Ciambellone Emotivo (o alla downshifting)

Mariarosa Bertolini

Questa mattina mi sono svegliata prestissimo. Fa freddo, è ancora buio e io avrei tanta voglia di fare una cosa d’altri tempi.

Nel silenzio della mia cucinetta, col sole che ferisce gli spazi degli scuri di legno alla finestra, vorrei cucinare per poter nutrire delle persone che amo. Cucinare una cosa semplice, morbida, pronta per il momento in cui la casa si animerà di voci e presenze concrete.

L’ho mangiato per una vita, inzuppato nel latte la mattina prima di andare a scuola. Per me non è solo un dolce, è un ricordo, il sapore di tanti anni. È il vento pungente delle colline da dove vengo, la voce di un’insegnante, la soddisfazione di un’equazione risolta, i pomeriggi liberi passati in piazzetta. La pallavolo, la sala giochi, l’odore di casa.

Prepararlo è come calarmi nella donna che non sarò mai, quella che pensa a far crescere, a scaldare gli altri, qualcuno che con la semplicità e la naturalezza ha sconfitto il tempo e la paura, qualcuno che lo faccia per un’esistenza intera.

Bisogna cucinarlo in vestaglia, assolutamente spettinati, con lentezza (che tanto la ricetta è veloce) e in silenzio, ascoltando i rumori della casa che si sveglia. Avete presente l’aristocraticona Csaba? Ecco, l’esatto negativo, il contrario, l’opposto, l’inverso. Senza palo nel culo, insomma.

Ciambellone Emotivo 

Ingredienti

500 g di farina 00

300 g di zucchero (vi avviso: non è dietetico, non ci penso nemmeno)

170 g di burro (idem come sopra)

4 uova (almeno allevate a terra!)

1 bicchiere di latte (uguale di che tipo)

1 pizzico di sale

1 bustina lievito vanigliato Bertolini

Preparazione

  • far sciogliere il burro a bagnomaria (normalmente io brucio le tappe e scaldo sul fornello, ma con questo ciambellone non fatelo, per favore), nel frattempo preparate gli altri ingredienti e guardate le strade deserte fuori dalla finestra
  • far raffreddare il burro appena sciolto, non vi piace sedervi in poltrona a occhi chiusi, in ciabatte, e sentire l’aria che passa davanti al vostro naso?
  • in una ciotola grande versare il burro liquefatto e aggiungere mescolando: zucchero + uova + sale + latte + farina
  • lavorare con calma e serenità l’impasto, convincendo ogni grumo a sciogliersi fino a raggiungere una densità liscia e cremosa
  • aggiungere il lievito Bertolini all’impasto, sorridere di dolcezza al ricordo della piccola Mariarosa e farlo sparire nel composto
  • imburrate senza paranoie uno stampo col buco in mezzo (25 cm diametro), spolverate di farina e versate dentro l’impasto, in modo che la massa si disponga in modo … più o meno razionale?
  • riscaldate il forno a 240° e cuocere per ca. 50 minuti 
  • non spolverate con zucchero a velo, non farcite con niente, è ottima così, senza imbellettamenti e sprofondata nel latte

Ah, non pensate alla mise en place. Sono tutte cazzate.


7 commenti on “Ciambellone Emotivo (o alla downshifting)”

  1. Exodus scrive:

    🙂

    Io faccio la torta tutti i week e la consumo durante la settimana, a colazione. Mi rilassa. Uso la macchina del pane.

    Senza palo nel hemmm… si quello insomma.

    3 uova, 400 g farina 00, 180 gr. zucchero grezzo di canna, 1 megacucchiao di miele, 1 megacucchiaio marmellata, 12 noci tritate (le trito io, mandorle quando le trovo fresche), 8 cucchiai di olio di semi di girasole (niente burro, la mattina mi appesantisce troppo), 1 bustina lievito, mezzo bicchiere di acqua.

    Sbatto tutto, con calma, prima i liquidi poi si solidi per farlo venire più morbido, quando è tutto pronto metto nella macchina del pane, lancio… Una bontà !🙂

  2. pattylafiacca scrive:

    Queste sono le cose importanti della vita, secondo me.

  3. Giovanni scrive:

    Mia nonna ci aggiungeva la buccia di limone grattugiata.

  4. Sì, è vero: chissenefrega della mise en place!
    (Anche se il blog dell’aristocratica Csaba su Vanity Fair ogni tanto lo guardo)

  5. Fabio scrive:

    Questo è anche il piacere di vivere!! Brava vedo che fai progressi!

  6. Stefano scrive:

    “Prepararlo è come calarmi nella donna che non sarò mai, quella che pensa a far crescere, a scaldare gli altri, qualcuno che con la semplicità e la naturalezza ha sconfitto il tempo e la paura, qualcuno che lo faccia per un’esistenza intera.”

    Sylvie,

    Fai attenzione ad usare parole come MAI o SEMPRE, soprattutto quando parli di te, delle tue possibilita’. Se sei capace di vedere e di descrivere una donna cosi’, allora puoi sicuramente diventare una donna cosi’. Se poi decidi di non esserlo, allora e’ una scelta.
    Buon ciambellone.

    Stefano

  7. Silver Silvan scrive:

    Usale, usale, le parole mai e sempre. Non se ne può più dei diplomatici: meglio mangiarseli, con una bella spolverata di zucchero a velo; sperando che non siano impregnati di alcool e di alchermes; ci tengo alla salvaguardia delle coccinelle, io.


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