I consigli degli Altri: la SylviePhylosophie

Atena (io sono luce), Davide Puma- http://www.premioceleste.it

In questi giorni fitti di eventi nel mondo e dentro di me, mi è capitato di riflettere soprattutto su una cosa.

Quando scambio opinioni sul lavoro e sulle altre disgrazie della vita, una delle frasi che mi sento più spesso ripetere da amici, familiari, blogger, conoscenti & co. è:

Ma fregatene, cerca di fartelo scivolare addosso.

Orbene. Apparentemente è un consiglio ottimo, dato con la migliore delle intenzioni e… forse ad un certo punto diventa anche vero ma…

e se io invece non fossi così?

Sapete cosa penso?

Che io non sono fatta per farmi scivolare le cose addosso. Non  posso passarci sopra. Per me le parole e le azioni degli Altri nei miei confronti sono importanti, non posso fregarmene. Se qualcuno mi offende, mi mente, mi fa soffrire, mi usa, io non voglio che questo mi scivoli addosso, che mi sia indifferente. Non sono, e non voglio diventare, un essere impermeabile, perché poi non passa più niente, né il brutto né il bello. Io invece voglio sentire tutto.

Io credo di dover essere coinvolta, con misura e buon senso (ma a volte anche no), in quello che mi accade intorno, e credo anche di dover reagire ed esprimere me stessa, cercandomi e individuandomi ogni volta, non diventare sorda e selettiva, scegliendo di considerare solo quello che comunemente si presume mi faccia stare bene.

Voglio accogliere, capire, digerire, metabolizzare e incasellare nel luogo giusto gli eventi e le persone. Ma non farmele scivolare addosso come fossi una fredda entità viscida, volta solo alla preservazione.


32 commenti on “I consigli degli Altri: la SylviePhylosophie”

  1. Silver Silvan scrive:

    Bah, una che si lascia scivolare addosso le cose, mi sfugge come faccia a preservare qualcosa. E’ proprio il contrario, caso mai.

  2. pattylafiacca scrive:

    Sono sostanzialmente d”accordo con te. Voglio pensare che chi dice così, intenda amorevolmente dire “cerca di relativizzare che nella vita ci sono problemi più gravi” .Il nostro cervello, l’inconscio registra tutto perfino mentre dormiamo, figurati se si riesce a scegliere cosa far entrare e cosa no di quello che ci capita da svegli ! Certo, bisogna imparare a non farsi sporcare dentro dalle zozzerie che succedono fuori perchè davvero non ne vale la pena ma ambire a “farsele scivolare addosso ” io la trovo una grossa ipocrisia, una chimera e forse, come scrivi tu,nemmeno io la voglio perchè allora se niente importa davvero si stà un po ‘mentendo a sè stessi…Poi, pensare positivo, immagini e pensieri belli certamente sono energeticamente più proficui delle bassezze che subiamo però lo schifo esiste, bisogna prenderne atto e magari cercare di non focalizzarsi su quello ma su sogni , desideri, progetti, cose semplici e belle della vita che viviamo ogni giorno..

    • Silver Silvan scrive:

      Non solo: per conoscere lo schifo bisogna guardarlo e metterlo in relazione al resto. Altrimenti quello che non lo è sembra scontato e ordinario.

  3. lacrespa scrive:

    Secondo me l’ importante è selezionare quello per cui vale la pena combattere, e farsi scivolare addosso tutto ciò che è poca cosa. io almeno faccio così…

    • Silver Silvan scrive:

      Buffo, io avevo pensato proprio alla distillazione di un profumo. Qualsiasi esperienza evapora e ne rimane una traccia odorosa: quello che evapora è quello che è volatile. Interessante tema, quello del post. I miei complimenti, signorina Sylvie.

  4. Marco scrive:

    Saggezza..

  5. discernere…..a volte sarebbe sufficiente…spesso investiamo energia in emozioni e per cause che in realtà non meritano un minimo di attenzione…ritengo che la cosa su cui dovremmo investire tanto è affinare la nostra capacità di discernimento…quella si che ci aiuterebbe, non ad impedirci di percepire il bello e il brutto della vita, ma più semplicemente per cosa vale la pena viverla…Un abbraccio a tutti.

  6. Exodus scrive:

    # Sylvie,

    tieni conto che in realtà noi non percepiamo proprio niente, meno di briciole del mondo che ci circonda. Noi siamo staccati dal mondo, noi riusciamo a percepire qualcosina solo grazie a SOLI cinque sensi. E stop. E tutti e cinque molto limitati. Noi, COMUNQUE percepiamo frammenti infinitesimali. Sylvie, non ti preoccupare, non ti sfuggirà nulla ti è già sfuggito tutto. Quello che rimane nella rete sono brandelli di suono che un cane sente molto di più, di odori, sofisticati come non mai e sintetici, non cogliamo gli odori veri della natura, tentativi di esplorare con il tatto che ormai se tocchi qualcuno quello chiama il 113 e ti denuncia per molestie sussuali, bisogno di occhiali e di lenti correttivi perchè non guardiamo più a tre-cinque metri com’è naturale per i nostri occhi ma a cinquanta centimetri circa, così anche la visione viene censurata, non ci sono più paesaggi, solo edifici, video, schermi. Non parliamo poi del gusto, è un senso che praticamente non usciamo e se lo usiamo è ingannato.

    Ecco, questi cinque malandati sensi trasmettono informazioni, sensazioni al tuo cervello (stancaSylvie-stancocervello) che elabora, elabora… ma…

    capisci… sta entrando spazzatura… e sta uscendo spazzatura… Tu non vuoi che ti scivoli addosso, ma è spazzatura. Sembra oro, ma è spazzatura.

    Noi non cogliamo le energie che ci sono intorno a noi, qualcuno forse riesce, ma non ne ha i mezzi, non cogliamo le variazioni di suoni, di colori, di calore, le auree delle persone se non in maniera grezza, non abbiamo tempo per educare i sensi a questo, ammesso che riescano, cosa rimane? E tu vuoi trattenere questo?

    Adesso ti rivelo un segreto, solo quando lasci andare tutto puoi davvero cogliere tutto. Altrimenti la spazzatura blocca il flusso. Più llasci andare più entra, più trattieni meno roba entra. Lo so per esperienza, fidati, più lasci andare più il flusso in entrata di sensazioni, meraviglia, consapevolezza si accresce. Non si perde niente.

    Il mio hard disk è pieno di roba che non mi serve. come faccio a far entrare la roba che mi serve? O compro un nuovo hard disk (nuovo corpo), oggetto la roba inutile, già vista, e mi vedo nuovi film, mp3, nuove cose.

    Temiamo di essere imbecilli che se non trattengono le cose le cose scompaiono. La mene non è così. Basta che modifichi una sinapsi e quel ricordo, quell’informazione, sensazione, passione rimane in te. Una su qualche miliardo di combinazione. Non hai bisogno di trattenere il ricordo, uditivo, visivo, sensoriale, emotivo, tattile, è già fisicamente scolpito all’interno dell’hard disk, ma più trattieni il ricordo più viene compromessa la facoltà di accedere all’informazione. E’ lì ma non la raggiungi appunto perchè la cerchi invano. Se la cerchi tu, la funzione TROVA che è naturalmente in noi non si attiva. Getta tutto, non andrà via, è fisicamente scolpita. Non se ne va neanche se tu vuoi che se ne vada, figurati!

    Al contrario, fissare l’attenzione su alcune cose, rende davvero “sordi e selettivi”.

    E poi ci sono altri sensi, meravigliosi, che oltrepassano i cinque che ho citato e che neppure conosciamo, ma anche quelli si attivano solo quando apri la mano e lasci andare le cose. O apri lo stomaco e lasci andare la rabbia.

    Ciao.

    • LaStancaSylvie scrive:

      Ciao Exodus,
      io sai che faccio fatica a capire? Nel concreto, intendo, nella pratica. E non è che non ti creda, eh! Se era felice (perché poi lo scopo di tutto è quello) anche lo scrittore che non si dava pace (commento altro post), allora non capisco! Mi sa che sei troppo avanti per me.

      Io non intendo poi dire che se LaMortaFelice mi fa un torto che mi fa arrabbiare mi chiudo in casa e ci rimugino piangendo per giorni senza mangiare. Intendo che se mi fa un torto vado da lei e le dico che non si azzardi più.

      Se il mio lavoro non mi piace non riesco ad andarci tutti i giorni comunque e fare finta di niente tanto perché mi pagano a fine mese, no, ci vado perché devo pagare l’affitto, ma nel frattempo cerco di capire come renderlo piacevole (scrivendo – limitandomi nelle esagerazioni di un tempo, quello sì!! – cercando di mettere i miei capi di fronte alle loro fragilità, smascherandoli oppure “ingannandoli”, a seconda della situazione).

      Poi guarda, è inutile nascondersi: io sono una pellicola impressionabilissima con paranoie e fissazioni e ragionavo su quanto uno si deve “migliorare” senza diventare un’altra persona che non è. O è quello lo scopo?

      Insomma, mi sa che sto … ancora missing the point, giusto?

      LaStancaSylvie

      • Exodus scrive:

        Azz… parlo e scrivo benissimo il francese ma con l’inglese sono una frana. Missing the point vuol dire che “manca il punto”, non sei arrivata al punto?

        Ok, vediamo… Certo nella pratica per me è molto semplice perché è come percorrere la strada di ogni mattina, ma uno che non l’ha percorsa non riesce a districarsi in mezzo agli incroci. Non perché la strada non ci sia, ma perché non è usuale.

        Naturalmente il punto non è comportarsi o meno in un modo, anche se prudenza sarebbe necessaria. Ma parlo io che ho mandato il mio capo a quel paese davanti ad altri (efficace ma non lo rifarei). Il punto è il distacco. Fallo e basta. Non ripensarci. Sparale. Ma poi non provare strascichi emotivi. O fai quello che ti chiede. Ma non provare strascichi emotivi. Vedi, vittoria o sconfitta nella propria vita non è cambiare il comportamento degli altri, affatto. Altrimenti sei sempre succube del loro comportamento di quel giorno. La vera vittoria è che cmq si comportino e qualunque sia la tua reazione (accettare o sparargli) un minuto dopo si rientri nella propria pace e tutto scivoli addosso. Ma come si fa? La mia nipotina non sapeva che doveva camminare, ma vedeva tutti che camminavano e ha capito che doveva farlo. E l’ha fatto. E coordinare quella serie di movimenti non è affatto semplice all’inizio. Il problema è che nessuno “cammina” in quel modo, quindi a nessuno viene in mente che nella vita si vince non quando ci si impone ma quando, cmq vadano le cose, a te va bene lo stesso perché non dipendi da esse. Rimani sì “impressionata”, ma per un minuto, poi scivola tutto.

        Perché scivola tutto? Perché ti sforzi? No. Così non funziona. Rimani serena perché sei felice di vivere. E hai compreso che quel lavoro non significa nulla. E’ al tuo servizio, ti fa pagare le bollette, i manager sono al tuo servizio anche se non lo sanno, perchè con le loro cavolate, le loro etc, etc… ti stanno permettendo di realizzare piano piano un sogno, un progetto… Se tu rimani serena e loro sclerano loro sono al tuo servizio. Se tu scleri, soffri, rimugini, tu sei al servizio di qualcun altro. Sfruttare chi sta sopra di te, ridere delle sue miserie senza esserne toccato, oppure provare compassione ma stando cmq liberi è ciò che, oltre l’illusione della gerarchia, che non significa niente è solo illusione. Si può essere all’ultimo posto e invulnerabili e al primo schiavi.

        (C’era Kobo Daishi che ha fondato il buddismo shingon che lo spiegava meglio, ma solo ai suoi iniziati!)

        Come si fa, di nuovo? La domanda non è questa. La domanda è: tu vuoi farlo? Vuoi essere libera?

        Attenzione, la libertà non rispetta mode, vincoli ed immagini, anzi spesso è invisibile. E, ho visto, anche la ricchezza, la saggezza, e molto altro sono invisibili, non vengono divulgate, se ne gode e basta.

        Lo scopo alla fine dovrebbe essere “essere sè stessi”, non un altro. Ma se tu sei, come scrivi, “impressionabile, con paranoie e fissazioni”, allora ACCETTATI. “Sì, sono impressionabile, con paranoie e fissazioni” e questa e la mia natura. Solo se accetti QUESTA StancaSylvie potrai riposarti un po’. Se ti accetti così come sei, senza cercare di modificarti (“migliorarti”) puoi “lasciar andare” le cose, se lo vorrai. Ma se non accetti ciò che senti di essere “impressionabile, etc…” sarai sempre in cerca di “miglioramenti”.

        ATTENZIONE: non cercherai solo di “migliorare” LastancaSylvie. Ma anche le cose attorno a te. Il fidanzato. I collaboratori. Il luogo di lavoro. L’azienda. I progetti. Il mondo intero. Il mondo intero, in quel caso, non potrà essere “ciò che è”. Mi fermo qui, spero di essere riuscito a trasmettere quale inferno diventa il mondo in questo modo, a nessuno sta bene, e tutti cercano di “migliorare” tutto. Il risultato è, è sempre stato, e sarà sempre… un inferno.

        Quella strada la percorro da anni e la conosco.

        Vuoi essere come lo scrittore felice di scrivere ma che non aveva pace? Il primo passo è semplice: dici a te stessa “sì, sono felice di ritrarre sempre la grottesca organizzazione per la quale lavoro e so’ che non avrò mai pace in questo modo. Niente pace, relax e deowncomesichiama. Lo so e lo accetto”. E’ un passo importante. Magari da lì, conoscendo il punto in cui ti trovi esattamente, la forza e la debolezza, puoi prendere il timone e decidere in quale porto andare, rimanendo sempre te stessa, e non cercando di cambiare il mare su cui navighi, i compagni di viaggio, la barca che è scassata, i porti che non sanno accoglierti.

        La “pratica” di tutto ciò è molto semplice. E’ come pagare le tasse sulla busta paga. Alla fine le paghi e basta, lo accetti e neanche ci pensi. Vuoi dirmi che non riesci a dormire pensando alle trattenute in busta paga? La vita è lo stesso, pagane il prezzo con semplicità, vedrai che sicuramente sarai più felice.

        E se dopo quanto ho scritto sei più confusa di prima, sappi che è normale, sapessi quanti anni ho impiegato io! Però è andata sempre meglio, alti e bassi ma oggi sono felice🙂

        Ciao e buon week end!

  7. ciskje scrive:

    🙂
    non servono commenti al tuo post, sacro sante parole per dimostrare che siamo vivi ed interattivi

  8. AD Blues scrive:

    Ci sono cose insignificanti che non meritano di intasare la nostra vita ed i nostri sentimenti, altre per cui invece vale la pena di combattere.
    Basta avere chiama la propria scala di misura.

    —Alex

  9. Silver Silvan scrive:

    Cara Sylvie, stamattina quando ho letto questo post la frase che mi ha colpito è stata -e se io invece non fossi così? Certo che non sei così, altrimenti non ti verrebbe nemmeno il dubbio. La maggior parte delle persone, quando hai un dolore o un periodo orrendo da affrontare, ti dice di non pensarci, di distrarti: in realtà, allunghi solo i tempi di elaborazione del problema dando retta a consigli così idioti. Per smaltire, bisogna digerire e finché non hai digerito non smaltisc: ogni distrazione allunga i tempi di elaboborazione, molto personali. Quindi, quando ti dicono di fregartene o di distrarti, sappi che hai una (rara) certezza: hai un idiiota inconsapevole davanti al quale non è mai successo niente di significativo nella vita. E’bello, avere certezze nella vita.

  10. Felice scrive:

    Ti seguo da un bel po’ e questo è il post, a mio giudizio, più vero che tu abbia scritto. Grazie!

  11. Silver Silvan scrive:

    Nella vita si vince?! E chi te lo darebbe il premio? Stoppardi? Caro Exodus, sei l’emblema perfetto di quelli che considero esimie merde. E ci hai pure studiato! E dai anche lezioni agli altri! Di ratto sì vile…

  12. sesto rasi scrive:

    A me Exodus sembra tanto uno di quelli che un giorno, non potendone più (soprattutto di sé stessi , questo è il punto, ma non l’hanno capito) vanno a sbattere contro una scuola di meditazione.
    Tornano che ogni occasione mandata in terra è buona per ostentare di aver ricevuto la verità in concessione; mettono noiosamente in scena un sussiego infarcito di concetti zen imparaticci, che vorrebbe comunicare serenità, ma anche il gatto nota che sono più depressi di prima.
    Predicano. E tu gli dici garbatamente che Coltrane può fare gli assoli di dieci minuti perché ha un sacco di cose da dire, uno di noi diventa uno sbrodgler… ma niente, qualcuno deve proprio perdere la pazienza e mandarli a stendersi!

    Dài, fate buttar lì anche a me una citazione (così esibisco di essere colto, benché limitato all’angusta tradizione occidentale) :

    “L’ambizione, l’avarizia, l’irresolutezza, la paura e la concupiscenza, non ci abbandonano per aver noi cambiato contrada, esse ci seguono fin nei chiostri e nelle scuole di filosofia. Né i deserti, le caverne, né il cilicio, né il digiuno ce ne liberano….”

    Era Montaigne, in uno dei suoi saggi (Essais, per chi parla e scrive benissimo il francese come l’amico exodus) : “della solitudine”.

    non me ne voglia l.s.s se mi sono un po’ allargato sul suo blog, ciao
    s.r.

  13. Fabio scrive:

    Sylvie, condivido ciò che dici, anche io non sono uno a cui piace farsi scivolare le cose addosso. Però penso che uno possa raggiungere la capacità di sopportarne serenamente alcune e poi in un secondo tempo, quando le ha metabolizzate, non farsene più un problema, perchè SA che lui è diventato imperturbabile a riguardo.
    E proprio di questo si tratta, credo, di raggiungere l’imperturbabilità. Non su tutto, appunto, (anche perchè è difficile…), ma in seguito ad un impegno piccolo, crescente e applicato con costanza su quelle 2-3 cose che sentiamo come più fastidiose.
    Io sono convinto che se si inizia una cosa facendo piccoli passi poi si acquista forza e fiducia e si riesce.
    Altro discorso è invece cominciare a fare della propria vita quello che si vuole. Forse ora stai accavallando le due cose, succede anche a me. Vorrei fare altro, per me e per chi mi pare, ma sono schiavo.
    Beh non è facile raggiungere un cambiamento per sè e la propria vita. Ma di sicuro ho capito che non è fatica sprecata…

  14. Silver Silvan scrive:

    Boh?! Sarò troppo drastica se le cose fastidiose le elimino e quelle piacevoli le trattengo? Non capirò mai perché la gente si fa un mucchio di complicazioni inutili. Diventare imperturbabile e farsi quarantamila seghe mentali, quando si fa prima ad eliminare quello che non ti piace e ti disturba per far finta di non vederlo. Non capisco.

    • Silver Silvan scrive:

      Tra l’altro notavo che, il mio, è lo stesso sistema del signor Exodus: altrimenti, non cancellerebbe i commenti della sottoscritta che, evidentemente, non gradisce. Forse la sua imperturbabilità con me non funziona, quindi preferisce usare il metodo drastico: con gli altri, invece, riesce ad essere imperturbabile e a convincersi di non vederli. Bah, l’importante è essere convinti: a casa mia si chiama più banalmente ipocrisia o prendersi per il culo da soli. Contento lui …

      • sesto rasi scrive:

        mi piacerebbe essere imperturbabile; mi piacerebbe correre la maratona in due ore e mezzo; mi piacerebbe avere talento per cose che mi piacciono ma dove è chiaro che sono un mezzo tarlucco;
        mi piacerebbe aver già capito tutto; mi piacerebbe poter dire che del riconoscimento degli altri non mi interessa.

        Ma non è vero, perchè sono limitato; e se mi atteggiassi a quello che si mette sopra, tutti capirebbero che sfuggo al confronto: farei proprio una figura da sfigato (se riesco mi piace evitarlo, come ho detto al riconoscimento altrui ci tengo).

        Poi mi piace il jazz, anche se sono un orecchio di cartone, e il jazz una cosa te la insegna: suonare assieme è come una conversazione: se uno sta facendo il solo, gli altri lo accompagnano, portano su e giù la dinamica cercando di capire cosa vuole fare; a volte glielo suggeriscono, e così via: a turno ciascuno esce dal suo solo e accompagna il prossimo, o talvolta sta zitto e lo ascolta.

        ma perchè poi ste cose le dico a te?

    • Fabio scrive:

      Credo che stiamo dicendo le stesse cose. Magari tu sei più fredda di me e ci riesci meglio. Ma forse anche 20 anni in più di me ti danno una consapevolezza ben maggiore!😉

      • Silver Silvan scrive:

        A qualcosa servirà averceli, che cacchio. Solo gli svantaggi, altrimenti? La fredda sarei io? E meno male. Uno che scrive -sparale e poi non provare strascichi emotivi-, cos’è allora? Un robottino: per carità, ne ho conosciuti tanti; hanno solo un problema. Ogni tanto gli finiscono le pile e si bloccano. In ogni caso, gradirei tanto sapere perché, se uno ha delle risposte (inevitabilmente, le sue, di chi altri?) deve sentirsene fare una colpa: di solito, uno se le conquista sul campo, le risposte, dovrei anche vergognarmi di averle? Poi, si sa, è meglio fare i tremebondi incerti ed esistenzialisti, almeno si fa compassione al prossimo. Ho forse detto: fate come me? Non mi pare. Mi limito a constatare il solito atteggiamento paraculo di chi si dichiara imperturbabile e poi ti cancella i commenti perché evidentemente lo
        perturbano. Certo, fa figo e non impegna, fare il teorico a sproposito. Bla bla bla. Quanto alla modestia e all’arrangiamento jazz, il prossimo non c’è mai quando le sfighe ti vengono a trovare, anzi di dilegua: e io dovrei ambire al suo riconoscimento? Ma sai quanto me ne frega. E’ mettersi sopra, questo? Io lo chiamo prendere atto delle distanze, che siano verticali o orizzontali non è importante.

  15. sesto rasi scrive:

    tu sopra? No, mi sembri decisamente una che si sporca le zampe…non per niente mi sono chiesto perchè lo stavo replicando a te…

    sul fottersene del riconoscimento allora mi chiarisco: se ci riesci brava.
    A me, per quanto abbia studiato da solitario fin dalla nascita (e sono molto meno scarso dei più in materia, fanculo la modestia), sinceramente non riesce.

    Nessuno mi ha mai convinto di saper esistere a prescindere dal mondo degli altri (il nostro amico zen è solo l’ultimo che si è preteso)

    • Silver Silvan scrive:

      Non ho mai detto di saper esistere a prescindere dal mondo degli altri. Ho detto che del riconoscimento, nel senso dell’apprezzamento, me ne frego anche se ammetto che non è sempre facile. Tuttavia, ho capito da un bel po’ che è un potere che attribuisci agli altri, vogliamo chiamarla un’arma a doppio taglio? E gli altri, slealmente, se ne servono sempre, prima o poi. Credi forse che tutte le volte che ricevi un apprezzamento sia sincero? Dipende moltissimo da chi te lo fa: idem dicasi per le critiche, eh, c’è anche per il lato positivo. Sono riti di convivenza sociale, insomma. La valutazione che si dà degli altri è sempre soggettiva: pendere dalle labbra di qualcuno, ansioso di riconoscimenti, è pericolosissimo, idem deprimersi per le sue critiche. Non posso delegare ad altri il mio diritto ad esistere in base a quello che sono o che faccio: oppure posso anche farlo, ma il prezzo da pagare è stratosferico. Quello che fai e sei dovrebbe avere un valore per te. Poi, se non ce l’ha per altri, chi se ne frega: mica ti vorrai
      ammazzare. Altrimenti, diventi una macchietta come quello al governo, che si circonda di cagnetti scodinzolanti che gli restituiscano l’immagine di grand’uomo che non è ma vuole credere di essere. E ci riesce finché quelli ci guadagnano qualcosa: dopo di che lo mollano senza problemi. Ti interessa questo? Dammi retta, impara a farne a meno, dei riconoscimenti. Mozart è stato Mozart anche se è finito in una fossa comune, povero in canna: è stato meno grande, per questo? No, erano quelli intorno che non lo hanno capito; pensa se si fosse arreso e non avesse più composto niente, in attesa dei riconoscimenti, quanta musica meravigliosa non avremmo da ascoltare.

  16. Silver Silvan scrive:

    E Galileo? E Colombo? Se si fossero lasciati convincere dai sapientoni di turno? Tutto nasce sempre da una convinzione portata avanti strenuamente: è in base a quello che devi comportarti, non in base a come si comportano gli altri. La differenza tra una persona e una scimmia è tutta lì. Ciò non toglie che la mancanza continuativa di carezze d’approvazione possa far male o dispiacere moltissimo. Peccato che, con quello che c’è nella testa altrui, io non ci entri proprio niente. Basta prenderne atto.

    • sesto rasi scrive:

      silver silvan, chiariamoci una volta per tutte: uno DEVE spendere la vita a cercare di autosostanziarsi (anche perchè, proprio ad essere bruschi, l’uomo sarebbe meglio si svegliasse e capisse una volta per tutte che solo nasce e solo crepa: invece vive nell’illusione che non sia così)
      Io è da quando sono nato che sono insofferente a questa contraddizione. Ma purtroppo si può solo cercare di fare del tuo meglio: che non sarà MAI diventare una monade (o tantomeno Dio).

      Galileo e Colombo avevano un carattere di merda e una quantità di testosterone in eccesso da smaltire, uniti ad un fegato notevole e ad una completa mancanza di umiltà. Erano immensi anche nei loro limiti:

      – uno si è permesso di dar bidone al cardinal Bellarmino che voleva dargli udienza per aiutarlo (e notare che nelle teorie di galileo qualcosa non tornava: non aveva capito le maree, nientemeno, ma non aveva l’umiltà per ammetterlo)

      – quell’altro pretendeva davvero che il re di Spagna gli desse il 10% di quanto scoperto come promessogli prima di immaginare cosa sarebbe andato a combinare: e voleva andargli contro pretendendo!

      ripeto, immensi anche nei loro limiti. Io sono un ometto che scrive nei blog.

      • Silver Silvan scrive:

        A maggior ragione, quello che vale per un genio incompreso, figuriamoci se non vale per la gente comune e per gli ometti che scrivono nei blog: se dei riconoscimenti ne hanno fatto a meno loro, che avevano tutti i motivi per risentirsi, puoi farne a meno pure tu. Mi sembra lapalissiano. Giustamente accenni al carattere di merda: è un’ovvia conseguenza della mancanza di riconoscimenti. Nel senso che puoi permetterti di dire quel che ti passa per la testa senza tema che si risenta e non te li dia! Io, comunque, quando vedo qualcosa che per me ha un valore, apprezzo: ma ci tengo a sottolineare che sono constatazioni personali e non complimenti. I complimenti li fanno i ruffiani. E lo so anch’io che si nasce e si muore soli, ma ogni tanto (ahimè, di rado) si incrocia la compagnia di qualche essere decente che ti fa rimpiangere che sia rara.

  17. hosceltounaltronome scrive:

    Impossibile darti torto Sylvie: spesso la frase “fatti scivolare le cose di dosso” ha il cattivo gusto di sentirsi sminuire i propri pensieri, le proprie sensazioni e pechè no anche i propri problemi, piccoli o grandi che siano; tanto lo sappiamo tutti che al peggio non c’è ahinoi mai limite… Quello che lascia piú l’amaro è la percezione di non aver trovato, in questa occasione, un interlocutore simpatico (sun pathos ndr): spesso purtroppo mi è capitato di essere dalla parte del “non simpatico” e quello che volevo comunicare era solo “mi spiace che tu stia male per questa cosa, vorrei poterti togliere questo pensiero ma non so come fare… E quindi ti dico di non pensarci, di farti scivolare le cose di dosso”… Per carità, non un pensiero profondo, ma amorevole.


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