Persone o contratti?

Women cracking coal, Three Lions

Il fatto è che la faccenda è complicata, e io non ho la risposta, spesso mi è difficile persino tenere salda una posizione. Il lavoro, il vita spicciola, l’economia, la crisi, il contratto a progetto, l’assunzione, la meritocrazia, la lotta, il parassitismo, il sistema, le persone che fanno il sistema, lo spirito (paraculo?) di un popolo, le situazioni che gridano (a vuoto) vendetta, le ripercussioni psicologiche della precarietà, le dinamiche schiavo-padrone (chi è lo schiavo vero? dov’é il padrone?) la casa, il mutuo, il pane e lo spread

Stavo ovviamente leggendo i vostri commenti (ANCORA GRAZIE) al post che parla dei Collaboratori e dei loro contratti a progetto. Potremmo stare qui a parlarne per ore, e facciamolo!

Intanto, io che non ho soluzioni, vi dò però delle chiavi di lettura, raccontandovi come si sta evolvendo la storia LaStancaSylvie vs Collaboratori. Tutto in diretta dagli uffici di NoNothing Inc.:

  • intanto non tutti i Collaboratori  hanno reagito con sdegno e sprezzo ad un contratto da 1 anno e 200 euro di aumento, più la possibilità di fare altri lavori, avere le vacanze pagate, non avere orari di entrata e uscita, recuperare le domeniche e i sabati etc… si parla quindi di una parte, circa la metà
  • altri Collaboratori erano abbastanza contenti, sebbene frustrati per la precarietà, che almeno a NoNothing Inc. nella mia Business Unit ha caratteristiche di vera flessibilità, hanno ringraziato e capito lo sforzo (non è che io pretenda la banda che inneggi il mio nome…)
  • una piccola parte dei Collaboratori non ha l’ambizione di avere un T.I., sfrutta giustamente l’esperienza e i contatti che si possono fare in azienda, fanno spesso lavoretti lampo per altri, e così si aprono la strada per diventare liberi professionisti
  • in questi giorni i Collaboratori quasi offesi dalla mia offerta sono arrivati in ufficio fra le 10,30 e le 11,40, li ho beccati 3000 volte al giorno in giro tutti insieme a sparlottare come delle comari di paese (la famosa rivoluzione nei corridoi), sai di quelle scene che quando passi tutti si zittano e fanno finta di fare altro? Ecco, quello.
  • in questi giorni i Collaboratori quasi offesi dalla mia offerta sono usciti fra le 16,00 e le 17,30, dicendo di continuare a lavorare da casa per i progetti in consegna. Peccato che il mattino dopo c’era sempre qualcosa che non andava: il computer non funzionava, sono stati male, il cliente non ha risposto…
  • in questi giorni i Collaboratori quasi offesi dalla mia offerta mi hanno comunicato che non arriveranno a gennaio nella data indicata nel contratto, che è quella dell’inizio della costruzione di un sito e una serie di mini-siti a corredo (il loro progetto), bensì una settimana e mezzo dopo, perché l’aereo di rientro costava meno: non me lo hanno chiesto, me lo hanno comunicato
  • in questi giorni i Collaboratori quasi offesi dalla mia offerta mi stanno ovviamente sfidando, forse pensando di danneggiare NoNothing Inc., e invece danneggiano me, va bene, lo accetto, sta nel mio ruolo, ma IO ho perso fiducia e rispetto, e ciò non potrà andare a loro vantaggio, sorry
  • in questi giorni i Collaboratori quasi offesi dalla mia offerta si stanno comportando non come delle persone mature e concrete che vogliono cambiare le cose, ma come dei bambini viziati, abituati ad avere tutto, così, perché è loro dovuto
  • i Collaboratori quasi offesi dalla mia offerta sono quelli che si fanno a Natale le vacanze ai tropici e in montagna all’estero, 15 gg
  • 2 dei Collaboratori quasi offesi dalla mia offerta hanno ottenuto un mutuo, 1 ha ereditato la casa dei nonni, 2 o 3 hanno case di proprietà comprate dai genitori, quindi sono paraculati, sì, è giunto il momento di fare i conti in tasca agli altri, visto che quando si lamentano del lavoro adducono sempre motivazioni da piccoli fiammiferai, come se non avessero da mangiare, tentando di farmi sentire una merda (e io cogliona che ci casco) muovendomi a pietà (e non discutono ad un livello un filo più maturo, io penso che  rispettosamente si possa dire tutto, e loro lo sanno, ma non vogliono)

Tanto per dirne una io, col mio bel contratto quadro T.I., non vado in vacanza (concetto di risparmio), ho 10 anni più di loro e non ho i soldi da anticipare per comprarmi una casa e accendere il mutuo, devo passare qualche soldo alla mia famiglia e non recupero i sabati e le domeniche lavorate. Orbene, con chi me la prendo??

Ricordo che stiamo parlando di persone di meno di 30 anni, che guadagnano 1800/2000 euro netti al mese e non di gente che, senza la flessibilità di cui ho parlato, ne prende 800. E che cazzo.

Non è una questione di ruoli o contratti, ma di persone e caratteri, e lo trovo ancora più irrisolvibile.

Comunque, per adesso osservo, lascio sedimentare, e poi decido.

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13 commenti on “Persone o contratti?”

  1. Exodus scrive:

    Cavoli, vacanze ai tropici e in montagna all’estero? Vuoi vedere che ha ragione il Cavaliere?

    Beh, guadagnano, non so poi di quali garanzie previdenziali e assicurative possano disporre, magari non hanno 13° e 14°. Poi penso che la loro professionalità sia ricercata. Meno di 30 anni perchè? E’ una scelta aziendale, vogliamo solo giovani? Allora mi sparo. Certo che un 30-enne, di solito, è più scapestrato di un 40-enne, ma se l’Azienda li vuole giovani è uno scotto da pagare.

    I collaboratori che conosco io non guadagnano tanto.

    La fiducia e il rispetto tra me e il mio capo è andata tempo fa, ma mi sono accorto che non mi serviva, anzi era un peso. Credo che non starò tantissimo in quest’Azienda perchè, sebbene stia qui da sette anni, lavoro per un’Agenzia e l’Azienda ha un esubero di personale sempre crescente. Dovrò cercarmi altro, pazienza. Cmq, posso dire una cosa, non ha senso cercare rapporti umani sul lavoro, sono ambienti spersonalizzati, si può cercare di stare in pace ma è un investimento in perdita. Meglio seguire regole, con flessibilità certo, ma se uno ha bisogno di un certo tipo di rapporto sul lavoro, di rispetto, etc… è un investimento sulla carta remunerativo ma in sostanza in perdita. PErò ci si può comportare “come se” ci fosse rispetto e fiducia, quello sì, quello funziona. E’ un gioco, come il monopoli o il risiko, è tutto lì, mica mi arrabbio se mi prendono dal tabellone cinque carri armati, faccio scenza ma sono giocattoli. La scatola in cui viviamo richiede questo tipo di atteggiamento, del “come se”. Ma senza prendersela, altrimenti non si è più produttivi, parlo di sè stessi. Se poi si può fare qualcosa per gli altri, perchè no, basta che non diventi un ossessione o senso di colpa. Ripeto, è un gioco che si richiude la sera nella scatola e si ripone, i tentativi di abbellirlo sono tentativi di manipolazione, non bisogna farsi fregare. “Non c’è niente per me lì”: è quello che mi ripeto, a parte i soldi che ricevo con piacere, non c’è niente.

    Ciao!!!

    • LaStancaSylvie scrive:

      Ciao Exodus,
      chissà, forse hai ragione, io però il rispetto lo vorrei, visto che lo dò, almeno a loro…

      Comunque è chiaro che il contratto a progetto ha meno contributi e non ha 13° e 14°, e questo è una gran sola, ma allora vai a manifestare e fai concretamente qualcosa di POLITICO e sociale, non borbotti tutto il giorno cercando di fare il meno possibile perché fai l’offeso. Piuttosto denuncia l’azienda, ma non fare la rivoluzione sotto il desk!

      Sono sotto 30 anni perché le loro mansioni richiedono una media esperienza (4/5 anni), sotto di loro ci sono i junior (1/2 anni di esperienza) e gli stagisti, sopra ci sono io che di anni ne ho 35 e lavoro da 10. Non è per boicottare i 40!

      LaStancaSylvie

      • Exodus scrive:

        Sei una ragazzina Silvie. Nel senso di molto giovane. Io ne ho 41 e non avrò mail il tuo livello di responsabilità. Quindi hai infinite potenzialità davanti, puoi aprire tutte le porte. Tranne una che è quella della maternità, in cui non occorre lasciar passare troppo tempo, per quella è meglio essere molto giovani. La cosa che a volte mi stupisce nei blog di molte donne sotto i 40 è proprio questa, raccontano i loro desideri, ansie, problemi ma in chi è single la maternità non viene affrontata, eppure è proprio lì che occorre il massimo di energie fisiche, di dedizione, di sconvolgimenti mattina e sera anche senza la famiglia Adams della No Nothing.

        Ma sono io che a volte mi stupisco di troppe cose, sai, non avendo la TV e non interessandomi troppo di un mondo che cambia così rapidamente da lasciarmi spiazzato ogni volta, spesso non so cogliere i cambiamenti sociali, devono proprio dirmelo che le cose sono cambiate.

        Fare concretamente qualcosa di POLITICO e sociale? E cosa? Viviamo in un sistema che è un muro di gomma, tu non puoi parlare con l’Amministratore Delegato della banca che ha commesso errori, devi parlare con l’impiegato dello sportello che viene lasciato solo mentre io furibondo lo insulto e sono disposto ad aspettarlo fuori per passargli sopra con l’auto. Ma è un ottimo sistema perchè mette al riparo l’Azienda stessa lasciando vulnerabile il pedone (funzionario, responsabile, caporeparto) che è lì per farsi insultare ed è incluso nel contratto di lavoro. Ma è un sistema di una precisione ingegneristica, si “sacrifica” il pedone per tener furoi l’azienda dai guai. Se il “pedone” perde il controllo, magari si becca una denuncia da parte del cliente (collaboratore) e rischia di rimetterci mentre l’Azienda rimane pulita.

        Non esiste un sistema POLITICO, la politica è un muro di gomma. Se il collaboratore ti scavalcasse gli direbbero cmq di tornare indietro di qualche casella nel gioco dell’oca e di tornare a parlare proprio con te. Non c’è scampo, hanno chiuso le feritoie, devi solo giocare nel miglior modo possibile.

        Qual’è il miglior modo possibile? Prima di tutto sapere questo: quelle persone vengono da te e ti stressano perchè non hanno alcuna alternativa, non possono andare dai tuoi capi, nè scrivere ai sindacati (lasciamo perdere…), nè… Niente.

        Poi, come ti ho scritto prima, cerca di accettarlo. E’ così, questo è il gioco, queste sono le regole, vedi se qualcuno lo capisce che siete due giocatori sullo stesso piano solo che tu hai qualche gettone in più, ma se loro non contano niente, neanche tu conti tanto da poter cambiare le regole del gioco. Se non lo accettano è naturale che sia così, allora accettalo tu e ricorda che, nonostante tu magari creda il contrario, non hai bisogno nè del loro rispetto nè della loro fiducia, se non la offrono di loro spontanea volontà. Sono cose che non possono comprarsi, ma senza di cui si vive ugualmente bene, altrimenti il mondo intero sarebbe un’ecatombe ambulante

        Adesso una postilla: io vengo da una realtà in cui i pedoni sono sottoposti anche ad atti di violenza da parte di persone esasperate, e non sono poi rari. Si diventa di pietra per affrontare certe situazioni. La realtà che trovo nelle città del nord è decisamente migliore, occorre anche rendersi conto che forse abbiamo in mano le migliori carte che potessero uscire, anche se non sappiamo riconoscere quanto questo sia vero.

        Soprattutto non seguire nessuna delle indicazioni che involontariamente ho scritto, se ti trovi nella posizione che occupi adesso vuol dire che queste cose le sai gestire molto meglio di me!!!

        Ciao!

  2. goldie scrive:

    Ovviamente dipende tutto dalle situazioni e dalle persone con le quali si ha a che fare. I contratti a progetto sono un’arma a doppio taglio: i quasi offesi si sentono in diritto di lavorare il minimo indispensabile, e al tempo stesso il loro contratto può non essere rinnovato. E’ sempre e comunque una sorta di “ricatto” e una sitazione frustrante. Tu stessa hai deciso di “ricattare” PollyCanna chiedendo un aumento che ti ha spiaziato ricevere, e dicendo che avresti agito “di conseguenza” nel caso ti fosse stato rifiutato, e se il tuo ultimatum non fosse stato accettato forse anche lei avrebbe perso fiducia e rispetto nei tuoi confronti. Questo in termini generali, perchè parlando di vil denaro, se qualcuno mi avesse offerto un anno alle condizioni che descrivi tu, probabilmente starei facendo un monumento a quel qualcuno, ma forse è semplicemente perchè sono abituata alle cifre dell’università e mi posso solo sognare il trattamento di cui parli. Io sono in una condizione in cui in tre anni e mezzo di contratto da dottoranda mi sono concessa talmente poco da aver messo da parte il maledetto anticipo per richiedere un mutuo, ma che col tipo di “lavoro” che faccio, nessuno me lo vuole concedere: è doppiamente frustrante…

  3. lorenzo scrive:

    porca troia. sarà anche un lavoro di merda il loro, che gli procura calvizie e gastrite a 30 anni, magari, ma 1800 netti al mese sono una bella sommetta, se poi ci metti la fessibilità e tutto il resto… conosco gente che ne prende molti meno e deve timbrare il cartellino. certo, ci saranno i lati negativi che ogni contratto a progetto ha, ma non ci sono solo quelli. non è che vogliono avere la botte piena e la moglie ubriaca? no perchè un lavoro dove guadagni tanto, lavori poco, esci, entri e vai via quando cazzo ti pare non credo esista. amenochè tu non faccia de paperoni di cognome. o berlusconi.

  4. icittadiniprimaditutto scrive:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  5. Ramingo scrive:

    Accidenti, guadagnassi io quanto guadagnano loro!! E sono assunto con regolare contratto da quattro anni (TD prima e TI poi) dopo quasi un anno di stage!!!
    Riesco a prendere di più solo se sto via per mesi interi senza tornare a casa.

    Per quanto riguarda il loro comportamento, mi sembra in parte immaturo, in parte comprensibile. Tu per loro rappresenti NoNothing Inc., quindi vedono la ripicca (perché di questo si tratta) nei confronti tuoi come una risposta all’azienda stessa. Triste a dirsi, ma è così.
    Sono frustrati perché si aspettavano altro, volevano altro che invece non hanno avuto.
    Personalmente non so se mi comporterei nello stesso modo, so che farei il mio e non di più e non regalerei più nient’altro, mantenendo comunque il livello del mio lavoro, perché professionali sì, ma fessi no.

    Non condivido invece quello che dice Exodus. Un minimo di rapporto di fiducia sul posto di lavoro si deve creare, insieme ad una base di rispetto reciproco e di civiltà : da una parte deve essere possibile sapere che un compito affidato ad una persona viene portato a termine come previsto e dall’altra non ci si devono aspettare “sorprese” sgradite tipo cose che saltano fuori all’ultimo secondo o pretese di intromissione nella vita personale (del tipo devi lavorare il sabato, la domenica e durante le feste perché il cliente lo chiede oppure sei in ferie, ma lascia il telefono acceso e portati dietro il computer perché se c’è bisogno – e alle volte basta veramente poco – ti chiamiamo e lavori da dove sei).

    Comunque…avercelo un capo che si sbatte così, lasciamelo dire!

    • Exodus scrive:

      Ciao,

      beh la civiltà apparente c’è senza’altro altrimenti ti sbattono fuori dove mi trovo io. Per il rispetto, se non c’è come fai a crearlo? Il rispetto è una cosa innata tra persone, non te la puoi inventare, posso ubbidire a tutto quello che mi dicono come un soldato ma è chiaro se, la persona che hai di fronte per te non è niente, non significa niente, non gli riconosci meriti, quelle sono cose che non si possono inventare. D’altronde, il rispetto si conquista, non è mai gratis, e non è detto che cmq qualcuno sia disposto a riconoscertelo. Ed è perfetto così perchè è una delle poche libertà ancora concesse all’uomo, il diritto di rispettare chi vuole e disprezzare chi vuole.

      In azienda le sorprese poi ci sono sempre, ti aspetti una promozione e non te la danno; un aumento e non te lo danno (o te lo danno!); ci sono nuovi lavori e li danno tutti a te; c’è una fusione e ti lasciano a casa; c’è un problema e sei lasciato solo a risolverlo. Altro che sorprese.

      Poi, mi parli di civiltà, poco fa ho visto un bagno in cui uno non ha tirato la catenella e ha lasciato lì la sua roba, e probabilmente è uno strapagato: “civiltà” è la patina, la catenella che non tiro è la verità, ciò che sono davvero, come dicevo prima “come se… fossi civile”.

      Io sono contento se tu hai fiducia nei tuoi capi. Sì perchè se è solo il capo che ha fiducia in te perchè sa che sei uno coscienzioso e puntuale, e poi tu non hai fiducia perchè sai che può fregarti, allora la fiducia è asimmetrica, e in quanto tale c’è una parte che sta sotto e una che sta sopra:

      una che è abbastanza certa che il suo dipendente non gli provocherà brutte sorprese, e l’altra quella sotto, che non è poi così sicura che chi sta sopra, se ne avesse l’occasione, non per cattiveria ma per distrazione, disinterese, egoismo, non gli provocherà qualche brutta sorpresa. Io questa fiducia non ce l’ho e faccio bene. quando ero fiducioso lavoravo il doppio e nessun vantaggio; diventando ostile e sospettoso, e non temendo di dimostrarlo, trovo il tempo di spassarmela sul lavoro, e tuttavia lavorare con impegno, ma tranquillo e sereno come se mi trovassi in villeggiatura.

      Dove sono io la fiducia non esiste e posso garantire che ci trattano molto bene in confronto ad altre realtà. E poi, in fondo, non ci chiedono di avere fiducia (sì, negli slogan ma non ci crede nessuno) ci chiedono di seguire direttive precise al millimetro. Non vieni valutato in base alla fiducia ma in relazione alla tua capacità di svolgere il compito previsto, senza dare troppo nell’occhio e senza creare casini.

      Aggiungo che fiducia e rispetto sono tra gli strumenti di manipolazione meglio usati e sono facilissimi da usare: se pretendi fiducia e rispetto ma in realtà non hai nessuna intenzione di concederla, è come se tu stessi boxando con un avversario con le mani legate, puoi sparargli addosso tutti i jab che vuoi e non potrà reagire. Se lo fa, è uno che non sa creare il corretto clima aziendale, che non sa lavorare in team, che non è un leader, che sarà malvisto.

      Certo non dico che qualcuno debba essere come me che se mi altero non ho mezze misure e comincio a mandare in quel posto, a uno gli ho detto che mi fa proprio schifo dalla testa fino ai piedi tre anni fa e, grazie a dio, ha smesso di parlarmi, era una tale lagna e perdita di tempo, un serpente arrotolato vicino. Non sarò mia un team leader nè altro, però è l’unico modo in cui potrei vivere senza annoiarmi o deprimermi, nell’assurdità delle scatole in cui ci troviamo a lavorare. Anzi, mi da una piacevole sferzata di energia mandare uno str… a fare in…

      E poi, credi che aver fiducia e rispetto (veri) sia premiante o penalizzante nel moderno sistema industriale?

      Ciao!

  6. Fabio scrive:

    Cavoli, 1800/2000 euro al mese e si lamentano… io ho il contratto a progetto e di euro al mese ne prendo 1250. E sono anche bravo nel mio lavoro. E rispettato. Forse perchè a mia volta rispetto. Sii selettiva. Se non te la senti di punire gli stronzetti viziati, sii selettiva per premiare lo spirito di chi invece sa adattarsi. Questo è il merito.

  7. ondalunga scrive:

    posso mandarvi il mio cv? :)

  8. lafiammiferaia scrive:

    Pure io. Posso mandare il CV? Cioè, ho una laurea in giurisprudenza, ma mi adatto, eh! ;)

  9. Dante scrive:

    Questi ‘under 30′ che ‘snobbano’ un lavoro che , per quanto stressante o supposto tale, gli rende 2000 euro netti al mese, sono il classico tipo di persone a cui starebbe stretta qualsiasi cosa. Non si rendono conto che un buon 70% degli italiani che lavorano, prendono come minimo la meta’ di loro, e magari sottostanno a regole, orari e ritmi di lavoro altrettanto (se non di piu’…) pressanti, sia psicologicamente che fisicamente. Ma come va di moda oggi, si vuole sempre di piu’, facendo sempre meno. Vorrei proprio vederli a lavorare in un supermercato, 10 ore al giorno a contatto col pubblico (stress ai massimi livelli con la gente di oggi…), o a sbadilare casse di frutta, a 5 gradi, la mattina in qualche magazzino, il tutto per 6-8 ore continue, per portarsi a casa nemmeno 1000 euro mensili…
    Questi sono i classici che i 2000 euro che prendono, manco li vedono, li hanno gia’ spesi in rate per cazzate di ogni tipo, negli aperitivi, nei vernissage, e in michiate del genere. Sono quelli che prendono il macchinone ed il cellulare da 1000 euro, per farsi notare dagli amici, e poi magari si lamentano di non arrivare a fine mese, magari manco avendo famiglia o mutuo sulle spalle.
    Sono quelli di cui l’Italia potrebbe tranquillamente fare a meno, quelli che producono esattamente un cavolo, ovvero che ricoprono posizioni che, a conti fatti, non servono a nulla. Ci sono persone che hanno 10 volte la loro responsabilita’ sulle spalle, che magari fanno lavori pericolosi, e che prendono meno, e questi ‘fighetti’ (perche’ di questo si tratta, non voglio nemmeno chiamarli ‘professionisti’, che mi pare perfino troppo…), schifano qualche ora di lavoro in piu’, o non rispettano chi comunque gli consente di percepire uno stipendio che da solo garantirebbe loro una vita comunque sopra la media.
    Io quando sento o leggo di queste cose, rabbrividisco letteralmente…. Ma questa gente sa o immagina lontanamente cosa voglia dire lavorare davvero ? Mah… e’ l’Italia, e va come va perche’ ci sono italiani ridotti cosi…


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