Punk kitchen

Punk eating apple, Michael Jang

Da brava downshifter stamattina mi sono alzata presto (e a fatica…) e sono andata col fidanzato a fare la spesa. Abbiamo anche il carrellino, sì quello che usano le sciure, rosso scozzese con ruote incazzate da king of the road.

Da brava manager s-fashionista sfoggiavo:

occhiali verdi leopardati giganti  (6.99€, H&M), calzamaglie grigie (20€, Calzedonia), maglietta nera oversize (non ricordo ma pochi pochi €, H&M), anfibi vintage con punta in ferro appartenuti ad un ex fidanzato dell’università (tante milalire negli anni novanta, Cult), piumino corto stile impero verde petrolio lucido (60 €, marca tale sconosciuta “Cindy”).

Come alieni ci aggiriamo per le corsie del Simply, comprando addirittura una spianatoia e una teglia per muffin. Abbiamo ancora le cispe da sonno negli occhi. Sulla via del ritorno commentiamo che il sabato mattina il supermercato è un’esperienza da attacco epilettico. E che il carrellino va alla grande anche sul fango del parco finto davanti casa.

In ascensore litighiamo sulla ricetta da seguire: quella di Sonia di Giallozafferano oppure quella delle Sorelle Simili? Quella di mia madre o quella della sua? È solo l’inizio di un lungo attacco di panico culinario.

Consultiamo mille siti mentre ci facciamo il primo aperitivo. Sono le 11,00, decisamente troppo presto. Ah, vogliamo fare una crostata e pare che ogni cuoco su internet faccia la pasta frolla come cazzo gli pare. Fra litigate e frenetici controlli sugli ingredienti, decido di seguire la ricetta dell’ Artusi, che mi fa anche tanto ridere.

Il fidanzato non è d’accordo, e ci versiamo il secondo bicchiere di prosecco. Mentre mi accingo a fare l’impasto in mutande, grembiule e anfibi, la mia “dolce” metà accende una canna (eh sì, vizietto adolescenziale dal quel non riesco a liberarmi, come il ciuccio per i poppanti). Troppo presto anche per quello. Sono le 12,30 e sono stonata, penso di non riuscire a leggere bene la bilancia, spargo farina ovunque e ho grattugiato troppo limone indugiando nel monotono gesto.

Ma come una tigre difendo il mio spazio e non lascio avvicinare il fidanzato che ha sempre un’altra versione sul come fare le cose e mi innervosisce. Siamo un po’ alticci e ci prendiamo per il culo, lanciandoci presine, strofinacci e una buccia di banana che finisce in cima alla libreria. I CCCP risuonano nell’aria elettrizzata.

Distruggo la sfoglia mettendola nello stampo, la rattoppo tutta alla meglio e la cospargo di marmellata di prugne toscane. Le così dette cosce di monaca. Ritaglio strisce di frolla, tutte storte e spunzonate, con quell’attrezzo con la rotella in cima e decoro traballante il mio dolce. Ha l’aspetto di una crostata ferita, cazzuta, che ha faticato a raggiungere quello stato.

Mentre è in forno io preparo il pane (con la macchina eh!) e il fidanzato mi passa un’altra canna. Ascoltiamo musica a volume folle, un vecchio pezzo di Siouxie & The Banshees, e per parlarci dobbiamo urlare. Ridiamo perché non riusciamo a sentirci. Ridiamo per nulla e sbando fra il tavolo e la credenza, inciampo, mi sento rimbalzare, ah ah!

Ed ecco che bussa la vicina. Una stronza inacidita che non ci ha mai salutato. È una despota rompipalle con un povero figlio adolescente che non si sente mai. Alla sua età dovrebbe almeno torturarci ogni tanto con una chitarra elettrica alle 3 di notte e grida giù per le scale il fine settimana, ma niente. Ha un filo di voce che usa solo per dire “scusi” immotivatamente. Le chiudiamo praticamente la porta in faccia dopo esserci tanto scusati e ci riprende il raptus della risata. Al terzo prosecco supero me stessa e faccio le patate al forno.

Sono le 13,45 e sono ubriaca. Siouxie canta Overground e io ricordo qualche parola che stono ad alta voce agitando un mestolo unto: Overground-from abnormality – Overboard-for identity

Brucio le patate e la crostata, bruttissima, ha preso il loro odore in forno. Ma il sapore è ottimo. È tardi, siamo digiuni e in fame chimica e ne divoriamo più della metà. Io l’ho anche inzuppata nel prosecco. Facciamo l’amore  vestiti sul divano e ci addormentiamo.

Mi sono svegliata un’ora fa, sono sfattissima e le patate sono abbandonate e tristi sul tavolo in cucina. Ne assaggio una, è dura come un sasso. Ma che vi devo dire, sarà poco punk ma stasera mi sento felice, nonostante il cerchio alla testa e la bocca impastata. Domani sarà la volta dei muffin: vicina, preparati a sanguinare.

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17 commenti on “Punk kitchen”

  1. lorenzo scrive:

    io una volta sono andato al supermercato col pigiama sotto al giubbotto e un paio di jeans.
    quando faccio le cene cucino sempre con una birra da 66 in mano, soprattutto se c’è carne ai ferri.

  2. Adblues scrive:

    Mutande grembiule ed anfibi, eh?
    Il tuo fidanzato ha l’autocontrollo di un monaco zen !!! ;-)
    Al suo posto non avresti certo potuto continuare a cucinare!

    —Alex

  3. Strong scrive:

    Lieto per te che ti sei rilassata, ma l’immagine è di una tristezza infinita.

    • LaStancaSylvie scrive:

      Rilassata no di certo, divertita sì!
      “Triste” per un post che voleva far sommessamente sorridere di me e delle mie imprese culinarie è un’aggettivo che va spiegato però eh…
      LaStancaSylvie

  4. lauraboh scrive:

    Ma ‘nfatti! Facciamocela una risata una volta tanto! ;-)
    L

  5. widepeak scrive:

    fantastico. ecco cosa rimpiango di aver le nane sempre tra i piedi ;)

  6. Harold Smith scrive:

    Un post dal vago sapore decadente (e di patate), da vera downshifter

  7. vicozzarecords scrive:

    Una delle mie giornate ideali!

  8. extramamma scrive:

    Fai schiattare di invidia me e tutti i food blogger (e sono tanti!)
    probabilmente anche i Banshees
    e vedrai che ti contatta H&M per proporti un banner
    e il Dr. Martens in persona.

  9. extramamma scrive:

    P.S. I Banshees devono andare di Viagra oramai

  10. Zoppas scrive:

    Ma quale tristezza, Strong, questo e’ sfogo, e’ un tentativo anche maldestro di assaporare la liberta’, e’ vita! E la tua e’ invidia, perche’ non ne saresti piu’ capace, e lo sai ;-)

  11. Marco Corino scrive:

    Io però distinguerei tra felicità e sballo, tra downshifting e consumo/spreco. Sarò pedante..

  12. belushi scrive:

    la brava downshifter non va al supermercato di sabato mattina!!! boicotta tutti i supermercati!!!!!!!!!!!

  13. [...] farli, bisogna solo sbattere tutto energicamente con la frusta, niente di minimamente simile alla crostata, che fu davvero una faticaccia. Quindi sento di potercela fare. Mi ero già fatta dare la [...]

  14. [...] non ho più comprato niente per la prima colazione: ho cucinato io i dolci [...]

  15. [...] mi faceva cagare tre mesi fa, adesso mi diverto come una rondinella fra le nuvole. Anche se non ci bevo su (beh, un bicchierino me lo sono fatto, ma non conta [...]


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