Come ho trovato lavoro. Quello sbagliato.

Gillian Wearing 1992

È successo così.

Stavo disperatamente cercando lavoro, circa 8 anni fa. Io avrei voluto fare qualunque cosa che avesse a che fare con la scrittura, ma non trovavo niente.

Improvvisamente mi chiamano da un’azienda per una mansione organizzativa.

Io e l’organizzazione eravamo agli antipodi: io sono una tipa riflessiva, speculativa, che ha bisogno che qualcuno gliele organizzi le cose. Non ero tagliata per quel lavoro.

Accettai, ne avevo bisogno, tanto i miei sogni non si sarebbero realizzati, era stupido pensare di vivere con la scrittura o affini.

Ho lavorato come un mulo e ho imparato ad essere pratica, pragmatica, concreta, realistica, schematica, in una parola: organizzativa.

Ho imparato ad essere come mi volevano loro. Ho imparato ad essere come non sono.

Da organizzatrice sono diventata manager.

Mi sono lasciata trasportare e sono 8 anni che faccio qualcosa che non mi piace. Mi è sfuggito tutto di mano.

Ma che cazzo ho fatto?? Ma soprattutto, cazzo faccio adesso?

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8 commenti on “Come ho trovato lavoro. Quello sbagliato.”

  1. svivi ha detto:

    Respira intanto e riacquista consapevolezza di te, il da farsi lo capirai strada facendo…

  2. Azzurrapensiero ha detto:

    Guarda tesoro non so cosa dirti, io avevo il lavoro perfetto e l’ho perso per via della crisi, ora come ora, ho un paio di idee sul dafarsi, speriamo bene!
    Intato ho litigato coi miei che non vogliono assolutamente che vada al callcenter!
    Dicono che è praticamente un sacrilegio, non so cosa fare…

    Per quanto riguarda te, secondo me, dovresti cercare un altro lavoro, magari un altro lavoro che non ti piace ma che quando hai finito le 8 ore spegni il cervello e vai a casa.
    Poi ricomincia a scrivere.
    Io ho capito tante cose di me quando ho deciso di fare il mio primo corto, bene prendi carta e penna e scrivi!

    Tra una manciata di settimane giro il quarto: sta volta niente angioletti e diavoletti ma vampiri!

    Kisses
    Azzurra

  3. svivi ha detto:

    @azzurra: sono d’accordo con i tuoi genitori, ho resistito due ore in un call center e non lo consiglio a nessuno, oltre ad essere un sacrilegio per le tue capacità è alienante e spersonalizzante, poi capisco la necessità di guadagnare, ora io per mezza giornata vado a fare le riprazioni in una sartoria, niente di eccezionale ma almeno resto nel mio ambiente, intanto porto avanti i miei progetti e i miei costumi da ballo…

    @Sylvie: ripeto, respira, prenditi del tempo per guararti dentro, ritrovati, ricordati chi sei (in questo a me ha aiutato, e sta aiutando molto la meditazione) e concordo con azzurra, ricomincia a scrivere.

  4. fulvio ha detto:

    Io invece il lavoro che volevo in teoria l’avrei anche trovato, ma ho scoperto che in realtà è molto diverso da come l’avevo sognato.
    Sylvie prova a fare la folle con te stessa, restando dove sei. Mi spiego meglio: prova a reinterpretare quello che dovresti fare usando i modi che a te piacciono. Io a volte lo faccio e funziona. Mi assento, rispondo come un matto spiazzando i miei interlocutori e nel frattempo porto a termine una cosa facendola proprio nel modo migliore, con i tempi necessari e l’amore indispensabile. E’ così rilassante…! Qualche esempio? Per una settimana tutte le mattine arrivo e non apro la mail fino alle 11, dedicandomi alla lettura di dispense su un argomento che mi interessa e che arricchisce la mia professionalità. In quelle due ore tra le nove e le undici, succede di tutto, non credere che nessuno mi cerchi o mi solleciti o che non abbia scadenze…Eccome. Ma ho capito che alla fine non accade nessuna disgrazia. Anzi la cosa migliore è che solitamente gli altri si incazzano. Oppure mi dedico alla stesura della scheda di valutazione di un candidato che ho appena visto facendola come dio comanda e non in dieci minuti. La scrivo lentamente, pesando bene ogni parola, riflettendo, amando quel documento.
    Credo che possiamo amare di più quello che facciamo inventandoci un modo più amorevole per farlo, uno sguardo più disincantato che ad altri potrebbe apparire lo sguardo del quasi matto, ma non sai quanto fa bene a noi stessi. Grazie per questi tuoi post, meravigliosi.

  5. nanaros ha detto:

    Mi piace tanto il tuo blog… mi riconosco in molti dei tuoi racconti e delle tue frustrazioni che quasi mi viene la pelle d’oca a pensare che siamo messi tutti così male! Coraggio, in qualche modo ce la faremo. Le Muse verranno a trovarci e anche la Fortuna ci sorriderà. Lo dico così, almeno per sognare di notte qualcosa di diverso dei progetti dell’agenzia… In bocca al lupo e al prossimo post!

  6. precaria09 ha detto:

    Il tuo post mi ha messo molta malinconia. Nessuno può dirti cosa fare, lo sai bene. Però io credo che ognuno nella vita debba trovare la propria strada. E se senti che quello che hai intrapreso non sia il cammino giusto per te…

    p.s. Dovresti leggere il post che ho appena pubblicato sul mio blog… Giuro che non avevo ancora letto il tuo prima di scriverlo, ma parla più o meno della stessa cosa 🙂

  7. estate-indiana ha detto:

    Eh, pensa che ho fatto semrpe lo stesso percorso tuo. Con la differenza che io non sono diventata brava, continuo a essere disorganizzata e disorganizzativa:). lo faccio e siccome ho un minimo di testa mi salvo in corner, ma sto cercando disperatamente alternative. Chapeau a Fulvio, by the way.

  8. […] le aziende. Quindi, in questo momento non ho scelta. Sono brava, efficiente, seguo il gioco, nell’ambiente sbagliato, ma me ne sono accorta e sto cercando di migliorare. E migliorare per me non significa lavorare a […]


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