Donne e lavoro in azienda: se non ora quando?

 

Woman

Oggi LaStancaSylvie va in manifestazione, nel suo cassetto di post non ancora  scritti ne giace uno sulle donne e il lavoro in azienda, è bene tirarlo fuori, se non ora quando?

Vado, come piace tanto a me, per punti, senza filosofeggiare, ma snocciolando fatti che vengono dalla mia esperienza personale nelle tre aziendone dove ho prestato servigio:

  • le donne popolano numerosissime gli organigrammi, ho sempre avuto molte più colleghe che colleghi, ho anche avuto, ed ho, dei capi donna ma… attenzione! il VERO CAPO, il direttore generale, l’amministratore delegato, beh, è sempre maschio
  • a NoNothing Inc., prendiamo ad esempio la business unit più piccola, sono 15 donne  e 7 uomini: il capo e il vice sono uomini, i loro diretti riporti sono invece donne, e sono più che sicura che se al direttore generale venisse un colpo non promuoverebbero la donna che gerarchicamente gli sta immediatamente sotto, eh no! Prenderebbero prima un consulente e un cacciatore di teste, li strapagherebbero e poi, dopo aver speso una marea di soldi, o assumerebbero il consulente oppure un super raccomandato dall’alta dirigenza (sempre uomo)
  • la mia azienda n. 2, un impero a conduzione familiare, appartiene a due fratelli e alla loro sorella: i maschi sono alla sommità della piramide gerarchica, nel core del business e nella gestione degli affari, la sorella era il capo dell’ufficio stampa
  • una mia ex collega ed amica incinta che collabora con la mia azienda n. 2, mi ha raccontato di essere stata contattata da loro per un lavoro, di averlo accettato con entusiasmo, di avere informato la persona all’altra parte del telefono di essere incinta, giusto per condividere la novità e la gioia, e… le ha tolto l’incarico. La cosa peggiore è che la persona dall’altra parte del filo è una donna, per giunta neomamma
  • il mio fidanzo, che lavorava con me nella mia prima multinazionale, mi racconta sempre di quando, parlando dei tagli imminenti con il  Manager per l’Italia, questo gli disse: Beh, si rischia di rimanere con degli assunti che non hanno mai combinato niente ma che non puoi manare via… poi ci sono Y e X, ad esempio, che non licenzierei mai: hanno le tette troppo grosse!!! E seguì risata grassa e goliardica.
  • se fosse per IlPorcoPusillanime, tutte le donne che lavorano da noi dovrebbero: avere almeno una terza abbondante, venire in ufficio in tanga e coi pasties sui capezzoli e  ogni tot entrare da lui e farli roteare davanti ai suoi occhi arrapati
  • ho recentemente scoperto, pena aver guardato una mail cartacea di GranCamiciaCifrata lasciata erroneamente nel cassetto della stampante (eh eh eh, errore da principiante, suvvia!), che PollyCanna ( Corporate Business Developement Manager) guadagna meno del Marketing Manager … che è di 10 anni più giovane di lei ed è arrivato 3 anni dopo… e lasciamo perdere i discorsi sulla meritocrazia o l’incapacità delle persone coinvolte, perché sappiamo che in azienda non si promuove o si licenzia in base a questi fattori, qua abbiamo una donna senior (incapace) che guadagna meno di un uomo junior (incapace) e con molte meno responsabilità
  • quando GranCamiciaCifrata mi rimprovera mi dice che sono UTERINA, non incompetente o superficiale o che so io, no! Deve pronunciare l’aggettivo U-T-E-R-I-N-A
  • GranCamiciaCifrata pensa che le donne siano un anello debole ma ormai inestromettibile della catena lavorativa, IlPorcoPusillanime non arriva nemmeno a questa considerazione, per lui le femmine esistono solo per eccitarlo
  • la Corporate Marketing Manager della mia azienda n. 1, durante un discorso ai dipendenti, raccontava con orgoglio di aver allevato i suoi tre figli praticamente sotto la scrivania pur di non mollare la sua sedia…
  • tutte le madri in azienda che conosco hanno lasciato i loro figli, in lacrime, a circa 5 mesi in mano altrui; quelle più fortunate hanno allungato la maternità al massimo, circa un anno se non erro, a stipendio zero o quasi; sono tutte  in ansia pazzesca per le babysitter e soffrono di sensi di colpa perché passano troppo poco tempo con i loro pargoli, che nel frattempo crescono con estranei o, nel migliore dei casi, coi nonni; c’è chi ha mollato il lavoro perché lo stipendio che percepiva andava tutto nella babysitter, quindi tanto vale, posto che poi, quando il bimbo sarà cresciuto, questa donna faticherà moltissimo a ritrovare un impiego, qualora lo voglia; c’è invece chi il lavoro lo tiene perché economicamente gli conviene, ma, appunto, delega la maggior parte dell’educazione della prole ad altri

Posto che io voglio uscire dalla logica e dalla gabbia del lavoro aziendale e della carriera,  che nuoce a uomini e donne indifferentemente, non posso non trarre una riflessione da questi piccoli esempi pratici:

se sei disposta a guadagnare di meno e a farti lo stesso culo, o di più,  degli uomini puoi fino ad un certo punto, che non sarà mai il vertice, fare carriera, ma devi comportarti esattamente come un maschio: non esiste uno stile dirigenziale al femminile e in questo paese di merda, fra le altre cose, non ci sono strutture e infrastrutture che permettano ad una donna di conciliare la maternità e il lavoro in maniera non punitiva e soddisfacente

Che vogliamo fare?

 

Se non ora quando?

 

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15 commenti on “Donne e lavoro in azienda: se non ora quando?”

  1. sestorasi ha detto:

    mmm… posto che il frame aziendale è di solito prevenuto a svantaggio delle donne, 100% d’accordo, mi piace però anche pensare che un uomo che fa carriera in un fatturificio spesso tira fuori un po’ del peggio delle caratteristiche maschili (tipico: eccedenza di testosterone dovuta a mancato sfogo in altre attività): una donna che prova a imitare questi lati maschili deteriori ci riesce per forza male, però direi: per fortuna, le “uome” sono psicologicamente orribili e noiosissime… (insomma, a volte essere migliori è un handicap, te lo dico senza ruffianeria)

  2. sestorasi ha detto:

    aggiungo l’esempio perchè mi è venuto in mente dopo il “return”, ma è valido: credo senza sciovinismo che le donne guidino peggio degli uomini, almeno in media. Ma non credo siano meno portate: per gli uomini è un sostituto di virilità, mentre alle donne non frega proprio niente… ciao (ho finito)

  3. Zoppas ha detto:

    Da giovane uomo (ho 30 anni) confermo che nell’azienda la posizione della donna è palesemente subalterna a quella dell’… “uomo”. Ho messo la parola “uomo” tra virgolette perchè gli uomini di questo tipo, gli uomini d’azienda, non sono veri uomini; sono piuttosto l’incarnazione più spinta del maschilismo più becero, della più cieca stupidità, di un finto orgoglio che in realtà è solo prepotenza. Non mi stupisce che uomini di questo tipo trovino il proprio habitat dove accrescere ed alimentare queste caratteristiche in azienda: le aziende coincidono con questi disvalori e li inculcano a tutti i propri ADEPTI, siano essi uomini o donne.

  4. lorenzo ha detto:

    quella santa donna di mia mamma quando siamo nati io e mia sorella è rimasta a casa dal lavoro. poi c’erano anche i nonni e i cani.
    però erano altri tempi e per una donna era più normale non lavorare. ora è diverso, le donne lavorano di più anche perchè forse la vita costa di più e all’interno di una famiglia sono in 2 a dover lavorare.

    le donne che comandano magari sacrificano la loro vita privata per quella professionale, ma questo mi sa che vale anche per gli uomini; non crescere coi figli o non avere una famiglia penso sia valido per entrambi.

  5. lorenzo ha detto:

    ah, e comunque gli idioti che comandano sono un’altro discorso.

    io mi riferivo alla gente degna di questo nome!

  6. 1light ha detto:

    Sabato sono salita con mio marito (e socio) sulla Bentley di un cliente, il quale mi ha detto “Lei, naturalmente, sale dietro”.
    Quando lavoravo all’Ascom, noi donne inserivamo dati nell’ufficio condiviso, gli uomini li leggevano davanti ad un caffè nel loro ufficio personale. Titolo di studio ed sperienza equivalenti.
    Quando lavoravo nel laboratorio di scarpe, le ragazze piangevano prima di confessare al datore di lavoro che desideravano sposarsi, sempre che lui fosse d’accordo.
    Ho 38 anni, non 70.
    Conosco un’enorme ditta di trasporti fondata sulla famiglia il cui diktat è: se nasce una femmina prepararle una cifra x per la “liquidazione” in quanto le donne NON POSSONO entrare in azienda. La ridicolaggine? E’ una regola inventata dalla nonna.

    Quindi sappiate, sappiamo, che noi siamo responsabili di questo stato di cose, perché noi abbiamo allevato ed alleviamo i figli maschi nel privilegio, nutrendoli di pura fallocrazia. Il cambiamento comincia dall’inizio, dal biberon. Finché i figli ci vedranno occuparci in famiglia di mansioni che nessuno vuole assumersi, il messaggio sarà “sono un essere inferiore”.
    E questo lo dico soprattutto a me stessa. Dobbiamo cambiare.
    Buon San Valentino.

  7. aritmia ha detto:

    ricordo un dirigente uomo dire che le donne non possono arrivare ai posti di comando perchè non sarebbero professionalmente affidabili in caso di, chessò, un’operazione al cervello del figlio…

  8. AD Blues ha detto:

    Al fatto, indiscutibilmente vero, che molti uomini si comportano da fallocrati idioti, bisogna aggiungere che molte donne cadono nella tentazione di fare le stronze come se fossero uomini, cosa che effettivamente, essendo donne, gli riesce meglio che agli uomini stessi.

    Questo secondo me non fa altro che rafforzare i pregiudizi ed i timori che gli uomini hanno delle donne, specialmente in ambiente lavorativo.

    —Alex

  9. 1light ha detto:

    Alex, hai ragione.
    Sono consapevole del fatto che se riusciamo ad arrivare al potere, si scatena in noi un sentimento di vendetta e desiderio di umiliazione dei confronti degli uomini (ma anche delle donne!).
    Scusaci, va tutto resettato, come quello degli uomini anche il nostro cervello.
    Mia figlia lavora da poco in una multi dell’abbigliamento, tutte commesse donne: la direttrice era una schizzata, terrorizzava le dipendenti; è stata trasferita e sostituita con un uomo ed ora il clima è disteso e collaborativo. Questo fa ovviamente pensare a mia figlia che avere un capo uomo sia meglio…
    Gli uomini in team creano squadra, noi ci facciamo guerra.
    Pensiamo all’apartheid: dopo secoli di potere bianco le cose sono finalmente cambiate, ma varie notizie rivelano che i neri sono aggressivi, violenti, sfogano la rabbia ormai genetica.
    E’ inutile nascondere la polvere sotto al tappeto: cerchiamo di cambiare, positivamente insieme.

  10. sherpa01 ha detto:

    Penso che fare carriera non sia nè maschio nè femmina, ma sia semplicemente rinunciare alla propria vita personale. Per le donne forse è un pò più duro. Conosco diverse colleghe brillanti, stimapte ed abbastanza lanciate che ad un certo punto se ne sono fregate di tutto ed hanno preferito fare le mamme, godendosi a pieno questo condizione

  11. Laura ha detto:

    sottoscrivo, firmo, confermo, approvo. Questo post è meraviglioso, vero e vorrei diffonderlo in modo che tutti leggano.
    E’ esemplare e dimostra che sei veramente una persona intelligente il fatto che, anche se non sei mamma, hai capito lo stesso come funziona in questo paese di cacca.

  12. Margot ha detto:

    Io sono entrata da poco nel mondo del lavoro e…speravo che queste storie raccontate in giro fossero solo esagerazioni, pettegolezzi di bassa lega e invece…più vado avanti e più mi accorgo che è pura verità. Che tristezza.

  13. lorenza ha detto:

    Leggo ora questo post, e mi colpisce molto perché ne ho appena scritto uno sullo stesso argomento, ma il tuo post di vita vissuta così diretto ed efficace vale molto più di 1000 riflessioni, e soprattutto: “GranCamiciaCifrata pensa che le donne siano un anello debole ma ormai inestromettibile della catena lavorativa”. Credo che il punto sia proprio questo. Bel post, grazie! PS Non ho risposte, purtroppo, ho solo tante altre domande, ma ti segnalo anche questo harshtag su Twitter #rivoluzionareillavoro

  14. ondalunga ha detto:

    devo darti ragione. comunque il problema oramai è anche degli uomini, quelli veri, quelli che tengono alla propria famiglia. Nei paesi nordici e i quelli anglosassoni prima di tutto si lavora dalle 9 alle 5. Poi c’è il congedo parentale di cui entrambi godono. Poi c’è un’idea di lavoro che è anni luce da quello in Italia.
    Secondo me bisogna partire da questo.
    Quanto agli organismo monocellulari ad altro tasso di testosterone quelli sempre esisteranno, basterebbe che le istituzioni arginassero il campo d’azione di questi esseri….

  15. […] e basta, una che va al Sonar e basta, una che pensa all’estetica e basta, una che va in manifestazione e basta, una sognatrice e basta, una pragmatica e basta, una sarta e basta, una che fa Pilates e […]


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