenti. E forse lo sono, anzi io credo proprio che lo siano. Solo che è difficile leggere la riconoscenza sotto una montagna di frustrazione. E quella come fai a spostarla per vedere che cosa c’è dietro?
    Non ti arrendere. Non ti abbattere pure tu!

  5. ehm…scusa Stanchissima Silvye…non è che c’hai un posticino per me?…Visto che io invece fra 15 giorni sono a casa definitivamente e il prossimo mese probabilmente mi buttano fuori di casa e la banca verrà a portarmi via anche le mutande? 😦 ( beh lì ci prendono poco, il perizoma è troppo inconsistente!! ah ah ah !!)
    Con il computer me la cavo e potrei lavorare da casa, risparmieresti i buoni pasto e magari potrei svolgere un ruolo a cui ancora non avevi pensato!!!
    Che dici ?? Ci pensi almeno un minuto?
    grazieeeeeeeeeeeee.

    P.S. Detto fra noi, le offerte che gli hai fatto sono incredibilmente speciali sia per i tempi che corrono sia per quel che ho potuto vedere io all’interno di aziende di diverse dimensioni. Per cui il finale del post. CI STA TUTTO!!!

  6. goldie ha detto:

    Le offerte per cui hai lottato a nome dei tuoi collaboratori sono importantissime. Anch’io come smilablomma penso che in fondo i tuoi collaboratori lo sappiano, ma al di la’ della stima che possono avere per te la loro realtà è sempre quella di una precarietà destabilizzante. Io ho appena rinnovato il mio contratto: ho un anno di stipendio in più e questo è ottimo. E pure un aumento di 200 euro in busta paga! Adesso prendo ben 19000 euro LORDI ANNUI, e per questo ho festeggiato. Certo, solo moralmente perchè ho pure lo sfratto, e una camera in casa con altri 3 sconosciuti mi costerà un terzo del mio stipendio, quindi non mi sono concessa neppure una pizza… Il fatto è che hai voglia di ripeterti “è il mio lavoro, mi piace, e lo faccio per questo”, o di pensare agli orari flessibili (che mi permettono di lavorare anche il sabato, senza recuperarlo, ovviamente, e la notte, e pure quando sono senza contratto perchè altrimenti non è detto che mi venga rinnovato), quello a cui pensi è comunque “potevi darmi 200 euro in più”. Ti viene spontaneo attaccarti a qualsiasi scusa e prenderla con chi hai davanti e ti comunica la situazione anche se sai bene che lui non c’entra proprio nulla, anzi. E’ solo un po’ di normale invidia nei confronti di chi almeno può sfogare la sua frustrazione sognando una casa al lago che forse riuscirà anche a comprarsi accendendo un mutuo secolare, mentre tu resti nella schiera di quelli che non hanno alcuna speranza neppure di sognare un posto da chiamare casa.

  7. voglio un contratto a progetto alla NoNothing Inc.

  8. Fabio ha detto:

    Hai tutta la mia solidarietà!
    Ma le persone oggi sono rincitrullite, ancor prima che cattive! O meglio, l’egoismo unito alla incapacità di pensare fluidamente ha creato dei mostriciattoli! Dei bambinoni invecchiati capaci solo di svaccare e sostenere rigidamente le proprie “idee”. Gran lavoratori, generalmente ignoranti sulla vita, esperti(ssimi) nel loro settore, quasi sempre ristretto, con ridotta elasticità mentale e scarsa capacità di adattamento. Ideali nulli, conformisti al massimo, sono capricciosi e ridono sempre alle stesse battute.
    Non ti preoccupare troppo di loro. Sono una specie (numerosissima) destinata all’estinzione o ad un eccezionale e approfondito bagno di umiltà (ma mi sa che non ce n’è abbastanza, di umiltà, a questo mondo!!).
    Continua così che il respiro tu ce l’hai.

  9. Marco ha detto:

    Ovviamente lodevole, ma vedila come la storia della cioccolata in 1984 di Orwell: vi aumenteremola dose a 22 g la settimana, quando la notizia vera è che è scesa da 30 a 25.. Capisco te, ma anche i collaboratori, entrambi vittime del sistema.

  10. CR ha detto:

    _Si, si, si e si! Devi rivedere. Questo è il mio mantra di oggi. Ho sempre cercato di trattare equamente i miei collaboratori, nonostante ho sempre avuto ben presente quanto alcuni di loro ci facciano e se ne strafreghino bellamente dell’azienda, del prodotto e delle urgenze. Oggi ho deciso che devo rivedere lo spirito collaborativo e la mia ostinazione nel proteggerli.
    Ho affidato un lavoro a due collaboratrici (che fanno tutto in tandem, anche le e-mail) facendo loro capire che devono occuparsi dell’attività in autonomia. Oggi mi chiedono dove posizionare una risorsa designata per aiutarle. Ho risposto che dovevano informarsi: la più furba mi ha detto “non è mio compito, sono “appena” un 5 livello metalmeccanico, dammi il sesto livello e lo faccio”. Poi è uscita urlando e piangendo.
    Ecco: collaboratrice con 20 anni di anzianità in azienda, poco più che quarantenne, part-time, se cade il mondo lei comunque alle 11.00 va in pausa caffe, alle 13.00 esce per andare a casa.
    Non ha mai fatto nulla, durante la giornata di lavoro passa il suo tempo al telefono con madre, figlia, marito.
    Ecco, Cara Collaboratrice, se non ti dò il livello cosa fai? Ti licenzi?

    • smilablomma ha detto:

      cara CR, il lavoro si paga. se prendo 1000 euro al mese lordi è ovvio che, cascasse il mondo, alle 18 lancio la penna dalla finestra e me ne vado. più che altro perché devo andare a cercarmi un lavoro più decoroso. vogliamo smetterla di pensare che il lavoro paga in riconoscenza? non è così, si paga in soldi. ché se non era per i soldi, io la mattina andavo al mare, mica in ufficio.
      poi se davvero questa persona non lavora e puoi dimostrare la sua inadeguatezza lì dentro allora non dovrebbe lavorare lì. vedete piuttosto voi di smetterla di chiedere a uno che già è frustrato e sfruttato di fare lavori che non gli competono per contratto!

      • CR ha detto:

        Beh, hai ragione. Purtroppo il caso che ho citato non è da 1000 euro lordi al mese. Direi che per essere un part-time di 4 ore, i suoi 1200 euro netti sono dignitosi. Non ti pare? Il caso che ho citato non è frustrato dal lavoro, del lavoro sono 20 anni che se ne frega: i suoi maximi pensieri sono le scarpe, lo shopping. la manicure, e via dicendo.
        Il suo livello è sovradimensionato per quello che fa, e deriva da un passaggio da un contratto bancario al metalmeccanico. Al mio caso competerebbe per contratto di lavorare, e non lo fa. E la cosa che urta è che io e pochi altri colleghi siamo a cottimo, quasi, anche per guadagnare lo stipendio altrui.
        Ma bisogna esserci dentro per capire. Ed è ovvio che se potessi, me ne andrei.
        Domani mattina.

  11. Exodus ha detto:

    Leggendo i Vs. commenti ritorna alla memoria ciò che mi disse un uomo di potere:

    “Alcuni devono stare sopra e alcuni devono stare sotto. Se si realizza la parità i poveri iniziano a litigare tra loro e distruggono tutto. Quindi accetta questo fatto, sono pecore e hanno bisogno del pastore. Se puoi cerca di comandare, se non sei fatto per quello non ti preoccupare, ma non perdere mai tempo ad illuderti che lo stato di cose si possa cambiare”.

    Ecco, leggendo i commenti mi torna alla mente questo. Capo-ufficio contro collaboratore. Non è sbagliato ma è importante comprendere che questo meccanismo è distorsivo. Riprendendo il commento di CR “Ecco, Cara Collaboratrice, se non ti dò il livello cosa fai? Ti licenzi?”, si giustifica anche il seguente: “Ecco, e se io ti tolgo la pensione, ti aumento l’IVA del 3%, ti terrorizzo con lo spettro della disoccupazione, non ti permetto di mettere al mondo i figli che vorresti, ti tolgo tutto il tuo tempo, ti rubo la tua vita tu che fai, scappi all’estero?”.

    E’ lo stesso concetto. E non credo si possa uscire dall’impasse, credo che il vecchio uomo di potere avesse ragione. Meglio non pensarci.

    • smilablomma ha detto:

      concordo, ma non nell’ultima parte. non credo sia un’impasse. possiamo sconfiggerla, anche a costo di andarcene tutti e lasciare in italia solo la feccia.

      • Exodus ha detto:

        Il carattere del nostro Paese è tale che, come si legge dai commenti, dopo aver fatto la rivoluzione insieme dovrai guardarti dai compagni di lotta, che si riveleranno altrettanto avidi degli ex-padroni, anzi saranno loro i Padroni. E diranno che loro meritano più soldi dato il lavoro che fanno e tu di meno, perché non fai niente. Ed è qualcosa di immutabile, si è fatti così e basta. Così, io, la lotta con loro non la faccio, perché è meglio un padrone paternalista abituato ad essere “padrone” che un “nuovo-padrone” con l’intenzione di “far funzionare le cose”.

        Alla Brunetta insomma, che doveva cambiare il volto del paese facendo lavorare i fannulloni ed era il ministro più apprezzato del governo. Finché questa sarà la mentalità, chiunque cerchi un cambiamento si troverà passato dalla padella alla brace. Perché in fondo, ciò che si pensa è che i “fannulloni” siano gli altri, è per colpa loro che il Paese è allo sfascio. La verità è che, dato il suo stato di welfare, l’intera Italia agli occhi di gran parte del mondo è fannullona e lamentosa, anche chi è convinto di essere un super-lavoratore e ha pretese assurde come “riappropriarsi della propria vita”.

        Nein, in queste condizioni, io temo i compagni di lotta, non i padroni, così come temo i “colleghi di ufficio” e non i manager!

        L’impasse è nella stessa natura umana.

        Ciao

  12. goldie ha detto:

    Leggo i commenti di ambo gli “schieramenti” e alla luce degli altri post di questo blog che seguo (e apprezzo) da parecchio. Alla fine quel che ne emerge mi sembra: ci sono dei collaboratori che si fanno il mazzo molto più di quanto dovrebbero dato lo stipendio infimo e le garanzie nulle di un futuro, e sono piuttosto incazzati a prescindere. Ci sono persone con contratti blindati che non fanno nulla tutto il giorno (tipo LaGattaMorta) ma che si godono i loro privilegi. E poi ci sono quelli nella posizione di LaStancaSylvie, che si trovano nel mezzo e vorrebbero apprezzamento dai capi per il proprio lavoro (anche sotto forma di aumenti di stipendio) e riconoscenza spassionata dai sottoposti che dovrebbero coscienziosamente osannare il “meno peggio” che viene loro offerto.
    Forse il problema sta proprio nel fatto che tutti i discorsi sul valore di alcuni e l’inutilità di altri al momento di venire al sodo e di parlare di contratti si riassumano in un: “Ecco, Cara Collaboratrice, se non ti dò il livello cosa fai? Ti licenzi?” Magari qualche speranza in più ci sarebbe con un: “Ecco, Cara Collaboratrice, tu non fai nulla e io ti licenzio per assumere quello che lavora e che magari sarà felice se anche gli tolgo 200 euro al mese, ma gli offro un contratto che non gli faccia passare notti insonni al pensiero di finire presto in mezzo a una strada.”

    • Exodus ha detto:

      Ciao Goldie,

      ma guarda che è quello che avviene già oggi, in tutti i settori, ed è il modello di sfruttamento capitalistico del lavoro (the winner!) solo che viene sintetizzato ancor meglio in questo modo:

      “Io assumo chi accetta il lavoro al prezzo più basso” (e con le minori garanzie possibile).

      Non il più bravo, ma chi accetta condizioni sempre più umilianti.

      La “meritocrazia” è la trappola più viscida che si possa immagginare in quanto livella i salari al ribasso. Ti dicono: “è giusto che chi lavora meglio guadagni di più” e creano un “mercato del lavoro flessibile e deregolamentato”. Subito dopo abbassano i salari (grazie alla deregolamentazione) e chi accetta il lavoro al prezzo più basso “vince”!

      Perderanno sia i lavoratori bravi che meno bravi, i Padroni vincono e aumentano i profitti. I bravi emigrano in cerca di meglio, e forse non lo trovano, i meno bravi rimangono perchè non sanno dove andare. Ma avendo reso il lavoro sistematico ed impersonale, come in “tempi moderni” con Charlot, non ci sono lavoratori indispensabili. (Badi bene che Marx aveva descritto tutto secoli fa con una precisione che oggi lascia esterrefatti).

      Non ci sono migliori e peggiori, è piuttosto un modello darwiniano di “adatti” e “inadatti” al tipo di lavoro, alle distanze, all’ambiente, etc, la meritocrazia non esiste, esiste forse “l’adattabilità” ad un certo tipo di contesto, un premio nobel magari non rende niente in un dato ambiente.Ma se il fannullone continua a stare lì, in quell’ambiente, cosa significa? Significa che è ADATTO a quell’ambiente. E’ l’ambiente che lo chiama, lo cura, lo mantiene, non è la persona, non è il merito, è che ha trovato la nicchia ecologica propizia al suo mantenimento, che si tratti di un politico, manager, operaio, netturbino. E’ quell’ambiente che lo richiede, quelle condizioni, quel prezzo del lavoro, quelle necessità.

      Non importa essere bravi, importa essere adatti. Vuol dire che il fannullone è quello che meglio risponde alle esigenze di quell’ambiente, che nell’illusione dovrebbe essere un posto in cui si lavora e produce nell’eccellenza ma che in realtà, nelle pieghe del suo essere, è soltanto una cellula “parassita” che sta sfruttando anche lei le innumerevoli possibilità che una Società ricca come la nostra ancora offre. PErchè non dimentichiamo che siamo fortunati a vivere nella TERZA ECONOMIA DELL’UE.

      E ci illudiamo che siamo bravi ma “casualmente” vengono a lavorare per noi persone che non lo sono. Quelli sono “adatti”.

      Mah, ci sarebbe troppo da dire, cmq ci sono delle dinamiche interene al mondo del lavoro e della Società di cui vediamo gli effetti ma non comprendiamo le cause, e allora diventa semplice affermare: eliminiamo i fannulloni, i politici, i terroni, gli statali, i corrotti, e tutto andrà meglio. E’ proprio questo tipo di ragionamento che , in fondo, ci rende indegni di un autentico cambiamento, ed è meglio davvero non pensarci.

      Ciao.

      • smilablomma ha detto:

        si vero però mettiamoci pure che la meritocrazia è una trappola solo in italia. altrove è una risorsa. e l’ho sperimentato di persona. in inghilterra mi hanno dato l’aumento senza che io lo chiedessi perché pensano che sono più brava di un altro (a fare un lavoro deficiente, vabbé) perché il loro scopo è tenermi con loro visto che so fare quello che sono chiamata a fare. la regola del ribasso vale in italia, non dappertutto. in inghilterra meritocrazia vuol dire che se sai fare il tuo lavoro cercheranno di aumentarti lo stipendio una-due volte l’anno, in modo che tu non passi il tempo a cercare chi ti offra di più.

      • goldie ha detto:

        Il mio non voleva essere un discorso generale sullo sfruttamento capitalistico del lavoro o sulla possibilità o meno di un cambiamento, perchè alla fine non ci sono neppure dentro, al vero mondo del lavoro, e non sono la persona più adatta a questo tipo di discorsi. Il mio era un pensiero molto più terra-terra, su alcuni commenti letti qua sopra. Io faccio uno pseudo-lavoro che mi piace, e mi sento fortunata da questo punto di vista, ma al tempo stesso non ho garanzie di nessun tipo, ne’ gratifiche e di certo nessuna possibilità concreta di fare un progetto non dico a lungo termine ma neppure a medio (chi mi darebbe un mutuo per una casa con un contratto che scade tra 11 mesi? Come faccio a pensare anche solo alla città in cui vivere?) A me non innervosice la mia situazione, che alla fin fine ho scelto e in cui ancora (per adesso, ma non so per quanto!) credo, mi infastidiscono le persone che non si rendono conto che a volte posso essere riconoscente per un lavoro ultra precario con cui sopravvivo, ma al tempo stesso avere veramente le palle girate perchè, appunto, mi posso permettere al massimo di .

      • Exodus ha detto:

        # Smilabomma:

        Vero. Però stiamo mettendo a confronto sistemi diversi e soprattutto popoli diversi, e questo conta molto, forse è tutto lì.

        Popoli latini e anglosassoni sono profondamente diversi e danno origini a Società profondamente diverse.

        Finora, ad esempio, l’Italia ha avuto un welfare molto più generoso (pensioni, sanità, retribuzioni statali), i possessori di case sono molto più numerosi e altro. D’altro canto è probabile che la mobilità del lavoro sia tale che cercano di trattenere i migliori. Forse è radicato nella loro cultura. Nella nostra non credo. Ma non credo potremo mai copiare il mondo anglosassone, così come loro non diverranno mai latini.

        # Goldie:

        Ti capisco, credimi. Però non ho mai trovato soluzioni a questo stato di cose, non credo ve ne siano. Tranne, come scrivo sul mio ultimo post, meditare sul “Niente”. Ovvero non permettere a queste cose di turbarmi. Naturalmente, “è tutto un po’ più complicato di così”

        Ciao.

  13. goldie ha detto:

    è sparito un “sopravvivere”

  14. lorenzo ha detto:

    minchia, avete già detto tutto voi.

  15. CR ha detto:

    A leggere i commenti avverto intanto che la mia frase “Ti licenzi?” ha indotto ad una interpretazione diversa dal segno che volevo attribuirle: non era un “non ti licenzierai mai, perchè tanto non troverai nulla in questo mondo depresso”, ma era piuttosto un invito alla riflessione: “prendi coscienza del fatto che sei fortunata (lavoro ben pagato, stress minimo, controllo assente) e se ti sembra troppo poco, puoi anche valutare di licenziarti, ‘che tanto nessuno ne risentirebbe”.
    Leggendo i commenti, inoltre, avverto una tensione interiore tra la lavoratrice che si fa un mazzo tutti i giorni (non solo in termini di fatica, ma di stress, di tempo tolto a mia figlia e alla mia vita) per permettere ad una certa pletora di dirigenti di guadagnare lauti stipendi a stress=zero, e il manager di un gruppo di lavoro che vorrebbe che tutti dessero il loro contributo, pari a capacità e possibilità di ognuno, senza necessariamente dover guardare in viso tutti i giorni – in nome della eguaglianza e del rispetto dei lavoratori – chi ostenta il proprio ozio quotidiano passeggiando per gli uffici con le mani in tasca e dileggiando i colleghi che lavorano.
    Sono belli i discorsi sulla meritocrazia, lo sfruttamento dei lavoratori, lo sfinimento cui il sistema ci sta portando.Sarà che la mia azienda ha una alta concentrazione di parassiti, però penso che se il sistema funziona male (come la mia azineda) è anche a causa di persone che pretendono che altri producano pure per pagare i loro conti.

    • Exodus ha detto:

      Chi decide se un’Azienda funziona bene o male? Se i profitti sono elevati e i Padroni sono soddisfatti l’Azienda funziona bene. Non importa se il personale è frustrato, se cerca altrove, se ci sono tensioni. Si guardano i numeri, i bilanci, non gli stati d’animo. Anche se è inefficiente e inefficace ma ai piani alti sono soddisfatti l’Azineda funziona bene. Se qualcuno è frustrato non è compito di una dirigenza aziendale sanargli i nervi spezzati. Questo è il SISTEMA. Potrebbe produrre di più? Senz’altro, am se la dirigenza non lo richiede, è soddisfatta, stop. quando non è più soddisfatta licenzia e assume personale di Agenzia, così il valore in borsa sale. Paghi di più il personale (costi d’Agenzia), ma recuperi subito alleggerendo il carico di costi fissi in bilancio.

      Consiglio la lettura del libro “NO LOGO” di Naomi Klein per spazzare via tanti idee illusorie su ciò che è o dovrebbe essere un’azienda oggi.

      La meritocrazia non esiste e non è mai esistita. Quello che esiste ed è sempre esistito è il “darwinismo”. Non il più meritevole, ma il più adatto. Magari il più meritevole non riesce a prosperare in mezzo al fango ma il più “adatto” sì. Il parassita è “adatto”. E’ perfetto per quel sistema. E’ lui che l’azienda vuole. Il meritevole spesso è uno strarompi, e nessuno ha voglia di vedersi rotti i cabasisi da uno che vuole cambiare le cose, o peggio, che da consigli su ciò che si dovrebbe fare. E se uno è bravo ma ti sta sulle ball lo licenzi, non è adatto. La Ford ha licenziato Jacocca che poi ha salvato la Chrysler, era antipatico.

      Abbiamo una vita sola e poco tempo, anche i manager, i direttori, i padroni, non vogliono rotture di ball.

      Ciao.

  16. […] ovviamente leggendo i vostri commenti (ANCORA GRAZIE) al post che parla dei Collaboratori e dei loro contratti a progetto. Potremmo stare qui a parlarne per ore, […]

  17. CR ha detto:

    Non posso che approvare. Infatti da molti anni non credo nella meritocrazia ma nella capacità di adattarsi e di saper sfruttare le situazioni, anche quelle apparentemente più avverse. E non è una lamentela da fustrata ma l’osservazione delle evoluzioni nelle aziende che mi è capitato di vedere in questi anni. Una presa d’atto, insomma, senza recriminazioni.

    …per la cronaca, l’azienda di cui parlo non profitta, è sull’orlo del tracollo e i manager contenti lo sono perchè – alcuni – l’hanno spremuta in barba ad azionisti ciechi. Sono molto ADATTI 🙂

  18. […] sostanza, questi Collaboratori stanno perdendo una partita contro la stupidità, perché si può recriminare in modi diversi, e […]

  19. […] solo ciò che ti piace in ufficio. A prescindere da quanto ci rimarrai ancora, a NoNothing Inc. devi fare e imparare solo ciò che ti interessa, il resto lo… lo… ma chi se ne frega, […]

  20. […] postilla al punto sopra: tutti i miei collaboratori (12) dovrebbero essere assunti, ma… non ci ha nemmeno pensato, non gli darebbero […]


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