Il Sogno Originario e lo Spread

Adam and Eve in the garden of Eden, trovato in rete

Parto da un nuovo commento di Exodus ad un vecchio post, è bene fare il punto ogni tanto, anche per una downshifter inetta per definizione e con intenzioni per nulla chiare come me.

Il mio Sogno Originario (più grave e pesante del Peccato…):

  • licenziarmi e diventare una scrittrice: fallito
  • lasciare Milano e andare a vivere sul Lago di Garda: fallito

C’è poco altro da dire, è così. Lavoro nello stesso posto, a due anni dall’apertura del blog su Splinder, e abito sempre a Milano.

Ma vediamo, invece, come va sulla strada dei Sogni Imperfetti:

  • Lavoro meno, molto meno, e guadagno di più

Certo, non è come licenziarsi. Ma per cambiare vita e andare a vivere sul lago ci vogliono soldi, soldi che non mi danno né i miei genitori, né nessun altro (no, nemmeno l’anticipo per la casa, no, nemmeno le spese legali, mi devo pagare TUTTO da sola). Forse licenziarsi per realizzare il mio sogno sarebbe stato mica furbissimo, tutto sommato. Ci vuole calma, pazienza. Inoltre, si cambia vita anche nei dettagli, e di quelli ne ho migliorati molti (presa di coscienza della mia vita in azienda + riequilibrio dei piani vita/lavoro + meno fatica + tempo libero + scrittura + soldi per il futuro…).

  • Scrivo di più, e non solo qui

Lo faccio nel mio nuovo tempo libero. Qui e altrove. Non sono una scrittrice, ma una scrivente, e a me questo per adesso va bene. Mi ripeto: scrivere, per me, è il miglior downshifting.

  • Vivo a Milano, ma ho cambiato casa

Abito in un appartamento che mi costa 300 euro in meno di quella di un anno fa, ed è pure in una zona silenziosa e verde. Fra l’aumento di stipendio e questo affitto accumulo 500 euro al mese in più. Per chi NON ha la fortuna di ereditare case o terreni, e di non avere genitori che possano elargire decine di migliaia di euro per sistemare i figli, non è male.

  • Continuo a vedere case al lago e parlo con le banche per il mutuo

Siccome probabilmente il titolo del blog è sbagliato, ma me ne sono accorta troppo tardi, non scrivo proprio tutto quello che riguarda il downshifting, a volte preferisco qui raccontare e inventare storielle (categoria fiction). Eh, viziaccio, ma mi diverte tanto! Comunque, sto continuando a cercare casa. E a fare i conti. Come dicevo prima, io e il mio fidanzato dobbiamo fare tutto da soli, quindi c’è poco da scherzare. La casa che vogliamo (e per adesso non scendo nelle aspettative perché è, appunto, un sogno) costa 260.000 euro. Per sostenere una spesa del genere dobbiamo arrivare ad avere circa 60.000 euro cash di risparmi (ci stiamo… lavorando, è proprio il caso di dirlo) per pagare tasse, tassette, notaio e il 20% del costo totale dell’immobile che la banca non ci dà. Dobbiamo quindi chiedere un mutuo di 200.000 euro, che implica il fatto che io continui a guadagnare tanti soldi quanti ne guadagno adesso. Quindi: per ora risparmiamo e contemporaneamente sto cercando di capire che lavoro potrei fare al lago che mi permetta poi la concessione del mutuo e di pagare la mia casa. Contando che non avrò più un soldo da parte nemmeno per pagarmi il dentista. Una delle opzioni è anche andare a vivere in affitto, ma per adesso non mollo, voglio la mia tana.

Quindi, alla domanda di Exodus, che ringrazio per i commenti sempre stimolanti e spunto di riflessione, rispondo: Bene, i miei Sogni Imperfetti e la mia specie di downshifting vanno proprio bene.


19 commenti on “Il Sogno Originario e lo Spread”

  1. ciskje scrive:

    🙂 tifo per te….impastare i sogni alla realtà per creare un’ amalgama unica non è male. sono convinto che il passo lo farai, ma a tempo e modi che lo permetteranno…la fretto non è mai stata buona consigliera.

    PS: qualsisi cosa ma non chiudere il blog. sei la mia piccola lettura quotidiana nella mia miniera.

  2. Exodus scrive:

    Per me sei già una persona di successo, io a fare le cose che fai tu non arriverò mai🙂

    In questi giorni poi riflettevo e mi informavo sul mercato “letterario” in Italia, e sul mestiere dello scrivere, mi piacerebbe un giorno parlarne, ma credo che tu stia operando scelte corrette. E non confondere mail il “mestiere dello scrivere” con il “piacere dello scrivere”, la libertà dello scrivere con il dover soddisfare il lettore, il tuo pubblico, l’editore, la felicità del mettere giù in un lampo con la “geometria” di scrivere 160 pagine coerenti e per forza di cose adatte al tuo pubblico.

    Scrivere per gli altri è anche “uccidere i tuoi figli”, definizione di Stephen King, togli ciò che per te è importante, ma forse per il lettore no.

    Credo che tu ti stia muovendo bene, se ti va rivediti il mio post “Dama”: il successo spesso è una questione di “non commettere errori”. Si cammina spediti anche se ci si sente immobili, guardi indietro e vedi che tutti quelli che si davano grandi arie sono rimasti indietro e appesantiti.

    Ho scritto una (ehmmm…, lunga) risposta alla tua ultima domanda nel mio blog.

    Ciao.

  3. Stefano scrive:

    Sylvie,

    I tuoi sogni originari non sono falliti. Non si sono ancora realizzati. Ma sono ben vivi, come dimostra cio’ che scrivi. E tu sei passata dal “voglio una nuova realta’ e subito” (un po’ infantile ma necessaria per osare sogni) ad un progetto di vita che stai realizzando con piccoli e molto concreti passi. E’ un piacere leggerti nel tuo potere, nella chiarezza matura della tua strategia Brava, brava, brava. Non era facile abbandonare l’illusione di poter essere subito in cima alla montagna. Hai scelto di scalarla e adesso ti godi il cammino e le tappe, con il tuo obiettivo/progetto/sogno sempre vivo nel tuo cuore. Ti auguro molta felicita’.

    Stefano

    • Exodus scrive:

      E’ vero, la persona che scrive oggi è una persona diversa rispetto ad un anno fa. E’ più matura. E’ più “se stessa”. E credo che abbia sogni “più suoi”, più veri, più… Beh, la strada è ancora tanta, ma tanto è anche il tempo.

  4. pattylafiacca scrive:

    Sylvie, le situazioni esterne cambiano, noi cambiamo, non farti fregare ,va benissimo cambiare, aggiustare i sogni, i desideri. Anche io a volte mi sono sentita responsabile e irritata dal fatto che avevo modificato le mie prospettive e mi ritrovavo quasi a sentirmi in dovere di giustificarmi !Solo tu puoi sapere come ti stai evolvendo, di cosa hai vogliai…Fondamentalmente penso che se dedichi la stessa energia che ci metti per realizzare i tuoi progetti e ne dedichi altrettanta verso te stessa, la tua interiorita’,consapevolezza, conoscenza allora il dentro sara’ in armonia col fuori, le cose scorreranno in meniera molto piu naturale e tu stessa “sentirai” in maniera chiara cosai hai fatto, chi sei e dove stai andando.Non so se mi sono spiegata !

  5. precaria09 scrive:

    Ma… Non sapevo che anche tu fossi un’aspirante scrittrice, proprio come me! Bene, mi sei ancora più simpatica, ora🙂 Penso che sia giusto ogni tanto fermarsi e fare il punto della situazione. Mi pare che tu stia seguendo la strada giusta. Mi piace come ragioni. Sei razionale, ma non dimentichi i tuoi sogni, e sai che la strada per ottenerli è lunga e faticosa. Brava. Io ti auguro tutto il bene di questo mondo e anch’io faccio il tifo per te! P.S. Come vedi sono tornata!!

  6. Marco scrive:

    Una parte del segreto sta nel ridimensionare e reindirizzare le aspettative. Il mutuo è un furto, piuttosto vivere in un monolocale, sempre sul lago.

  7. Marco scrive:

    + ridurre i bisogni ed i consumi, per ottenere libertà!

    • Exodus scrive:

      Ciao Marco,

      desidero porti una domanda, ma sei libero di non rispondermi, è questa:

      premetto che:

      io vivo come una specie di monaco, non ho TV, vedo qualche film su un vecchio portatile che grazie ad alcuni accorgimenti va benissimo, tutte le mie ferie sono da anni a km zero, spendo pochissimo,, preparo da me le torte, non compro il pane, non voto da dieci anni tranne che per il referendum sul nucleare, pratico sport regolarmente, sono entrato due volte in un locale, non vado in pizzeria ma cucino io per me e per amici, ho comprato casa e fatto con amici tutti gli interventi, a costo zero, il riscaldamento è sempre sui 15 gradi max…

      e questo è il tipo di vita che amo, l’unico che oggi potrei vivere tra l’altro perchè le altre forme… mi annoiano profondamente.

      Bene. La domanda:

      Ma credi sul serio che ridurre, eliminare i consumi voglia dire “libertà”?

      Pensi che io sia più “libero” in quanto quasi-azzeratore di consumi rispetto ad un’altra persona che lavora dodici ore al giorno? Per quello che ho sperimentato io, e la mia famiglia prima di me, ti assicuro che quando sono arrivato a questo stadio di “basso consumo”, la “libertà” che ne ho ricavato rispetto a prima che consumavo di più è… ZERO. Sul serio, se una persona guadagna meritatamente di più e spende di più, se parliamo di meno consumi e bisogni (materiali), non sarà “meno” libera di me.

      Analogamente, se arrivasse una stretta economica, con perdita di lavoro, etc, io col mio consumo basso potrei tirare avanti due-tre mesi in più di un altro, ma alla fine crollo cmq. Anzi, chi guadagna di più e lavora di più può anche accumulare ed investire di più. E’ probabile che ne esca molto meglio di me. Questo solo per dire che, parlo per me, non ho mai conosciuto qualcuno di più “libero” SOLO perchè ha ridotto i consumi.

      E i BISOGNI nel vuoto di tempo libero in cui vivo ogni giorno, addirittura aumentano: hai più tempo e spuntano nuovi bisogni che preso dalla fretta prima non avevi. Nuovi desideri, idee, ambizioni. E queste cose succhiano via ancora più libertà. Hai ancora più Bisogni da soddisfare, in termini di calore umano, di ricerca del senso di una vita, di desiderio di avere un potere su di una vita che ti sfugge… Non so se mi spiego…

      Togli i bisogni “materiali” e ne arriveranno tanti altri, ancora più pressanti, di varia natura, psicologica, spirituale, culturale, che comunque non riuscirai a soddisfare. Alla fine comprendi che la ricerca di una vera pace, libertà, si dovrà operare fuori dai binari del dualismo “consumo-non consumo”. Completamente fuori. quella è solo la ciliegina sulla torta. Ed è anche la parte più facile, in quanto “basta volerlo”. Potrà risultare difficoltoso, ma se io voglio spendere di meno, posso farlo quando voglio se sono fermamente convinto. Ma ottenere più soldi dal mio lavoro? Beh, quello anche se sono davvero convinto è molto difficile. Ed essere amato come voglio io? Anche lì. posso essere convinto quanto voglio, ma magari non succede lo stesso.

      Posso tagliare tutte le mie ferie in cinque minuti, ma ottenere una buona salute? Beh, quello non posso farlo quando voglio, ti assicuro.

      Mi fermo, era solo per dire che la ricetta del “minor consumo”, non garantisce niente, non è niente, (anzi a livello economico sarebbe un disastro che porterebbe povertà., ma è un’altra storia).

      Pace, soddisfacimento dei bisogni e libertà, non stanno lì, è ovvio, se fossero davvero lì, tutti li avremmo già abbracciati, siamo stupidi ma quando una cosa funziona, non ce la lasciamo sfuggire di certo. Noi SAPPIAMO che la ricetta non è nel minor consumo, nell’avere meno beni materiali o una vita con pochi impegni, lo sappiamo fin nel profondo del midollo che lì non c’è quello che cerchiamo.

      Ciao.

      • sesto rasi scrive:

        Ottima analisi che sgombra il campo da un equivoco classico: quando non ci si sente come si vorrebbe si dà spesso la colpa alla prima cosa che ci capita a tiro (che, ça va sans dire, non c’entra quasi nulla o, caso ancora più insidioso, è responsabile per il 10%). bravo exodus.

      • Marco scrive:

        Ciao Exodus, io noto che avere necessità di comprare merci per ottenere uno status sia una schiavitù: in questo senso liberarsi da questi bisogni indotti rende più liberi. Io non ho l’auto, nè la TV, mi so arrangiare quasi per tutto, abito in una piccola casa senza mutuo e mi sento meno soggetto ad obblighi di altri, perchè posso risparmiare soldi che mi serviranno a “comprare” ciò che mi serve veramente: nel mio caso il tempo. E’ giusto però che chi ha aspirazioni diverse si comporti in maniera diversa. Secondo me la libertà consiste già nel saper fare questo discernimento.

      • Fabio scrive:

        @Marco,
        sono solo parzialmente d’accordo con te, nel senso che ovviamente, se non ho un mutuo, sono più sereno e libero, come affermi.
        Se non compro un maglione di marca, invece, perchè dovrei sentirmi più libero?
        Il solo fatto di non comprarlo non ti assicura affatto il non desiderarlo più, anzi, semmai ti assicura solo di continuare a essere schiavo di un desiderio, per giunta insoddisfatto.
        La soluzione è interiore, è complicata e comprende, ad esempio, l’idea di smetterla di mettersi in competizione con gli altri.
        Ciao🙂

      • Exodus scrive:

        A dire la verità io ero stressato quando pagavo l’affitto. In realtà non mi stresso per un affitto, ma serve per dire che mi sento più libero adesso con un mutuo prima casa. Il motivo è semplice, matematico ed economico: prima arricchivo un padrone di casa, adesso investo per me stesso. E investire per sé stessi credo sia una cosa molto importante. In generale, non solo sotto l’aspetto economico. Certo, sarebbe meglio non dover pagare né l’uno né l’altro, ma ahimè…

        Però ammetto di essere proprio cerebralmente vecchio, non capisco più un mondo in cui si preferisce pagare un affitto piuttosto che investire per sè stessi. Certo, un mutuo fa paura, ma l’alternativa non fa paura, conduce direttamente alla povertà nel lungo periodo. Vi assicuro che conosco persone che, emigrate, hanno lavorato una vita per ritrovarsi con NIENTE solo perché non hanno mai voluto investire su qualcosa di, in fondo così semplice come un tetto di proprietà sopra la testa. Certo occorre aspettare il momento opportuno, trovare ciò che si desidera, visitare molto, non avere fretta e controllare mille volte, ma alla fine ne vale la pena.

        Dal punto di vista finanziario, non c’è alcuna forma di risparmio che nel lungo periodo possa compensare la perdita derivante dal pagamento pluriennale di un affitto. Posso risparmiare quanto voglio, ma se pago l’affitto e un altro no, se l’altro paga un mutuo, alla fine l’altro avrà un capitale rivalutato, io niente.

        Negli ultimi quarant”anni il miglior investimento in assoluto, ciò che ha costruito la ricchezza delle famiglie, che ha permesso ai giovani il livello di studio di cui godono adesso, sono stati i BOT di Stato, subito dopo viene il mattone. Ma se considero il risparmio derivante dal non aver pagato l’affitto, il mattone diventa di gran lunga la forma di investimento più redditizia. Ora, è chiaro che io posso anche lavorare come un mulo, ma se un altro guadagna meno di me ma ha investito in una casa, alla lunga sarà più ricco di me.

        Lo stress del mutuo? Dovrebbe stressarmi il fatto di arricchire altri, non lo stress del mutuo! E’ tutto nella testa. Ci sono infermiere in grado di occuparsi di arti amputati senza perdere la testa, salvando delle vite. Appena hanno a che fare con i soldi tremano. Ci sono milionari che rischiano come forsennati senza timori. Però appena vedono il sangue non tremano, svengono. Una ha paura di perdere soldi, l’altro ha paura del sangue. Di fronte a questi eventi si paralizzano. Chi ha ragione e chi ha torto? Nessuno dei due, hanno solo paure diverse. Non è una difesa del mutuo, ma come al solito, la differenza non sta nel fare “la cosa Giusta” ma nella testa delle persone, nelle loro paure, nei pregiudizi.

        Scusate, di solito non parlo di economia e soldi, è solo che, come’è noto c’è il “consumismo” che è alienante, ma negli ultimi anni c’è anche l’idea di “anti-consumismo” che, in quanto tale, a volte, è semplicemente aberrante. E’ il miglior modo per diventare schiavi a vita. Le persone che per me meglio hanno rappresentato il rifiuto di adeguarsi ad un modello economico che non sentivano proprio, al tempo stesso sono state quelle che meglio hanno saputo investire e capitalizzare i loro guadagni. Ovvero: sapendo trattare bene i loro soldi, con molto buon senso e calcolo, sono anche riuscite ad eludere le imposizioni di una Società fondata sul denaro e a vivere in fondo come desideravano loro.

      • Marco scrive:

        Bella discussione, con problemi profondi e non banali. Espongo per punti alcune convinzioni personali come contributo:
        – premetto che, tranne per i 15° max, vivo felicemente come descritto da Exodus (anzi, come dicevo non ho nemmeno necessità dell’auto, avendo preso casa vicino al luogo in cui lavoro)
        – sul tema mutuo, sarò ovvio ma a me la cultura del debito non piace: compro una cosa quando hio i soldi per farlo, in alternativa mi accontento di una cosa che costa meno, sempre quando ho messo da parte il necessario. L’affitto sono soldi che escono senza essere proprietari ed un mutuo sono interessi ragalati ad una banca (restituisci circa 120k se te ne prestano 100).
        – riguardo ai consumi indotti ed al liberarsene, guardandomi intorno noto che per molti sono un’imposizione, quand’anche inconscia. Solo pochi comprano una maglia di marca proprio perchè lo desiderano. La libertà è, infatti, dal desiderio stesso; libertà di pensiero. Il consumo è UNA delle schiavitù. Poi non è tutta lì la ricetta, forse ho sitetizzato troppo… Dopo entra in gioco il “liberi da” e “liberi di” espresso da Perotti. Ci sono infine cose che uno non può scegliere nè controllare in toto, nessuno lo nega: (aumento di stipendio, salute, amore)… ma fa parte del compromesso che necessariamente bisogna trovare.
        – più una persona ha spese meno è libera, nel senso che dovrà lavorare per pagare ad altri quei soldi; a meno che il guadagno non sia esponenziale alle ore lavorate, non ne vale la pena. Vedo gente che guadagna il doppio di me ma riesce ad arrivare a fine mese senza un soldo, solo perchè spende male o per oggetti inutili, solo per gratificarsi con l’acquisto
        – avere più tempo significa avere maggior libertà di soddisfare i bisogni veri (spirituali, culturali, esistenziali) che nella vita frenetica sfuggono e che intrinsecamente non si acquistano.
        – ultima nota su quanto scrive Sylvie, sullo scrittore/scrivente e sui necessari compromessi della vita. Non so se chi pratica DS lo faccia poi per approdare alla scrittura, ma devo confermare che è così anche nel mio caso e mi pare che la percentuale (visibile) sia significativa, o almeno appare significativa perchè visibile. Mi pare tuttavia che un collegamento downshifting/desiderio di dedicarsi all scrittura (“mestiere” che richiede tempo e dedizione monastica) ci sia, anche caratteriale. Anche se appena diventa mestiere si snatura, e forse proprio per questo si sta così in equilibrio su questo filo..
        Ciao a tutti!

      • Exodus scrive:

        Dico una cosa sulla scrittura:

        io scrivo da anni circa cinque pagine di diario al giorno, poi butto tutto perchè non saprei cosa farne di tutta quella roba, mi piace solo scrivere, non rileggo mai. Scrivo a mano in quanto mi piace la calligrafia, mi applico a scrivere bene e piano, mi rilassa, mi permette di “fermare il tempo”. Ho scritto diversi racconti, devo averli da qualche parte, ma forse li ho buttati; uno dei racconti ormai avrà raggiunto il migliao di pagine, ma non ho limiti imposti. e questo è il “piacere di scrivere”.

        Parliamo di vivere di scrittura, o semplicemente di farsi leggere.

        Quello è davvero difficile perchè non importa quanto io bene o male scriva, io non rileggo ciò che ho creato, leggo Stephen King, o altri mostruosi professionisti in vendita a quattro euro l’uno che scrivono delle cose meravigliose, entusiasmanti, leggo Erodoto, Platone, Seneca, la Bibbia, il Canone Pali. Io leggo il meglio. Io non sono il meglio. Non sono bravo come loro nè un professionista della scrittura. Ora, se io volessi, per assurdo, dedicarmi a tale professione, non lo farei. Non solo per ciò che ho scritto, ma per un motivo ancora più banale: oggi la differenza tra uno scrittore bravo letto e uno non letto (ammettiamo che sia bravo) è… la pubblicità, il marketing, la promozione di sè stessi. Vi assicuro che moltissimi autori italiani se non avessero alle spalle le case editrici che gli organizzano gli incontri, la visibilità, le interviste, non venderebbero dieci copie. Metti il loro libro in bancarella, attorniato da altri, arrivo, li apro, guardo il tipo di scrittura, alla fine mi fermo su pochi titoli, che rappresentano il meglio. Però, se si tratta un tema che va di moda, se c’è stata una buona presentazione radiofonica, se l’autore è anche un imbonitore che vende il suo prodotto come fosse un elisir, allora è probabile che anch’io sia spinto a comprare.

        Come in tutte le professioni, la pubblicità è l’ossigeno per lo scrittore.

        Ma a me piace solo scrivere, il resto mi annoia. Sempre per assurdo, se dovessi scrivere per vivere, mi annoierei a spiegare perchè scrivo così, cosa voglio dire, qual’è l’importanza dei miei libri, e cose così… Clive Cussler è un bravissimo autore, ma prima di questo è stato uno dei pubblicitari più creativi e ben pagati. Adesso può benissimo farsi scrivere i libri da co-autori, mettere il suo nome e il libro va…

        La scrittura è qualcosa che hai dentro. La capacità di sedurre, la capacità di marketing probabilmente pure. Ma non è detto che stiano insieme nella stessa persona. E non è detto che un professionista della scrittura finisca con l’amare ciò che scrive. Michael Crichton è stato forse l’esempio più lampante di queste capacità coniugate, come Cussler. Salinger invece ha scritto per sè stesso rifiutando ogni contatto con il mondo.

        Se ami scrivere lo fai quando vuoi, se deve diventare un mestiere, devi chiederti se ameresti anche quel tipo di vita in cui l’esposizione è necessaria. Può volerci una dedizione monastica nella scrittura, ma se sei davvero un monaco, non riesci a pubblicizzare il tuo libro come vorresti. In questo caso occorre, in compensazione, una buona dose di fortuna.

        Ciao.

  8. sesto rasi scrive:

    LSS, io trovo nel tuo SAL (Stato Avanzamento Lavori) tutto quel che mi piace:
    – un progetto pensa in grande, ma una volta che lo metti in opera rivela tante ingenuità e imprevisti; anzi in questo tipo di progetti capisci meglio cosa davvero volevi solo in corso d’opera.
    – quello che uno sta vivendo non è di solito da buttar via, anche se imparare a viverne e interpretarne meglio i contrattempi è difficile. E poi evolve che noi non ce ne accorgiamo nemmeno
    – le aspirazioni possono essere comunque sincere: non perdono valore se cozzano con la realtà e con la nostra limitatezza (accettae l’una e l’altra, mica far finta di niente, è coraggio).

    Lungi da me fare una lezioncina: sto vivendo queste cose e di giorno in giorno, sono riflessioni che si modificano. Buttarle giù sul mio o altrui blog mi aiuta.bye

  9. extramamma scrive:

    Un progeto importante si realizza a tappe, mi sembra che tu sia sulla buona strada!

  10. Margot scrive:

    Non dire fallito!!!! You’re on your way….e sottolineo your….

  11. […] fare i conti con me. Prima che con tutto il resto, con me prima che col lavoro, con Milano, con il mutuo e via […]


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