Il Primo maggio e la piccola Sylvie

Il Quarto Stato, MissArianna, deviantart.com

Il Quarto Stato (ecco quello vero…) di Pellizza da Volpedo era l’unico quadro, senza vetro sul davanti e malamente appeso, presente in casa di mia zia F., dove ho passato metà della mia infanzia. Aveva una cornice di finto legno marrone molto lasca, e fra la cornice e la stampa de Il Quarto Stato i miei cugini avevano messo delle monete (straniere o fuori corso, le vecchissime lire) e due cartoline, anzi, LE cartoline: Riccione by night, quella tutta nera, e Saluti da Rimini, quella col culo di una bella tipa da spiaggia in primissimo piano.

Mio zio L. aveva tre passioni: la politica, la caccia e le bocce. Una mattina d’estate arrivò a casa con un cucciolo da caccia, bellissimo, carissimo. La sera andò, come sempre, a giocare al circolo. Perse e, siccome si era giocato il nome del cane, gli toccò chiamarlo Benito. Era infuriato ma non avrebbe mai, e dico mai, potuto non rispettare la parola data per una scommessa. Non riuscì ad andare d’accordo con quel cane, che peraltro non nominava mai. Al massimo gli fischiava, quasi sempre senza successo. Si stavano reciprocamente antipatici, tanto che un giorno l’Innominabile sparì e nessuno chiese allo zio L. che fine avesse fatto.

Il Primo maggio io e i miei cugini venivamo vestiti bene, pettinati, profumati e portati al circolo dallo zio. Era una giornata diversa perché stavamo là, con mezzo paese, da mattina a sera. Il Primo maggio mia zia lavorava, mia nonna lavorava, mia madre lavorava. Cameriere di sala in albergo, quindi le feste per loro non esistevano mai.

Mi ricordo che lo zio L. ci comprava prima di pranzo il gelato, quello dentro la pipa di plastica gialla, e la cedrata Tassoni. Noi giocavamo a biliardino, mentre lui teneva vivacissimi discorsi sul palchetto, giocava a carte, ascoltava gli altri oratori infuocati, s’arrabbiava o faceva di sì col capo. Beveva e brindava coi suoi amici, tutti col cappello e la giacca elegante. Ci andava giù duro coi bianchini. Un anno a metà ’80 circa, appena tornati a piedi a casa dal paese in festa, svenne in cucina, ubriaco fradicio.

La zia F. lo trascinò con l’aiuto dei miei cugini (che piangevano dalle risate) a letto. Lo spogliò, gli mise il pigiama e disse: Che grullo, era meglio s’eri andato al lavoro anche stamattina. Come noi.

Eh sì, tutto qua.


5 commenti on “Il Primo maggio e la piccola Sylvie”

  1. donnaincorriera scrive:

    Tragicomico spaccato di un’Italia tra cultura popolare, risate, valori e problemi.

  2. AD Blues scrive:

    Potrei scommettere che il cane Innominabile era pure scemo…

    Certe cose sono contagiose!

    —Alex

  3. 1light scrive:

    Che storia carinissima! Che personaggi!
    Avrai imparato allora a scherzare sui nomi di chi ti sta attorno, Sylvie?

  4. extramamma scrive:

    A te la Avallone ti fa una pippa!
    Ecco il vero neo-neo-realismo italiano altro che il suo, compliments!

  5. AkaiSuisei scrive:

    Bellissimo! Brava Silvie… ^_^


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