Downshifting à la Sylvie # 1

 

 

Woman kneading dough, Viktor Budnik

Tutti i vostri preziosi commenti mi hanno dato spunti su cui lavorare (nel senso bello del termine…), scrivere e argomenti su cui provare a fare (per me in primis) chiarezza.

Forse perché ho bisogno di giustificarmi, perché voglio sentirmi una downshifter migliore, oppure a causa del mio il mio amore per la classificazione e la logica, ho deciso che ogni tanto scriverò un post in cui metterò in evidenza le (micro)azioni che, almeno io, penso di attuare sulla strada verso la liberazione dal lavoro (nel senso brutto del termine) e la riappropriazione di me.

Ciò non mi vieterà di scrivere anche le mie fanstastorie su NoNothing Inc., vere o fiction che siano, perché mi diverto come una matta ad andare fuori tema rispetto al titolo del blog. Che poi, tengo a sottolineare, per me questo sitarello, scrivere, inventare trame e iperbolizzare personaggi É downshifting a tutti gli effetti: prima di ottobre 2009 non mi sognavo neanche di ritagliarmi uno spazio per un’attività così poco produttiva come lo scrivere.

Ho un piccolissimo, ma significativo, esempio di come LaStancaSylvie sia già un po’ guarita, una cosina che mesi fa non si sarebbe mai verificata. Vi avverto, non é divertente come i dialoghi stralunati dei personaggi di NoNothing Inc.:

IlPorcoPusillanime (distratto): LaStancaSylvie, mi ha chiamato il super cliente X, viene domani mattina per il brief alle 10,30.

LaStancaSylvie: Io non ci sono purtroppo.

IlPorcoPusillanime (improvvisamente concentrato): Cooosa?? Ma come cazzo…

LaStancaSylvie: Ho avvertito tutti 2 settimane fa, io domani ho un check up in mattinata.

IlPorcoPusillanime (incredulo): E non puoi rimandarlo?

LaStancaSylvie: No, vorrei farlo adesso.

IlPorcoPusillanime (pesta i piedi in terra come un bambino): Eh, ma il cliente può solo domani mattina!

LaStancaSylvie: Portati IlRedAttore e NuovaRedattrice, CatWoman, oppure LaGattaMorta, che ne so, ci sono varie possibilità.

IlPorcoPusillanime (incazzato/deluso/incredulo): Ma il brief riguarda il lavoro dei tuoi collaboratori, TU ci devi essere!

LaStancaSylvie: Io ho le visite, io vi ho avvertito in anticipo, io domani mattina non ci sono.

So che chi è già avanti con il processo di scalare marcia penserà: E ci mancherebbe, che cazzo è !!!! Beh, non avete idea di quanto io fossi infognata, ragazzi, di quanto io parta da indietro indietro indetro in questo percorso. Mesi fa non avrei fiatato, avrei detto sì certo, devo preparare una presentazione, una  reel, una proposizione creativa? Avrei fatto le 22,30 in ufficio per elaborare il materiale e avrei poi, direttamente la mattina dopo, chiamato e annullato le visite, riprenotandole per settimane dopo, forse mesi.

Il mio downshifting nasce da un discreto casino, da 8 anni di lavoro sconsiderato (con responsabilità di centinaia di migliaia di euro di budget e di molte persone)  in tre aziende che mi hanno lasciato intendere (e io, con la mia ambizione, il mio annullarmi, ci ho messo un carico da 90) che ero di loro proprietà, che avrei dovuto fare di ogni per loro che mi garantivano, a vita, 14 mensilità l’anno, assicurazione privata, ferie e malattie pagate.

Il modo in cui ho vissuto la mia professione, anche perché la amavo, mi ha reso sterile, sola e infelice, e lo smantellamento del condizionamento mentale, forse prima ancora dell’autoproduzione di viveri e vestiti, è il mio obiettivo. Se la distruzione di queste sovrastrutture che ho in testa, che mi hanno snaturato, mi porta a fregarmene di colleghi e capi che non fanno un cazzo da mane a sera, beh, mi sembra anche quella una cosa giusta. Lo ripeto: non voglio stare a NoNothing Inc. tutta la vita, ma finché ci rimarrò non ho più intenzione di parare il culo a nessuno e di mettere me sempre all’ultimo posto.

Non so se mi sono spiegata…

Ah, mi sono fatta regalare la macchina del pane, vale come autoproduzione o è troppo chic 😉?

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15 commenti on “Downshifting à la Sylvie # 1”

  1. goldie ha detto:

    Io sono ancora nella fase in cui mi metto all’ultimo posto e faccio le 22.30 in ufficio, per di più senza le 14 mensilità, l’assicurazione, le ferie e le malattie, e ho scoperto lo scorso fine settimana che mia madre ha regalato la mia macchina del pane, perchè tanto non la usavo mai. Quindi hai tutta la mia stima e il mio rispetto, perchè per arrivare al tuo grado di downshifter a me serviranno anni ed anni!

  2. Zoppas ha detto:

    Bellissimo post, hai toccato un tema che mi sta molto a cuore. Ho 30 anni e sono un informatico, sono una persona che ha sviluppato già in adolescenza un atteggiamento critico “istintivo” verso i luoghi comuni, le imposizioni, gli atteggiamenti massificati, ecc. Tuttavia di errori ne ho fatti! Molte volte mi sono venduto, o forse regalato, non essendo un avido, solo per un po’ più di considerazione, compagnia, “amicizia”, tradendo me stesso e perdendo lucidità. Tuttavia dagli errori ho anche imparato quanto sia prezioso mantenere una propria, forte, ben delineata individualità e gli errori sono proprio lì a darci indizi preziosi sulla strada da prendere.
    Oggi, ma direi sempre, sviluppare una propria, reale individualità è fondamentale e il mondo aziendale, soprattutto quello, è uno delle minacce più forti.
    Credo che una bussola ce l’abbiamo ed è costituita dai nostri bisogni più elementari di esseri umani: sentimenti, tempo, amore, buon cibo, natura e poi interessi, hobby e cose da imparare. Spesso sono così alienato dopo 10 ore fuori da casa per lavoro che, se mi chiedo “cos’è che mi piace” non so rispondermi con sincerità e certezza, ma solo in modo meccanico. Anche per farsi queste domande, anche per scoprire cos’è che ci piace veramente, serve tempo ma la vita che facciamo non ci permette di “viverci” e scoprirci.
    Allora bisogna cambiare atteggiamento, rallentare, prendere scelte più coraggiose, come quella di cui parli tu in questo post, e sfruttare le vacanze, l’ozio. Perchè penso che l’ozio sia un po’ come un terreno ben concimato, puzza ed è brutto da vedere, ma dopo un inverno, fa nascere il grano. Ecco, l’ozio è così, mentre si ozia ci si riappropria di sè e nascono desideri compatibili con quello che siamo veramente.

  3. AD Blues ha detto:

    E’ divertente ed interessante mettere a confronto le esperienze: anche io ho avuto un lungo periodo in cui per me esisteva solo il lavoro e l’azienda e sebbene avessi meno responsabilità di te mi capitava di lavorare fino a tardi per terminare un determinato progetto oppure semplicemente rispondere a tutte le mail ricevute.

    Nel mio caso però non era un imposizione da parte della gerarchia era per colpa di un mio maleinterpretato sentimento di responsabilità verso l’azienda, i miei collaboratori, i miei pari, etc. Credevo che qualcuno si aspettava da me una risposta, dei dati e che questi gli sarebbero serviti per andare avanti nei rispettivi lavori e che sarebbe stato poco professionale da parte mia deluderli nelle loro aspettative.
    Il lavoro mi perseguitava pure a casa ed il pensiero della “to-do list” invadeva persino i miei incubi!

    Poi però, con il tempo mi sono reso conto di tre fattori fondamentali:
    1) chi mi doveva a sua volta informazioni, dati, etc. se ne fregavano se io rimanevo indietro con il lavoro a causa dei loro ritardi (ed io mi mangiavo il fegato)
    2) chi si aspettava qualcosa da me, non si scuoteva più di tanto se rispondevo in tempi più ragionevoli rispetto all’ “URGENTISSIMO” che di solito contrassegnava le loro richieste.
    3) il mio comportamento esemplare nel rispettare o addirittura anticipare le scadenze, non mi procurava alcun vantaggio in termini di riconoscimento come premi, promozioni o anche semplici “grazie” che invece finivano ai soliti “venditori di fumo”.

    Tutto questo mi ha convinto a procedere al mio personalissimo downshifting…
    Adesso quando “stacco la spina” al termine di una giornata di lavoro questa è veramente staccata, non mi affanno più a rispettare scadenze assurde messe li solo per darsi un’importanza.
    Inoltre non mi mangio più il fegato se qualche collega in qualche parte del mondo non rispetta le mie scadenze e soprattutto ho smesso di affannarmi dietro a riconoscimenti e promozioni che tanto non arriveranno mai.

    In altre parole: faccio il mio, senza strafare (ma nemmeno facendo il lavativo) mettendo al primo posto la mia vita invece del lavoro.

    Detto così sembra sia stato un percorso facile; in realtà non lo è stato affatto. Ha richiesto anni di pratica e paziente applicazione ma soprattutto tante ricadute che forse sono dovute al mio caratteraccio analitico e che di tanto in tanto mi capitano nuovamente.

    —Alex

  4. ondalunga ha detto:

    Non c’è niente di male ad amare il proprio lavoro. Il problema è che in Italia il mondo del lavoro è più insano che altrove.
    Il mio saggio Windsurfista sostiene che sono solo 3 queli lavori davvero belli:
    1) il presidente degli stati uniti perchè sei potente
    2) il papa perchè giri il mondo
    3) il mestiere di Rocco Siffredi

    🙂

    tutti gli altri lavori servono per vivere, facciamocene una ragione. Ci porteva andare peggio comunque……

  5. LiberoViaggiatore ha detto:

    vi leggo e mi piacete tutti. mi fate compagnia, i vostri pensieri sono anche i miei, come è già stato detto, “tanti di questi pensieri potrei averli scritti io” ma non son gran che a scrivere. il 31 gennaio è stato il mio ultimo giorno di lavoro. sono stato licenziato, ovviamente non in tronco, ho avuto un adeguato preavviso. non potete immaginarvi come sto bene ora. ancora non ho staccato la sveglia, lei mi ha tormentato per quasi 5 anni e ora quando suona la mattina io ho la mia vendetta, la guardo, la spengo e sto li. godo. io non avrei mai avuto il coraggio di licenziarmi, ottimo stipendio, orario di lavoro disumano (nel senso che rispetto a tanti di voi nelle grandi città lavoro relativamente poco), insomma mi accontentavo. nel lavoro precedente a questo ero solito dirmi ‘per 300 euro in più di stipendio io starei fino alle 8 di sera’. ora che avevo trovato stipendio più che raddoppiato non avrei mai avuto il coraggio di licenziarmi. grazie a Dio qualcuno ci ha pensato per me. come dicono i miei amici, io non è che mi sono ammazzato per farmi tenere ma non ne potevo più di vedere tanti sprechi di risorse (sia umane che materiali), tanti leccaculo inutili e per di più tanti troppi Consiglieri e Dirigenti e soprattutto Padroni a cui piace farsi leccare il culo da gente inutile. non ho mai trovato una concentrazione di gente inutile così alta come in questo ultimo posto di lavoro. sono di nuovo libero. con la mente per ora tornero’ a viaggiare. il corpo spero che la seguirà presto. grazie a questo blog e a tutti voi per i consigli, per gli spunti e per raccontare le vostre esperienze.

    ora più che mai LIBEROviaggiatore.

  6. Lelelandia ha detto:

    La macchina del pane secondo me vale. Vale soprattutto perchè è il primo passo verso l’autoproduzione essendo un alimento primario.

  7. M di MS ha detto:

    Devo dire che dare buca al cliente è un’operazione veramente difficile.
    I miei rispetti, Sylvie.

  8. donnaincorriera ha detto:

    Leggere il tuo blog ed i vari commenti mi fa sentire meno sola (e stupida!).
    Lavoro da quando ho 13anni (studiando contemporaneamente) ed ho sempre vissuto il lavoro come un traguardo a qualcosa…
    Io voglio fare questo, comprare quello, essere così…quindi? Devo lavorare, di più, meglio, più di tutti.
    Quasiasi lavoro e ruolo tu svolga, arriva poi la fase via di mezzo tra “crocerossina” e “pericolo rottura uova nel paniere”. I tuoi colleghi o peggio titolari che non lavorano, o lo fanno male, ti accollano le loro rogne. Il peggio è quando te le accolli tu. Da una parte perchè hai la sindrome crocerossina, dall’altra perchè vivi nel terrore che qualsiasi disastro (salta la centralina nella sede operativa a 2000km da te, ad esempio) possa essere attribuito a te o danneggiasti. caspita hai lavorato tanto, non può crollare tutto ora!
    Ho vissuto privato e lavoro a fare così.
    Soddisfazioni sul lavoro? Tante.
    Momenti di vita persi? Tanti, troppi…
    Persone perse di vista-abbandonate…? Molte
    Inculate e umiliazioni? ……….. Sylvie, mi fermo qui va!!!

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  10. 1light ha detto:

    La macchina del pane va benissimo, magari programmala in fasce orarie notturne così spendi meno.
    Quando avrai preso dimestichezza potrai “potenziarne l’effetto” facendoti il lievito madre (quando ce l’hai buttalo tutto dentro al cesto dove prima avrai messo farina e acqua secondo la ricetta, fai un’impasto veloce e togliene un pò da rimettere in frigo per la prossima pagnotta).

  11. Susanna ha detto:

    Cara Sylvie, ti assicuro che fare il pane accelera il downshifting in maniera esponenziale!
    Grazie per tutte le tue produttivissime parole 🙂

  12. […] Downshifting à la Sylvie # 1 ha come risultato la […]

  13. Harold ha detto:

    Devo dire che non conoscevo il tuo blog, ma che da oggi non mi perderò un post.

    I miei più sinceri complimenti

  14. […] è in forno io preparo il pane (con la macchina eh!) e il fidanzato mi passa un’altra canna. Ascoltiamo musica a volume folle, […]

  15. […] ho più comprato (e buttato) pane, adesso lo facciamo con la […]


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