LaStancaSylvie: il dovere e il downshifting

Businesswoman walking on tightrope, McMillan Digital Art

Questo lo reputo un post doveroso, per me, per mettere ordine ai miei pensieri, e per chi mi legge e scrive commenti intelligenti, che mi fanno riflettere. Prendiamo questo, pe resempio, al quale voglio rispondere:

è un po’ che volevo dirtelo.
è un po’ che volevo dirtelo e ora non so se questo è il momento giusto ma… tant’è. forse me lo dirai tu.
fatto sta che, come sai ti seguo da un po’ e i tuoi ultimi post, tutti , nessuno escluso da febbraio o giù di lì contengono la seguente filosofia: “come faccio a diventare un perfetto manager?”. tutti, nessuno escluso, compreso quelli esasperati verso i colleghi che non lavorano, compreso quelli critici nei confronti di un’azienda che potrebbe fare di meglio, essere più efficiente, più produttiva se si facesse così, o cosà… e allora…
allora io mi sono chiesta se è questo che vuoi. me lo sono chiesta perchè avevo capito un’altra cosa, ed era dicembre.
oggi, dopo questo ultimo episodio, mi sono fatta ancora la stessa domanda.

m.

É un pensiero molto lecito, e io stessa mi sono chiesta: ma perché fai più o meno quello che ti dicono, perché rimani là anche se ti lamenti di continuo, perché il tuo blog si chiama downshifting ma tu lavori sempre e i migliorameni sono altalenanti e lenti, hai mai pensato al fatto che invece forse questo lavoro lo ami alla follia?

No, non lo amo alla follia. Lo so, lo sento, ne sono sicura, nichts, null, zero, lo vorrei cambiare domani, se potessi. Lo mollerei subito se avessi abbastanza soldi in banca per vivere almeno 6/9 mesi, se avessi una famiglia ricca che mi potrebbe dare una mano nel frattempo che mi metto in sesto. Beh, non è così.

Ma non vogio fare la piangina. C’è chi ha le palle di mollare tutto, vendere quel poco che ha, mobili, vestiti, lasciare la casa in affitto e prendersi una pausa in un posto ai imiti del mondo dove non devi pagare 600 euro una stanza singola. Ma io questo non lo voglio e mi spaventa molto, ergo forse non ho le palle, l’idea di non poter essere indipendente. Non voglio tornare a casa dei miei, non voglio essere ospite da nessuno. Potrei cercarmi un lavoro semplicemente meno impegnativo, questo sì. Ma, a meno che non mi facciano sbroccare e io decida di mandarli tutti in culo anzitempo, se devo cambiare lavoro, allora cercherò di cambiarlo con qualcosa che mi gratifichi davvero. Non che mi faccia fare soldi, ma che mi avvicini a me stessa. Per esempio: se potessi guadagnare con la scrittura quanto guadagna una commessa o una colf, beh, preferirei aspettare e sforzarmi di cercare un lavoro che mi faccia campare scrivendo.

Mollare tutto alla cieca non si può fare, quello che voglio fare io è trovare una soluzione che non mi deumanizzi ma che non mi faccia dipendere da nessuno. Ripeto: non voglio essere ricca, ma non voglio dover chiedere soldi  (anche perché non saprei a chi chiederli). Per trovare una via d’uscita del genere temo ci voglia molto impegno, molte riflessioni, anni forse.

Nel frattempo, siccome la mia azienda mi paga per questo, devo essere una manager perfetta, sennò divento LaDonnaCheZompa o PollyCanna. Cerco di essere onesta con chi lavora con me, cerco di farli ragionare, ma sono obbligata (anche da me stessa) a fare ciò che i miei capi mi chiedono, non sono a casa mia. Se sei dentro, devi stare a quelle regole e mi stanno sul cazzo quelli che sfruttano, perfino le aziende. Quindi, in questo momento non ho scelta. Sono brava, efficiente, seguo il gioco, nell’ambiente sbagliato, ma me ne sono accorta e sto cercando di migliorare. E migliorare per me non significa lavorare a cazzo di cane o combattere crociate contro i mulini a vento. Significa fare il corso di cucito, andare a pilates, uscire alle 19,30, frequentare un’amica, ascoltare il fidanzato, prenotare il prossimo volo per il Costa Rica, scrivere qui storielle inventate e cose vere che mi succedono ogni giorno, tentare un concorso di scrittura.

Questo è l’inizio del mio downshifting, meglio per adesso non sono riuscita a fare. Patetica?

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9 commenti on “LaStancaSylvie: il dovere e il downshifting”

  1. widepeak ha detto:

    no affatto, penso che tu sia una persona sana e anche lucida. prima di tutte le mie più recenti vicende, io ho sempre pensato che piano piano mi sarei avvicinata, approssimata il più possibile a un lavoro che mi gratificasse sul serio e così è stato. considerando che sono partita – come tanti – dalle ripetizioni, babysitteraggi e anche pulizie dei cessi, posso dire che questo processo si era veramente svolto come speravo anche se poi è finito tutti in vacca perché a volte succede. ma come te, non potendo chiedere a nessuno e forse non avendo abbastanza coraggio da mollare tutto e ripartire da zero, ho sempre cercato di avvicinare il più possibile quello che facevo a quello che amavo, facendo corsi, esami di dottorato impossibili, viaggi, letture che sostenessero il mio viaggio complessivo. e alla fine questo era il mio modo e sentivo che funzionava. con degli attriti certo e a volte anche molto forti, ma ha funzionato.

  2. fulvio ha detto:

    Quoto tutto, ma l’azienda è meglio sfruttarla, che tradotto significa farsi pagare molto per lavorare bene (e non farsi pagare poco per lavorare come un pazzo e neppure farsi pagare molto per lavorare ancora come un pazzo). Dobbiamo essere noi nel nostri piccolo di downshifter in erba a dare il ritmo all’azienda. Questa è la nostra piccola rivoluzione, che ci dobbiamo regalare. Io sono nella situazione in cui non riesco neppure ad andarmene, perché quella possibilità non è contemplata dalla logica commerciale. Andarmene per fare nulla, per pensare e godere della vita: NO. Ma mi è servito provarci a dare le dimissioni (ovviamente ho le spalle coperte, da un pò di soldi, pochi, diciamo un ventimila euro, pochissimi per qualcuno, io vado avanti un anno sicuro) per capire che non ne vale la pena, meglio continuare amungere e imporre il proprio stile di vita.

  3. AkaiSuisei ha detto:

    Patetica? Dio mio no, Sylvie…Sono d’accordo con gli amici che hanno commentato sopra. Il pensiero principale che mi ha avvicinato a te e a Mr Simpleliving e al downshifting è che ci abbiamo pensato. Già il fatto di estraniarci momentaneamente da questi ingranaggi che ci schiacciano e dirci: “però, le cose posso essere diverse” o “non sono d’accordo” è una ricchezza enorme. Certo, l’obiettivo è poter dire queste frasi ad alta voce, ma come la logica insegna, credo, il cambiamento deve essere graduale, per essere fatto bene. Gli shock non è detto che siano sempre salubri. La tua intelligenza ti parla chiaro. E’ per questo che stai così. Altrimenti, saresti nel branco, come tutti gli altri. Stai male, ma sii fiera di star male. Vuol dire che sei “caring”, che porti rispetto, che hai sensibilità, nonostante tutto. Pregi in via d’estinzione…Un abbraccio forte, Akai

  4. AzzurraPensiero ha detto:

    Io ti capisco…
    Quando sei in un contesto che non ti appartiene ma o così o non mangi non è che ci sia tanto da fare!
    Baci
    Azzurra

  5. BabEle ha detto:

    Secondo me non sei patetica. C’è chi ha la forza/debolezza di lasciare tutto e provare a ricominciare (ti posso citare mio fratello che lascia un lavoro pagato molto bene perchè vuole fare l’attore)… C’è invece chi ha la forza di addossarsi tutto e riuscire a non esserne schiacciato, come te che hai il tuo corso di uccito con la benedetta SaggiaMaestra o il pilates o del tempo per te che non è avvelenato da quello che succede nel lavoro…

    BabEle

  6. Giovanni ha detto:

    Patetica? No, direi Integra.

  7. Clara ha detto:

    Patetica? Direi proprio di no! Mi sembri una persona che cerca di fare del suo meglio per gestire la sua vita (lavorativa e non). Non tutti siamo portati ad abbandonare tutto per vivere in una capanna ai caraibi.
    Clara

  8. Caterina ha detto:

    Io sono d’accordo su questo fatto: finchè rimani nel posto di lavoro che hai adesso, adeguarti alla generale mediocrità che si riscontra nelle aziende non sarebbe fare downshifting. Al contrario, ti allontanerebbe da quella che secondo me è una caratteristica fondamentale del downshifter: la responsabilità di quello che fai, nei confronti tuoi e degli altri. Quindi, bene se finchè sei là ti impegni come al solito.
    Però anch’io, che ti leggo da un pò, ultimamente leggevo solo post dedicati alle follie che succedono nella tua azienda. E ho pensato: ma che voglia hai nelle pochissime ore di tempo che il lavoro ti lascia, di tornare a lavorare (con la testa) scrivendo in continuazione di ciò che succede là dentro? Non ne hai abbastanza nelle 12 ore di ufficio? Perchè non usare lo spazio del tuo blog per alimentare la parte di te che vorrebbe cambiare, invece che alimentare la parte che viene già copiosamente nutrita da ciò che succede dalle 9 alle 20-21 ??
    Una specie di “preoccupazione” per te, insomma, che mi piaci molto e sembri molto in gamba!
    Un abbraccio
    p.s. hai notizie di Mr. Simpleliving? Il suo blog è sparito…

  9. Clarita75 ha detto:

    Sono d’accodo, ci vuole tempo. Tanto tempo, perché altrimenti si rischia il famoso “passo più lungo della gamba”… Nel frattempo si resta dove si è, pian piano ci si distacca dal lavoro (innanzi tutto mentalmente), si pensa e si inizia a costruire un’alternativa, ci si apre ad altro. L’importante è aver imboccato la strada 😉
    Clarita75
    http://www.unavitadapartime.wordpress.com

    p.s. e’ vero, il blog di MrSimpleLiving che fine ha fatto?


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