Piccoli omicidi professionali

Bloody hand, Jeffrey Coolidge

Sono davanti alla mia scrivania e sto facendo finta di lavorare, non mi capitava dalle lezioni di Diritto al liceo.

Mi sento come Lady Macbeth, le mani lorde del sangue dei miei licenziamenti non si puliscono, più strofino, più si insanguinano.

La lista andava bene a PollyCanna, che mi ha risposto con un fulmineo OK, parlaci subito. Probabilmente non ha nemmeno capito chi sono le persone che non vedrà più nei corridoi. Le ho chiesto di parlarle, nella disperazione avrei accettato consigli perfino da lei, ma a questa richiesta non ha nemmeno risposto.

Ho quindi ubbidito, da quadro aziendale provetto, li ho chiamati in sala riunioni e uno dopo l’altro li ho buttati giù dalla torre. C’è chi ha pianto, chi ha fatto il superiore e l’arrogante, ma il punto è nessuno se di loro se lo aspettava, e a prescindere dalle parole dette, i loro sguardi e i loro gesti erano davvero eloquenti.

Io ho cercato di non farmi coinvolgere, sono stata sincera ma spietata. É stato uno sforzo incredibile di distacco da me stessa, e ora sto come un cane moribondo.

Questa mattina i miei collaboratori mi guardano delusi, spaventati, parlottano e si lanciano occhiate complici, mentre il sangue non la smette di colare dalla mia maledetta tastiera.

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11 commenti on “Piccoli omicidi professionali”

  1. Clara ha detto:

    Un capo non deve necessariamente essere spietato, può essere sincero ma senza essere crudele. E’ un lavoro difficile, per questo bisogna farlo al meglio.
    Clara

  2. m. ha detto:

    è un po’ che volevo dirtelo.
    è un po’ che volevo dirtelo e ora non so se questo è il momento giusto ma… tant’è. forse me lo dirai tu.
    fatto sta che, come sai ti seguo da un po’ e i tuoi ultimi post, tutti , nessuno escluso da febbraio o giù di lì contengono la seguente filosofia: “come faccio a diventare un perfetto manager?”. tutti, nessuno escluso, compreso quelli esasperati verso i colleghi che non lavorano, compreso quelli critici nei confronti di un’azienda che potrebbe fare di meglio, essere più efficiente, più produttiva se si facesse così, o cosà… e allora…
    allora io mi sono chiesta se è questo che vuoi. me lo sono chiesta perchè avevo capito un’altra cosa, ed era dicembre.
    oggi, dopo questo ultimo episodio, mi sono fatta ancora la stessa domanda.

  3. Laura ha detto:

    Non deve essere affatto facile…..

  4. lasalamandrina ha detto:

    Non è certo colpa del ‘ Lastancasylvie’. Stai su, passerà.

    Ti linko nel mio blog.

  5. estate-indiana ha detto:

    Come si suol dire “è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo”. Se ti può essere di conforto, a una mia amica è capitato di dover fare quello che hai fatto tu dopo una settimana che queste persone erano state assunte, e non per manzanze loro, ma per riorganizzazione…

  6. BabEle ha detto:

    In effetti, pur leggendoti da pochissimo, la mia domanda è uguale a quella di Clara.

  7. Giovanni ha detto:

    Ti leggo da un po’, attratto dalla tematica del Dowshifting (che tu sfiori appena, ultimamente) ma soprattutto dal tuo modo di scrivere di vita ed azienda che apprezzo moltissimo. Lo trovo divertente, graffiante, lucido.
    Mi piacerebbe leggere un libro scritto così.
    Ciò detto, un commento a questo post.
    Ma che ti aspettavi? Ti è capitato esattamente quello che doveva prima o poi capitare. Lo sapevi, da persona intelligente, dal momento in cui hai accettato questo lavoro. Forse quello sbagliato, ma lo hai accettato tu.
    Se continuerai, dovrai essere pronta al fatto che ciò che è successo oggi succederà ancora ed ancora. E dovrai imparare a fare cose ancor più dure e difficili per il tuo stomaco. A me è successo.
    Ci saranno momenti in cui dovrai mentire per sopravvivere. Dovrai fare doppi e tripli giochi.
    Pensa se qualcuno ti chiedesse di aiutarlo a far fuori PollyCanna, ad esempio. E, per il bene della tua azienda, bene nel quale credi, ottenere la sua confidenza per raccogliere elementi contro di lei (una persona che tutto sommato non stimi, anzi!) da portare all’AD o all’azionista.
    Che faresti?
    Conosco più di una persona, me compreso, che -pur integra e onesta- ha accettato di farlo. Nella consapevolezza che per far sopravvivere l’azienda bisognava farlo. Ma sentendosi un’indelebile sensazione di sporcizia addosso.

    Che tu sia onesta e, tutto sommato, non abbia perso nulla della tua integrità, si vede dal fatto che in questa occasione non hai goduto dell’esercizio del tuo potere nè della sofferenza altrui, come ho visto fare a molti altri nella tua situazione.
    Per stare un po’ meglio potresti provare ad aiutare i tuoi blacklistati a trovarsi qualcosa d’altro da fare, magari anche solo a girare i loro curricula a gente che conosci. farà star meglio anche loro, ma soprattutto te.

    Ciao, è stato un piacere conoscerti.

    • clandestinamentemente ha detto:

      Concordo con te, purtroppo nelle nostre rispettive vite aziendali a volte si deve imparare a giocare al doppio, al triplo gioco e a volte non basta ancora.
      Per anni nella azienda dove lavoro, azienda a livello industriale ma sempre gestita a livello familiare, essendo tutte donne e quindi portate all’invidia e al pettegolezzo sono stata tirata nel mezzzo di questi doppi o tripli giochi.
      Ma a questo punto esce fuori l’intelligenza, guardare la marionette muoversi e non essere burattinaio divertito.
      Io lavoro, con professionalità e correttezza e altrettanto pretendo da chi lavora con me, senza discorsi di finta amicizia, ma reale stima umana.
      Sylvie, tu stimi realmente i tuoi collaboratori, anche quelli che hai purtroppo dovuto eliminare (ruolo atroce, io stessa mi sarei coperta di sensi di colpa) e sono sicura che riuscirai a riconquistare la fiducia dei “superstiti” e magari, aiutando loro a trovare un altro posto di lavoro, anche degli “eliminati”.
      Nel ricordarti che la vita della azienda nella quale lavoro è sempre più incerta (se venerdì non è l’ultimo giorno di lavoro poco ci manca) che ne dici se ti mando anche il mio curriculum?
      Chissà magari con il passa parola riesco a trovare un’altra pazza azienda che mi permetta di mettere da parte i soldi che mi servono per il mio caffè letterario.
      Considera già organizzata la giornata e serata di presentazione per il tuo libro. Offre il BookCakeCafè.

  8. AzzurraPensiero ha detto:

    Infondo cosa potevi fare?
    L’azienda non è mica tua, dovevi fare quello che ti hanno ordinto e infondo ci hai provato a non licenziare i collaboratori…
    Che schifo di mondo!
    kisses
    Azzurra

  9. emily ha detto:

    io ne ho messi in cassaintegrazione 3. i più lavativi, quelli che si nascondono x nn lavorare, quelli che passano il tempo a dare fastidio.
    gli do lo stesso i contributi e copro la mancanza di stipendio con i permessi che avanzano. ho anticipato la cassa integ finchè nn arriva. la mia produzione nn è cambiata di nulla
    gli ho detto di cercare in giro, che nn so se li riprendo, risposta. ah x me possiamo andare avanti così in eterno…..e io che mi preoccupavo della loro dignità….dai nn te la prendere, fai il tuo lavoro al meglio e il resto pazienza

  10. elisinob ha detto:

    Quanto mi spiace per loro… ma anche per te. Non sono momenti facili, per nessuno. Apprezzo anch’io la tua sincera stima nei confronti dei collaboratori.
    Ti sono vicina.


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